Wagmi PRO | 🔍 Come Leggere il Ciclo Crypto 2025/2026
- Wagmi Team

- 24 nov 2025
- Tempo di lettura: 18 min
Il mercato è entrato in una fase in cui il prezzo smette di essere un dato e inizia a essere il riflesso della paura degli investitori. In questo report proviamo a capire cosa si nasconde dietro la superficie: segnali che cambiano, dinamiche che si ricalibrano e nuovi equilibri che si stanno formando. Non cerchiamo previsioni, ma contesto. Non risposte semplici, ma domande migliori. Una lettura per chi vuole capire dove siamo davvero nel ciclo senza cadere in sensazionalismo e rumore di breve.

Introduzione
C’è sempre un momento, in ogni ciclo di mercato, in cui il prezzo smette di raccontare ciò che sta accadendo e inizia a raccontare ciò che le persone temono stia accadendo. È il punto in cui il grafico non è più un indicatore, ma uno specchio. E quello che riflette non sono i fondamentali, ma le paure, le insicurezze e le lenti distorte con cui gli investitori cercano di interpretare il caos.
Ecco, oggi siamo esattamente lì.
Il Fear & Greed Index ai minimi, i retail nel panico, il dibattito sui social che gira attorno a una sola narrativa: “il ciclo è finito”.
E come sempre accade nei momenti di massima emotività, tornano i profeti del bear market, convinti che ci aspettino 12 o 18 mesi di crypto inverno perchè "il ciclo di Bitcoin funziona così"!
E puntualmente, è in queste fasi che chi osserva solo la superficie arriva alle conclusioni sbagliate, non perché siano investitori scarsi, ma perché cercano risposte semplici e immediate in fenomeni che semplici e immediati non sono proprio.
Il ciclo a 4 anni di Bitcoin è un esempio perfetto di come una narrativa semplice possa diventare una stampella mentale. Pensaci: è comodo, rassicurante, prevedibile, facile da visualizzare. È un calendario, non un modello macro, basta impostare due sveglie sull'iphone, una per comprare e una per vendere e potrai diventare milionario indovinando top e bottom di mercato, figata no?
Ma la realtà che stiamo attraversando oggi è diversa. Molto diversa.
Siamo immersi in un contesto in cui la struttura del debito globale, le scelte delle banche centrali e la dinamica del credito pesano infinitamente più della stagionalità storica del prezzo di Bitcoin.
Questo è il vero motore dei cicli. Non l’halving. Non le date. Non la statistica.

Ed è qui che emerge il vero paradosso del sentiment attuale: la paura è elevata proprio mentre iniziano ad apparire i primi segnali, ancora frammentari, ancora incompleti, che suggeriscono che qualcosa nel ciclo potrebbe stare cambiando. Non sono certezze, non sono conferme. Ma sono crepe nella narrativa dominante, quella che oggi ripete “siamo all’inizio del bear market” come fosse un dato di fatto.
La realtà è che ci troviamo in una fase intermedia, dove la superficie racconta un messaggio e i fondamentali ne suggeriscono un altro. È in queste zone di transizione che i mercati tendono a generare i disallineamenti più rumorosi: il sentiment va in una direzione, mentre la macroeconomia inizia a muoversi in un'altra.
Questo non significa che la volatilità finirà domani.
Significa che ciò che conta davvero è ciò che accade nei flussi, non sui social media. Chi guarda solo il prezzo vede paura, dubbi, perplessità.
Chi guarda la macro vede semplicemente un ciclo che si sta ricalibrando.
Ed è da questa premessa che nasce il report di questa settimana e voglio essere chiaro fin da subito: dentro questo documento troverete analisi, tesi e interpretazioni che potete condividere o mettere in discussione, è sano farlo, anzi è fondamentale farlo!
Ma prima serve fissare un principio base: un’opinione sui mercati ha valore solo se è accompagnata da scelte reali.
Ad esempio, se credi davvero che sia iniziato un bear market, avrai ridotto l’esposizione, venduto posizioni o aperto short.
Se invece non hai fatto nulla, allora la tua non è nemmeno un’opinione: È solo rumore di fondo.
Le analisi che leggete in questi report sono le stesse che orientano decisioni economiche concrete per me, per l’azienda e per i nostri clienti. Su queste tesi metto capitale reale, responsabilità, "skin in the game" per usare un termine che va di moda. Non sono esercizi di stile, né conversazioni da bar.
Partiamo!
Treasury
Iniziamo col dire che il sistema finanziario globale sta entrando in una fase di tensione strutturale che non può essere interpretata con le lenti dei cicli precedenti. La politica monetaria restrittiva degli ultimi due anni ha raggiunto un punto in cui non è più compatibile con la realtà del debito sovrano, della domanda di finanziamento del Tesoro e della capacità del settore privato di sostenere costi del capitale così elevati.
Non è una questione ideologica. È una questione di matematica.
Le condizioni del credito stanno cambiando in modo lento ma costante e con ciò il costo del finanziamento per imprese e famiglie è aumentato al punto da erodere margini, rallentare investimenti e ridurre la capacità dei bilanci di assorbire ulteriori shock.
Le banche, dopo anni di tassi zero, si trovano oggi in un contesto opposto: tassi elevati, domanda di prestiti più debole e maggior rischio di default nel segmento corporate e small business. È un irrigidimento delle condizioni finanziarie che non compare nei titoli dei giornali che inseguono i nuovi massimi dei mercati azionari guidati dalle mag7, ma che si sente nella vita reale dei cittadini, di chi deve rinnovare un mutuo o rifinanziare un debito aziendale.
Anche il mercato immobiliare, che per molti è il termometro più immediato dell’economia reale, mostra segnali di affaticamento strutturale. Non parliamo di un collasso, ma di un freno fisiologico dovuto ai tassi sui mutui ancora vicini ai massimi degli ultimi due decenni. Con finanziamenti più costosi, prezzi che non scendono abbastanza e redditi reali che non crescono, la domanda si comprime e la liquidità del mercato immobiliare si riduce.
Secondo me è un segnale sottile ma preciso: gli equilibri che tenevano in piedi la narrativa del soft landing si stanno incrinando.
La disoccupazione, pur su livelli ancora accettabili, ha iniziato un lento processo di inversione e va sempre considerato che, storicamente, i mercati del lavoro non si capovolgono dal giorno alla notte, prima si vede un rallentamento delle nuove assunzioni, poi un incremento delle richieste di sussidio, poi la vera e propria accelerazione dei licenziamenti. È un ciclo a ritardo lungo, e proprio per questo la Fed rischia sempre di interpretarlo troppo tardi.
Oggi non siamo in una crisi occupazionale, ma i segnali anticipatori sono coerenti con un ciclo economico che ha smesso di espandersi e che sta entrando nella fase successiva.
Ed ora eccoci all cuore del problema: il mercato dei Treasury.
Le aste di titoli di stato US stanno diventando gradualmente più fragili, il che non vuol dire che i titoli non vengano collocati, ma che vengono collocati a condizioni meno favorevoli, con premi più alti richiesti dagli investitori e con dinamiche di domanda più incerte ultimamente.
In un contesto normale questo sarebbe l'ennesimo dato tecnico, ma in un contesto in cui gli Stati Uniti devono rifinanziare trilioni di dollari nei prossimi mesi, è un campanello d’allarme.
Ragioniamo insieme: se il mercato non vuole il tuo debito, chi dovrà essere il compratore di ultima istanza quando servirà davvero?
Questa combinazione di condizioni porta il sistema verso una traiettoria inevitabile: serve creare più liquidità. Non necessariamente attraverso un Quantitative Eeasing dichiarato, anzi, è molto probabile che la nuova fase di espansione non venga chiamata QE per ragioni politiche e comunicative.
Ma i meccanismi saranno gli stessi: repo più attivi, gestione mirata del TGA, supporto alle aste dei Treasury e interventi chirurgici nei mercati monetari.
La forma cambia, la sostanza no.
Ed è proprio dentro questi cicli di liquidità che Bitcoin prospera perché è strutturalmente collegato ai flussi monetari globali, e quando la liquidità si espande e i rendimenti reali scendono, gli asset scarsi con offerta predeterminata diventano una destinazione naturale del capitale.
Bitcoin non beneficia dell’euforia, beneficia del debito. Beneficia del sistema così com’è progettato (cioè male).
Da qui parte il report di questa settimana: capire non solo che la liquidità tornerà, ma perché tornerà, quali segnali anticipano i punti di rottura, come si muove il ciclo del credito, come reagiranno Bitcoin e le alt in questo contesto. E soprattutto come trasformare questa lettura in scelte operative, non in teorie da esperto da bar.
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Dinamiche Strutturali
Il punto centrale del contesto 2025 è semplice da enunciare ma complesso da accettare: la Federal Reserve non può mantenere a lungo la postura restrittiva attuale.
L' architettura economica e fiscale degli Stati Uniti non è compatibile con tassi così elevati e con un QT così prolungato.
La politica monetaria restrittiva è entrata in collisione con la realtà del debito: il sistema americano deve rifinanziare una quantità crescente di obbligazioni a scadenza, e deve farlo in un contesto in cui il costo del capitale è ai massimi degli ultimi quindici anni.
A differenza dei cicli passati, questa volta il problema non è solo il livello dei tassi nominali, ma la loro persistenza. Il debito accumulato negli ultimi quindici anni non è stato contratto per essere rifinanziato in un mondo con tassi vicini al 5 percento. È stato generato in un mondo con tassi allo zero. È un dettaglio fondamentale. Un dettaglio che oggi sta diventando il vincolo principale del sistema.
Gli indicatori real time confermano che il ciclo economico sta perdendo slancio. Come abbiamo visto il mercato del lavoro rallenta, la domanda di credito si indebolisce, il settore immobiliare si raffredda, le aziende posticipano investimenti e il sentiment dei consumatori peggiora.
Quando metti insieme tutti questi elementi, emerge un quadro coerente: l’economia non sta crescendo abbastanza da sostenere tassi così elevati.
In parallelo, il Quantitative Tightening ha ufficialmente raggiunto il suo punto di non ritorno, all’ultimo FOMC, Powell ha annunciato la fine del QT a partire dal 1 dicembre 2025.
Nel linguaggio diplomatico della Fed, questa è una resa tecnica. Un’ammissione implicita che continuare a drenare liquidità ora avrebbe conseguenze troppo rapide e troppo violente per l’intera struttura finanziaria.

Nel grafico qui sopra si può notare come il bilancio della fed abbia cominciato a scendere (QT) drasticamente all'inizio del 2022, ma spesso è difficile comprendere davvero la scala dei numeri che leggiamo. Per capirla meglio basta un paragone semplice: la riduzione del bilancio da circa 9 T$ a 6.5 T$ negli ultimi due anni equivale, per ordine di grandezza, a uno scenario paradossale ma utile da visualizzare:
Sarebbe come se Giappone e Cina avessero venduto contemporaneamente tutti i Treasury USA che detengono.
Questa è l’analogia che aiuta a capire quanto profondo sia il drenaggio della liquidità sistemica che ha portato oggi il sistema a reggersi su un equilibrio fragile.
Ed è qui che entra in gioco l'aspetto che quasi nessuno sta guardando: per mantenere questo equilibrio fragile servirebbe una crescita economica forte, costante e autosufficiente, capace di reggere un ciclo prolungato di tassi alti. Ma quella crescita non c’è e realisticamente non ci sarà nel breve.
Ciò che vediamo, invece, è un altro tipo di crescita: una crescita sostenuta da liquidità “invisibile”, generata tramite meccanismi tecnici che non si chiamano QE, ma che producono esattamente gli stessi effetti.
Questo è il punto che sfugge a chi ripete “la Fed non tornerà mai a stampare”. La domanda non è se tornerà a stampare. La domanda è come continuerà a farlo senza chiamarlo QE. Perché il sistema non è progettato per ridurre il debito, è progettato per rifinanziarlo. E rifinanziare significa una cosa sola: creare liquidità.
È una regola non dichiarata dell’economia moderna:il debito cresce finché la liquidità cresce, e la liquidità cresce finché il debito deve essere rifinanziato.
Ed è precisamente per questo che, nonostante i toni restrittivi della Fed, il ciclo del debasement non si è mai fermato. Si è solo evoluto, è passato dalla stampa esplicita alla gestione del collaterale, dalle iniezioni dirette ai programmi di repo, dalle politiche convenzionali agli strumenti tecnici che solo pochi analisti monitorano davvero.
Ma il risultato finale non cambia: creazione netta di liquidità.
E sono questi cicli, non i rimbalzi emotivi di breve, a definire il contesto in cui Bitcoin prospera.
Bitcoin è la manifestazione digitale della scarsità monetaria ed esiste come l’antitesi del meccanismo che sostiene il debito sovrano.
Liquidità
Quando si osservano i mercati in questa fase è facile cadere nell’errore di credere che il ciclo restrittivo sia finito e che da qui in avanti sia tutto un crescendo lineare di liquidità, risk-on e asset che salgono in modo coordinato. Ma come sempre amici miei, la realtà è diversa, più sfumata, e molto più complessa.
La verità è che la macchina della liquidità non si è rotta. Si è incrinata. E un sistema incrinato non si comporta mai in modo ordinato.
Negli ultimi mesi, come abbiamo analizzato negli Outlook di maggio e settembre, la liquidità globale ha ricominciato a salire, ma non è un’espansione pulita, intenzionale, pianificata. È un’espansione di necessità, non di volontà.
Il sistema ha bisogno di ossigeno. Non è la Fed ne le altre grandi banche centrali (vedi PBOC ad esempio) a volerlo, è la matematica a pretenderlo.
E quando la liquidità nasce per evitare fratture, e non per stimolare crescita reale, il risultato non è euforia, il risultato è volatilità.
Quello che stiamo vivendo somiglia più a una fase di calo della fase growth che a una recessione formale. L’economia non collassa, ma non accelera. L’azionario americano sale, sì, ma in modo profondamente sbilanciato.I titoli legati all’AI macinano nuovi massimi, mentre le small cap e i settori ciclici mostrano fatica evidente.
È un mercato che respira con un solo polmone.
Per questo è fondamentale essere chiari: non siamo nel nuovo bull market automatico. Siamo nella transizione. E le transizioni non premiano la fretta, premiano la lucidità.
Altcoin
Nei cicli in cui la liquidità è instabile, il capitale fa la cosa più logica del mondo: va dove trova profondità, narrativa e protezione. Ed è esattamente ciò che sta succedendo.
Nel corso degli ultimi 24 mesi Bitcoin è diventato la principale destinazione dei flussi perché oggi rappresenta il porto più sicuro nell’universo degli asset non sovrani. Lo abbiamo visto anche nella fase dei nuovi massimi e nel comportamento delle ETF
È il meccanismo più semplice del mondo: quando la liquidità torna, anche solo a intermittenza, i capitali istituzionali vanno prima su Bitcoin.
Solo dopo che Bitcoin “stabilizza” e smette di assorbire tutta la domanda di rischio, inizia la fase successiva: il rischio secondario, cioè le altcoin. Ma non siamo ancora a quel punto, come non siamo nemmeno davanti un "crypto inverno" imminente.
Siamo in mezzo.
E nei cicli intermedi le altcoin non guidano, seguono.
Mi sono sbagliato
Essere realistici significa anche riconoscere quando l’analisi va rivista. Nei mesi scorsi, sulla base dei dati allora disponibili, era ragionevole aspettarsi una transizione più rapida verso un mercato più equilibrato e lanciato verso il rischio, quindi anche più favorevole alle altcoin.
Ma mi sbagliavo.
Come mai la mia previsione si è rivelata errata? Perché si sono aggiunte due variabili fondamentali (e imprevedibili) all'equazione:
10 ottobre 2025
La liquidazione del 10 ottobre non è stato un semplice incidente di percorso o un classico “flush” delle posizioni a leva. È stata qualcosa di diverso, più profondo, e soprattutto più significativo.
Per capirla bisogna osservare il contesto: nelle settimane precedenti il mercato stava lentamente ricostruendo appetito al rischio, le condizioni finanziarie si stavano allentando a piccoli passi, i rendimenti reali avevano smesso di salire, e i flussi istituzionali verso Bitcoin mostravano costanza.
Poi, improvvisamente, il 10 ottobre il mercato si è schiantato in pochi minuti.
Una cascata di liquidazioni a valanga, innescata da un disallineamento tecnico sui future, ha travolto non solo chi era esposto a leva, ma anche chi era semplicemente posizionato lungo sul rischio. È stato un evento troppo violento rispetto alle posizioni effettive aperte, troppo rapido rispetto alla profondità del mercato, e troppo sincronizzato per essere una semplice liquidazione di leve.
Molti analisti macro, osservando la struttura dei book e il comportamento dei derivati, hanno sollevato un dubbio serio: quello che abbiamo visto il 10 ottobre non è stato il problema, ma il sintomo. Il sintomo che qualcosa si è incrinato sotto la superficie del mercato.
Non abbiamo ancora la risposta definitiva di cosa si sia rotto, ma ci sono almeno tre ipotesi coerenti:
Stress nel mercato dei collateral
Alcuni desk hanno riportato movimenti anomali nei repo a brevissima scadenza proprio nelle ore precedenti.Segno che il sistema stava cercando liquidità disperatamente, e quando il collaterale si muove in modo anomalo, i mercati a leva diventano instabili.
Problemi nei market maker sugli ETF
Diversi market maker legati agli ETF e ai derivati BTC hanno mostrato improvvisi cali di liquidità disponibile nei book.Quando chi regge il mercato si tira indietro, le oscillazioni diventano esplosive.
Un evento di funding interno non ancora reso pubblico
Alcuni operatori istituzionali sospettano che un hedge fund altamente esposto ai tassi USA abbia subito uno shock di liquidità, generando vendite forzate sugli asset più liquidi, tra cui Bitcoin. È accaduto già in passato: il mercato crypto, per profondità e velocità, è stato usato come ammortizzatore in più di un’occasione.
Ed è qui il punto cruciale, perchè a prescindere dalle motivazioni, quella liquidazione non ha solo cancellato posizioni speculative. Ha cancellato fiducia. Ha mostrato che il sistema è più fragile di quanto credevamo, che basta un disallineamento relativamente piccolo per far esplodere la volatilità.
È per questo che il 10 ottobre rappresenta un punto di svolta, non perché ha fatto scendere i prezzi, ma perché ha tolto al mercato settimane di momentum in costruzione proprio mentre la liquidità stava iniziando a filtrare nuovamente. È come se il ciclo avesse premuto “reset”, costringendoci a ricominciare da capo.
Government Shutdown
Un altro shock, che ha inciso profondamente nel ciclo, è stato lo shutdown del governo americano, durato quasi più di mese, il più lungo nella storia degli Stati Uniti.
In molti parlano dello shutdown come di un evento politico, ma in realtà ha avuto conseguenze economiche e tecniche enormi:
La pubblicazione di molti dati macro è stata sospesa. Non è un dettaglio. In quelle settimane (sono mancati dati cruciali come quelli sul lavoro, sull’inflazione e sulla produzione industriale e tutt'oggi molti sono ancora mancanti.
La Fed senza strumenti per leggere l’economia in tempo reale. Powell e il FOMC stanno navigando “al buio” in un momento chiave del ciclo, rallentando ogni decisione e aumentando l’incertezza.
Gli investitori istituzionali hanno perso chiarezza. Senza dati affidabili, la propensione al rischio si riduce fisiologicamente. In un mercato già fragile, questo ha spinto il capitale verso asset più liquidi e sicuri.
Il sentiment si è deteriorato. Uno shutdown così lungo, con gli USA tecnicamente “fermi”, ha alimentato dubbi sulla solidità fiscale americana.
In pratica, lo shutdown ha creato una pausa forzata nel ciclo economico, interrompendo la continuità dei dati, e bloccando parte dell’economia.
La combinazione di questi due eventi ha generato tre effetti simultanei:
Perdita di momentum a breve.
Ritorno istintivo verso Bitcoin, non verso il rischio secondario.
Ritardo generale nell’ingresso della liquidità più speculativa.
Ecco perché l’altseason non è partita dove mi aspettavo. Non è saltata, non è negata, non è morta. È stata rinviata, perché il sistema ha dovuto assorbire shock consecutivi mentre la liquidità era ancora nella sua fase “difensiva”, non espansiva.
Segnali
In un contesto di transizione come quello attuale, dove la liquidità si muove a intermittenza e il sistema è ancora vulnerabile agli shock, la differenza tra un’estensione del ciclo e un’inversione improvvisa dipende da pochi fattori, ma estremamente sensibili.
Fra tutti gli indicatori possibili, rendimenti reali, aste dei Treasury, condizioni del credito, ISM, ce ne sono due che, più di ogni altro, funzionano come cartina di tornasole immediata dello stato del sistema. Non sono i più sofisticati, ma sono i più sinceri, perché riflettono in tempo reale la cosa che conta davvero: la direzione della liquidità globale.
Il Dollar Index (DXY)
Il DXY non è solo un indicatore del valore del dollaro. È l’indicatore della domanda mondiale di dollari, cioè dell’asset più richiesto quando i mercati percepiscono stress, incertezza o scarsità di liquidità.
Se il DXY rompe con convinzione sopra 100 e ci rimane, significa una cosa sola:
il mondo sta cercando dollari.
E quando il mondo cerca dollari succedono tre cose, sempre, in ogni ciclo:
La liquidità globale si contrae.Un dollaro più forte rende più costoso rifinanziare debito denominato in USD, specialmente per economie emergenti e corporate altamente indebitate.
Gli asset rischiosi vengono venduti per fare cassa.Non per valutazioni.Per necessità.
Il rischio più speculativo è il primo a soffrire. In cima alla lista: altcoin, small cap, token a bassa liquidità.
È per questo che un DXY forte è la nemesi del risk-on. Non perché indica forza economica americana, ma perché indica scarsità di dollari nel sistema e quando i dollari scarseggiano, tutto il resto si sgonfia.
Per questo considero la soglia di 100 un livello psicologico e macro chiave: sopra quel livello, il mercato ci sta dicendo che la liquidità globale non è un vento favorevole, ma un ostacolo. Teniere d'occhio il DXY nei prossimi mesi ci può aiutare a interpretare il ciclo nel breve.
Inflazione USA
Il secondo driver è ancora più importante perché determina direttamente la postura della banca centrale più influente del mondo.
Finché l’inflazione rimane sotto controllo, la Fed può permettersi di:
allentare le condizioni finanziarie
interrompere il QT
supportare i mercati repo
mantenere la narrativa dei tagli dei tassi
facilitare indirettamente l’espansione della liquidità
Ma se il CPI o il Core iniziano a mostrare picchi inattesi, tutto cambierà in un istante.
Perché quando il rischio inflazione torna:
La Fed è costretta a rialzare la voce, anche se non vuole. Non può ignorare un aumento improvviso dei prezzi, soprattutto dopo aver passato due anni a combattere l’inflazione post-pandemica.
I tassi reali smettono di scendere. E se i real yields risalgono, gli asset ad altissimo beta diventano immediatamente meno appetibili.
Le condizioni finanziarie si irrigidiscono. Le banche prestano meno, i flussi rallentano, la liquidità discrezionale evapora.
Il rischio secondario (altcoin) viene punito senza pietà. Bitcoin spesso tiene botta.Le altcoin no. Perché non esiste allocazione istituzionale che incoraggi rischio speculativo in presenza di inflazione fuori target.
L’inflazione è il driver che può annullare in un colpo solo mesi di espansione della liquidità emergente. È la variabile che decide quanto spazio di manovra ha la Fed, e quindi quanto spazio di manovra hanno gli asset rischiosi.
Se la Fed percepisce che l’inflazione è sotto controllo, può continuare la transizione verso un ciclo più morbido. Se invece l’inflazione risale tutto il rischio secondario viene schiacciato.
Perché scelgo questi due driver sopra tutti gli altri? Sono i primi a reagire a uno shock macro e sono i più sensibili alla liquidità globale quindi sono gli unici due indicatori che influenzano contemporaneamente:
politica monetaria
costo del capitale
flussi cross-border
domanda di dollari
comportamento del rischio
allocazione istituzionale
Tutto il resto, dominance di btc, funding, indicatori on-chain, indicatori di sentiment, sono tutti indicatori di secondo livello.
DXY e inflazione USA sono di primo livello. Sono la causa, non la conseguenza e se questi due rimangono sotto controllo, il ciclo può estendersi. Se saltano, il mercato va in modalità difensiva.
È per questo che li considero gli indicatori decisivi, non mi dicono dove va il prezzo domani ma mi dicono in che mondo ci muoveremo nei prossimi mesi.
Conclusioni
A questo punto è importante chiarire una cosa, forse la più scomoda ma anche la più onesta che posso dirti:
Io non sono qui per prevedere il futuro.
E tu non dovresti aspettarti questo da me.
Se cerchi qualcuno che ti promette “rendimenti garantiti e sicuri”, che ti vende indicatori infallibili o algoritmi magici che “anticipano il mercato”, questo non è il posto giusto.
Quel tipo di narrativa appartiene alla categoria dei fuffaguru, non degli analisti e se è questo che cerchi sei la vittima ideale.

Il grande economista Peter L. Bernstein, uno dei pensatori più lucidi della storia della finanza moderna, lo riassumeva in una frase che dovrebbe essere scolpita nella mente di chiunque investa:
“The fundamental law of investing is the uncertainty of the future.”
Tutto parte da qui.
E tutto finisce qui.
Devi accettarlo!
L’obiettivo di questo report non è indovinare il prezzo di domani. L’obiettivo è un altro: darti una mappa del contesto in cui ti stai muovendo, capire perché la liquidità si muove così, capire come reagiscono Bitcoin e gli asset digitali, capire quali sono i rischi che il mercato sta sottovalutando o sopravvalutando, capire quando ha senso aumentare il rischio e quando ha senso ridurlo.
Non è astrologia finanziaria. È gestione razionale dell’incertezza.
Chi ti promette di “prevedere il mercato” ti sta vendendo una fantasia.
Chi lavora seriamente sui mercati costruisce scenari, non profezie.
George Soros lo riassumeva così:
“Non è importante avere sempre ragione. È importante quanto guadagni quando hai ragione e quanto perdi quando hai torto.”
L’analisi serve esattamente a questo. Non a eliminare l’errore, ma a renderlo sopportabile, a incanalarlo dentro un processo in cui un errore non ti distrugge anni di rendimenti.
E ti aggiungo che nel mondo della blockchain e delle criptovalute, che si trova nelle fasi iniziali di un trend secolare, è quasi ridicolo pensare di sapere con precisione cosa succederà il mese prossimo.
Non dovresti neanche volerlo!
Quello che ti serve è un impianto logico che ti permetta di restare in gioco per i prossimi 5, 10, 15 anni, senza farti bruciare dal mercato al primo drawdown o perdere tutto inseguendo una narrativa passeggera.
Se accetti l’idea che blockchain, Bitcoin e gli asset digitali rappresentino un cambiamento strutturale nel sistema finanziario, allora devi fare un passaggio mentale fondamentale amico mio, perchè non sei in un “gioco a trimestri”, sei in un processo di lungo periodo.
In un trend secolare nel breve vince il rumore, nel medio vince la liquidità, nel lungo vincono i fondamentali e l’adozione.
E il paradosso è che più ti ossessioni a indovinare il prezzo del mese prossimo, più ti allontani dalla possibilità di cogliere il potenziale dei prossimi dieci anni.
Alcune regole semplici (ma difficili da accettare)
Per chiudere, ti lascio alcune regole pratiche che uso io stesso e che possono aiutarti a navigare questo contesto senza farti fregare dal rumore o dai venditori di sogni.
1. Non cercare certezze, cerca probabilità. Il lavoro serio negli investimenti non è trovare la verità assoluta, ma individuare quali scenari sono più probabili e come posizionarsi di conseguenza.
2. Allinea l’orizzonte temporale alla tesi. Se credi che la blockchain sia un trend secolare, ma giudichi le tue decisioni in base a cosa fa il mercato nelle prossime due settimane, il problema non è il mercato. Sei tu.
3. La volatilità è il prezzo del biglietto. Non esiste rendimento senza rischio. Nelle crypto ancora meno. La volatilità non è un bug, è la caratteristica intrinseca del settore. Accettala e falla tua alleata.
4. Diffida di chi non sbaglia mai. Chi sui mercati non ammette mai di avere torto, o mente o non ha capitale in gioco.
5. Studia abbastanza da saper dire “non lo so”. Arriva un punto, se studi davvero, in cui scopri che la risposta più onesta e utile che puoi dare è proprio questa.“ Io non lo posso sapere cosa succede, ma se succede A mi preparo così, se succede B mi preparo cosà.”
Questo non è debolezza, è professionalità.
In un mondo dove chi urla di più ha più visibilità, dove ogni giorno c’è un nuovo indicatore miracoloso e un nuovo “modello definitivo” per Bitcoin, il vero edge è capire che i mercati non sono prevedibili nel breve, accettare che l’incertezza è strutturale e costruire un metodo che ti permetta di prendere decisioni coerenti con i tuoi obiettivi, indipendentemente dal rumore del momento.
Il mio lavoro, in report come questi, non è dirti cosa comprare domani mattina. Il mio lavoro è aiutarti a:
leggere i cicli,
capire i driver,
riconoscere i segnali che contano,
evitare gli errori che ti fanno uscire dal gioco.
Se dopo aver letto queste pagine ti viene voglia di farti domande migliori, di studiare di più, di costruire un processo invece di cercare scorciatoie, allora stiamo andando nella direzione giusta perché i mercati non si lasceranno mai prevedere, ma imparare a muoversi dentro l’incertezza, quello sì, è alla nostra portata!
Stefano Inga
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