top of page
Entra nel club

Wagmi PRO | 🗺️ Mappa per la Prossima Fase del Ciclo Crypto

Ci sono fasi di mercato in cui tutto appare incoerente, scollegato è il momento in cui i segnali macro si mescolano al rumore e i prezzi sembrano muoversi senza logica. È esattamente la fase che stiamo vivendo: da una parte Bitcoin e le mag-7 si comportano come se il ciclo fosse arrivato alla fine, dall’altra small cap e altcoin restano schiacciate. In un mercato spaccato in due quasi tutti guardano solo la metà più visibile, traendo conclusioni affrettate. Questo report nasce per correggere quel punto cieco, non per aggiungere un’altra narrativa di breve, ma per ricostruire la logica profonda del ciclo, cosa sta muovendo davvero la liquidità e quali segnali contano davvero.



"Il Mercato non ha Senso"


Negli ultimi mesi ho sentito ripetere spesso la stessa frase da molte persone diverse: “Il mercato non ha senso”, è diventato quasi un mantra sui social media.


In effetti in questo periodo avrete notato che:


Esce un dato buono e i mercati scendono.

Esce un dato cattivo e scendono lo stesso.

L’economia presenta dati positivi, si teme subito l'inflazione.

L’economia rallenta e la narrativa diventa “arriva la recessione”.

Se la Fed non taglia i tassi, si parla di condizioni finanziarie troppo restrittive.

Se invece li taglia, tutti si chiedono quale strana crisi ci sia dietro l'angolo.


A prima vista sembra un paradosso, un mercato che reagisce in modo irrazionale a qualunque stimolo, ma in realtà non c’è nulla di illogico in ciò che sta accadendo, secondo me è semplicemente la dinamica tipica delle fasi finali di un ciclo di tightening, quando la liquidità scarseggia, il sistema vive di ricircolo e non di ossigeno nuovo.


Se l'acquedotto è vuoto, non importa che tu apra al massimo i rubinetti: l’acqua non arriverà.

La chiave non è psicologica, è meccanica: è un problema di flussi.


Una delle domande più frequenti che ricevo è semplice: se sappiamo tutti che la Fed prima o poi taglierà, perché il mercato non la anticipa?


Perché continua a scendere?


La risposta è dura nella sua semplicità: perché oggi non c’è nessuno che compra, il "compratore marginale", quello che determina la direzione dei prezzi, è semplicemente scomparso.


Gli istituzionali hanno liquidità ma non hanno alcuna urgenza di usarla. I fondi sistematici sono bloccati da modelli che impongono prudenza finché la volatilità implicita non si sgonfia.


I retail (sopratutto quelli esposti sulle altcoin) sono esausti, scottati da mesi di correzioni, sospesi tra sfiducia e rassegnazione.




È un mercato in cui le buone notizie non riescono a generare momentum e le cattive notizie pesano il doppio. Una fase di apnea, compressa e difficile.


Tutto questo è perfettamente coerente con ciò che sta accadendo sotto la superficie. Il sistema ha attraversato due anni di rialzi aggressivi dei tassi, un QT che ha eroso ogni cuscinetto, un drenaggio continuo attraverso il TGA, il Reverse Repo Facility ormai praticamente a zero, il sistema non ha margine.


E quando non c’è margine, non ci sono flussi, e quando non ci sono flussi, i prezzi non si muovono.


Easy no?


Solo che se state incollati ai monitor sui grafici a 15 minuti queste cose non le vedete.



Piccolo spazio pubblicità:


📈 Wagmi Trading Club



Prima di continuare con il report di oggi, una breve ma importante novità: abbiamo da poco dato vita al Wagmi Trading Club, la nuova community dedicata al trading crypto di Wagmi Lab.


Un luogo dove troverai tutto ciò che serve per crescere come trader al riparo dalla fuffa che trovi online:


📊 Analisi tecniche e set-up quotidiani dai nostri trader.

🎓 Il videocorso completo Master of Profits.

🏆 Competizioni mensili con premi reali.

🎁 Bonus, competizioni, iniziative e contenuti esclusivi dedicati agli iscritti.

💬 Un ambiente attivo dove confrontarti con altri trader e condividere strategie.


Per ora l’accesso è completamente gratuito! 


👉 Entra nel Club Gratuitamente




Proseguiamo con il report:



La Fed



Tutti osservano i tassi come se il taglio fosse il punto centrale, ma il taglio non è il punto, il punto è perché la Fed deciderà di tagliare.


Un taglio “benigno”, quello da soft landing, indica una normalizzazione del ciclo. L’inflazione scende, l’economia tiene, il taglio è un allineamento, non un’emergenza. In uno scenario del genere i mercati respirano, il credito si distende e gli asset risk-on accelerano rapidamente.


C’è poi il taglio “cattivo”, quello che nessuno vuole vedere, in cui la Fed interviene per contenere una rottura del sistema. Non importa dove sia la crepa: mercato del lavoro, credito, funding dei Treasury o banche regionali. Se il taglio arriva per tappare un buco, il messaggio non è ottimistico. È un segnale di fragilità.


Infine c’è il taglio “interlocutorio”, quello che non sbilancia la Fed né verso l’espansione né verso la difesa. È esattamente la situazione attuale.

Un taglio che non chiarisce le intenzioni, non scioglie i timori e non genera flussi. Un taglio che serve più a comprare tempo che a cambiare il regime.


La Fed sta mostrando con grande chiarezza che non ha alcuna intenzione di tagliare i tassi in un contesto di euforia. Nel meeting di novembre lo abbiamo visto in modo chiarissmo: il taglio è arrivato, ma Powell ha immediatamente compensato con una comunicazione hawkish, quasi fredda, volutamente dissonante rispetto alla narrativa del mercato.



Il risultato è stato immediato, i mercati sono subito partiti al ribasso e quella reazione non è stata un incidente, era precisamente ciò che la Fed voleva ottenere.


La stessa logica sta emergendo ora, con i commenti preliminari sul meeting di dicembre, Powell e gli altri membri stanno preparando il terreno con dichiarazioni misurate, accennando alla possibilità di un taglio ma mantenendo un tono prudente, quasi sospettoso. Non vogliono scossoni, non vogliono rally prematuri, ma non vogliono nemmeno che l'eventuale taglio del 10/12 sia una completa sorpresa.


È una forma di controllo che si esercita con le parole, non con i tassi e in questa fase è più potente di qualunque decisione formale.


Ecco la verità: il mercato non sta aspettando se la Fed taglierà. Questo ormai è scontato. Sta aspettando di capire come e perché lo farà, quale sarà l’intenzione reale dietro quel taglio, e soprattutto quale narrativa vorrà associare ad esso.


Finché il “perché” resta opaco, i flussi restano congelati. E senza flussi, il mercato non si muove.



Bear Market


“Sembra che nessuno voglia più rischiare”.



Esatto. Ed è proprio questo che anticipa i reversal solitamente.


Se guardiamo ai grandi cicli del passato, c’è un tratto che ritorna sempre: le fasi di inversione iniziano quando nessuno vuole più rischiare. È successo nel 2012, nel 2015, nel 2019, nel 2020. Ogni ciclo rialzista comincia nel buio, non nella luce, non parte quando il sentiment è euforico, ma quando è totalmente svuotato e tutti sono convinti di entrare in bear market.


È il momento in cui gli investitori sono difensivi, gli hedge fund sovra-coperti, i retail impauriti e la volatilità implicita ancora alta.


Secondo me siamo esattamente in quella fase, oggi più che mai. Si vede nei flussi, nella volatilità, nella postura degli operatori professionali.


Siamo all’inizio, non alla fine, solo che siete frettolosi, e questo ciclo non perdonerà i frettolosi come già ha ampiamente dimostrato.


"Ma quindi, è il momento di comprare tutto? Facciamo All-In?"



No! Più avanti in questo report vedremo nel dettaglio il timing della prossima fase del ciclo.


Ma questa non è la fase per l’azzardo, è la fase per la costruzione, non siamo in quel momento in cui non si comprano dieci altcoin a caso e tutte fanno 100x, ma piuttosto in un momento in cui si costruisce esposizione sulla base della qualità, il compito dell’investitore in fasi come queste non è essere geniale, ma essere disciplinato e paziente.


Devi creare robustezza, non fragilità, accumulare, non inseguire.



Bull Run


Oggi molti guardano Bitcoin e le big tech e dicono che la bull run è già finita, Bitcoin ha raggiunto nuovi massimi, Nvidia ha pompato come se fossimo nella parte finale di un super ciclo tecnologico e l’AI catalizza quasi tutta la narrativa.


Ma secondo me questa visione è ingannevole, è un’illusione creata da un ciclo sbilanciato: se guardiamo altrove, vediamo una realtà completamente diversa.


Ad esempio nell'azionario le small cap americane sono ferme, in alcuni casi depresse, non partecipano alla ripartenza, non ricevono flussi, non hanno beneficiato della narrativa AI.


E lo stesso vale per il 90 percento delle altcoin! (ma questo probabilmente lo sai già)


Questo secondo me non indica la fine del ciclo, indica piuttosto la metà del ciclo.


Indica che la liquidità attuale è sufficiente per sostenere solo gli asset più istituzionali, non per avviare una fase di espansione completa e che quando la liquidità aumenterà, la seconda metà del mercato seguirà.



Debito


C’è un altro elemento che pochissimi stanno considerando e che invece cambia completamente la lettura del momento attuale: il ciclo non può essere realmente bearish perché gli Stati Uniti non possono permetterselo.


Non è una questione ideologica, è una questione strutturale.


Nei prossimi mesi gli USA devono rifinanziare una quantità colossale di debito. È un rollover senza precedenti in un contesto di tassi ancora elevati, ogni aumento dei rendimenti significa centinaia di miliardi di spesa aggiuntiva, ogni contrazione del credito aumenta il rischio di uno stress sistemico, ogni irrigidimento delle condizioni finanziarie complica l’intero meccanismo dei Treasury.


In un contesto così fragile la Fed non può permettersi una stretta prolungata, sarà costretta, per necessità, a mantenere condizioni più accomodanti.

Ed è qui che entra in gioco la politica.



Trump ha due obiettivi economici chiarissimi: sostenere l’economia domestica e vincere la competizione globale sull’intelligenza artificiale, ad oggi non esiste alcuno scenario credibile in cui queste priorità possano coesistere con politiche monetarie restrittive.


La competizione per l’AI non si affronta con l’austerità, si affronta con investimenti, credito, debito pubblico, reshoring e accelerazione industriale.


Tutti i capitali disponibili verranno destinati a potenziare calcolo, energia, modelli, chip e infrastrutture perché Cina, Stati Uniti e altre potenze sono già in guerra per il dominio del futuro tecnologico mondiale.


Non è un contesto storico in cui puoi permetterti un tightening, ci si gioca il futuro degli equilibri geopolitici, l'han capito tutti (tranne l'Europa ma va beh questo è un capitlo a parte).


In questo quadro rientra la visione delineata da Scott Bessent, che immagina una strategia composta da tagli dei tassi, incentivi fiscali, produttività aumentata e politica industriale aggressiva con l'obiettivo di rendere possibile una nuova espansione di liquidità senza generare un’inflazione incontrollabile.


E' un equilibrio delicato, concordo, ma è l’unica strada percorribile in un mondo dove la supremazia tecnologica è una questione di sicurezza nazionale.


Il mese di dicembre sarà molto importante perchè, è probabile che entro Natale arrivi il nome ufficiale del nuovo candidato alla presidenza della Fed, e scommetto quello che volete che sarà scelto con un criterio molto semplice: sostenere il taglio tassi, la crescita interna e l’agenda industriale americana.


Negli ambienti vicini alla nuova amministrazione il nome più accreditato, ad oggi, è quello di Kevin Hassett, un economista repubblicano di lungo corso, già consigliere economico di Trump nel primo mandato e figura estremamente allineata alle priorità pro-industriali della nuova Casa Bianca.




Hassett non è un “falco” (hawk) nel senso classico del termine, non è un cultore dell’ortodossia restrittiva, né un difensore dogmatico della lotta all’inflazione, è semplicemente un economista che ha sempre favorito politiche espansive orientate alla produttività, agli investimenti domestici e alla crescita dell’offerta.


Per questo, nel contesto attuale, la sua posizione si traduce in qualcosa di molto preciso: una Fed più dovish, più accomodante, più disponibile a usare la liquidità come strumento strategico per sostenere la competizione industriale e tecnologica americana.


È un profilo che non ha interesse a proseguire una stretta monetaria in un momento in cui gli Stati Uniti stanno entrando nella fase più intensa della loro guerra economica con la Cina, soprattutto nell’AI e nei settori a più alto contenuto tecnologico.


Per la nuova amministrazione, la priorità assoluta non è la disinflazione accademica, ma la capacità di finanziare lo sforzo industriale nazionale. E Hassett rappresenta esattamente quel tipo di approccio: pragmatico, pro-crescita, sensibile ai vincoli del debito pubblico e disposto a sostenere un’espansione controllata della liquidità, piuttosto che rischiare un rallentamento in un momento di trasformazione geopolitica.


Ed è proprio qui che crolla la narrativa “questa bull run è già finita”.


No, è molto difficile che sia finita. Non ora perlomeno. Non in un sistema che deve rifinanziare migliaia di miliardi di debito. Non in un mondo che sta investendo tutto in una nuova rivoluzione industriale. Non mentre la politica monetaria della nazione più influente al mondo sta per cambiare guida. E soprattutto non mentre la liquidità globale, ad oggi compressa, ricomincerà a fluire.


⚠️ Nota importante

Quando dico che “gli Stati Uniti non possono permettersi un vero ciclo bearish”, non significa che sia impossibile: vuol dire solo che politica e Fed cercheranno i ogni modo di evitarlo. Ma il mercato può comunque cadere se certe condizioni peggiorano, ad esempio se gli investitori iniziano a dubitare che l’America possa gestire il suo debito, se chiedono interessi molto più alti per comprare Treasury, oppure se arriva uno shock esterno (guerra, crisi finanziaria, ecc.).

In breve: l’intenzione è chiara, ma non c’è nessuna garanzia (così funzionano i mercati).



Quantitave Tightening


C’è un altro elemento fondamentale che oggi sta passando sottotraccia e che invece è destinato a diventare uno dei punti chiave del prossimo ciclo: la politica monetaria americana non è in una fase di tightening puro, ma in una fase conclusiva del QT e le dinamiche degli ultimi mesi indicano chiaramente che il sistema sta raggiungendo il limite inferiore delle riserve bancarie.



È un punto di frattura che il mercato tende sempre a sottovalutare, ma che in realtà anticipa cambi di regime profondi, infatti da qualche giorno circola nei circoli ristretti di banche e fondi un’idea che fino a poco tempo fa sarebbe sembrata prematura: la possibilità che Powell annunci nuove operazioni di “reserve management purchases” già al meeting di gennaio, con acquisti che potrebbero iniziare a febbraio.


Reserve management purchases, suona bene eh?


Ma è solo un modo elegante per dire che la Fed torna a immettere liquidità nel sistema, senza chiamarlo ufficialmente QE.


Infatti non parliamo di QE formale, ma di interventi mirati a stabilizzare il livello delle riserve bancarie. È la stessa dinamica che segnò la fine del QT 2018-2019, quando la Fed fu costretta a tornare a comprare attivi per evitare stress nel mercato del funding.


A quel tempo nessuno voleva chiamarlo QE, lo definivano “technical reserve adjustments”, ma la sostanza era identica: immissione netta di liquidità.


Il segnale più netto arriva dai funding markets. TD Securities, come altri desk primari, ha pubblicato note che sottolineano come diversi indicatori suggeriscano che le riserve non siano più “ample”.


È un termine tecnico, ma è sufficiente capire questo: quando il sistema entra in area di riserve scarse, la Fed non può più restringere, è costretta a riaprire i rubinetti.


E cosa significa questo per le crypto?



Il grafico qui sopra rappresenta la dominance del market cap crypto esclusi i primi 10 asset, su timeframe mensile.


Possiamo dire quindi che misura quanto pesa l’universo delle altcoin medio-piccole rispetto al totale del mercato crypto.


È uno degli indicatori più utili per leggere lo stato di salute delle coin meno capitalizzate, la parte del mercato più sensibile alla liquidità, quella che ad oggi sembra non avere più speranze.


Su questo grafico abbiamo tracciato due linee verticali:

  • settembre 2019, fine del QT precedente;

  • dicembre 2025, fine del QT attuale.


In entrambi i casi, la dominance delle alt fuori dalla top 10 si trova su minimi estremi, livelli che indicano compressione massima e assenza totale di attenzione e interesse (demand) verso gli asset più rischiosi.


Nel 2019, proprio nel momento in cui il QT si concluse, questa dominance iniziò un’ascesa praticamente ininterrotta che durò quasi due anni. Non fu la reazione delle banche centrali durante il Covid a far ripartire il ciclo come ricordano tutti. Il mercato era già ripartito mesi prima, in perfetta coincidenza con la fine del drenaggio di liquidità.


Il grafico mostra chiaramente questo punto: le altcoin medio-piccole toccano il loro minimo a settembre 2019, e da lì si apre una fase di espansione che culminerà nel 2021, attraversando tutto il settore crypto con un’accelerazione che oggi ricordiamo come inevitabile, ma che all’epoca nessuno vedeva arrivare.


La seconda linea, quella di dicembre 2025, segna il punto in cui l’attuale QT termina ufficialmente.


E la configurazione del mercato è quasi una fotocopia del 2019: altcoin depresse, liquidità minima, sentiment morto.


È lo stesso punto della curva.


Ciò che rende questo momento ancora più interessante è che oggi la situazione è persino più estrema di allora. Il QT è stato più lungo, più aggressivo e più doloroso, la liquidità netta è stata compressa molto di più e gli asset ad alto beta sono stati devastati.


E quando la liquidità torna in un contesto così devastato, non rianima gli asset: li fa esplodere.

Il mercato continua a ragionare come se l’easing fosse un tema legato al ciclo economico. In realtà l’easing è un tema legato alle riserve.


È un meccanismo tecnico prima ancora che macro e, quando le riserve scendono sotto una soglia critica, il sistema obbliga la Fed a intervenire: non importa cosa dica Powell davanti alle telecamere, non importa la narrativa ufficiale, il sistema decide per lui.


La stessa cosa sta accadendo ora: la Fed si avvicina al punto in cui non può più drenare, è costretta a ricostruire il cuscinetto di riserve, è costretta a riaprire il mercato del funding ed è costretta, di conseguenza, a generare una nuova ondata di liquidità che inevitabilmente raggiungerà anche small cap e altcoin.

Vuoi saperne di più?

Iscriviti a wagmi-lab.com per continuare a leggere questi post esclusivi.

bottom of page