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Wagmi PRO | 🌍 Tokenizzazione di Asset Reali (RWA): Mappa Operativa per Investitori

La tokenizzazione degli asset reali è diventata uno dei segmenti più solidi e convincenti dell’intero settore crypto. In appena quindici mesi il mercato è cresciuto del 257%, mentre le partnership tra grandi istituzioni finanziarie e protocolli blockchain continuano ad accumularsi in tempo reale. Non stiamo più parlando di una narrativa teorica o di una promessa futura, la tokenizzazione è già entrata nella fase di adozione concreta: Treasury USA, fondi monetari, oro, credito privato e strumenti finanziari tradizionali stanno iniziando a muoversi on-chain, trasformando lentamente la blockchain nell’infrastruttura operativa della finanza globale.

In questo report analizziamo cosa significa davvero tokenizzare un asset, come funziona la catena del valore della tokenizzazione lungo i suoi sei livelli infrastrutturali, quali protocolli secondo noi si trovano nei punti dove il valore si accumula in modo strutturale, quali invece rischiano di restare semplici narrative speculative, e come il portafoglio di Wagmi Lab si sta posizionando su questo trend.



Capitolo 1. Cosa significa tokenizzazione?


Partiamo dal contesto, la parola tokenizzazione descrive una cosa molto semplice: prendere un asset che esiste già nel mondo fisico o nel sistema finanziario tradizionale (un'azione, un'obbligazione, la quota di un fondo, un lingotto d'oro, un appartamento, un prestito) e creare la sua rappresentazione digitale su una blockchain.


Quella rappresentazione digitale si chiama "token", e quando l'asset di partenza è un asset tradizionale si parla di Real World Asset tokenization, abbreviato in RWA.


In pratica significa che lo stesso titolo di stato (bond) USA che fino a ieri esisteva solo dentro al sistema chiuso di Wall Street (con i suoi orari, i suoi intermediari, i suoi tempi di settlement) oggi può circolare 24/7, essere scambiato in pochi secondi, essere usato come collaterale in DeFi, ed essere posseduto da chiunque abbia un wallet.


Lo stesso vale per i metalli preziosi, per le quote di un fondo monetario, per le azioni di una società quotata, per gli immobili, per il debito privato di un'azienda, etc.


Negli ultimi quindici mesi i Real World Asset tokenizzati sono passati da 5,4 miliardi a 19,3 miliardi di dollari, una crescita del 257%. Il volume spot dell'oro tokenizzato ha toccato i 90,7 miliardi nel solo Q1 2026: più di tutto il 2025 messo insieme, mentre i perpetual su asset tokenizzati hanno superato 524 miliardi di volume nel primo trimestre, ancora più dell'intero 2025.


Tradotto: dopo anni in cui la tokenizzazione era una promessa futura, oggi è un fenomeno con numeri reali, accelerazione misurabile e adozione istituzionale aperta.



In questa fase non si sta inventando una nuova classe di valore, si sta digitalizzando il resto dell'economia.


Come ben sappiamo ormai e abbiamo ripetutto più volte nei nostri report, il mercato crypto non è più una sandbox isolata, è un sub-system del mercato finanziario globale e ora la tokenizzazione è esattamente il pezzo mancante che chiude quella tesi.


Tuttavia, smorziamo un po' la FOMO, perchè non sono "le crypto che si mangiano la TradFi", direi più che è la TradFi che si moltiplica usando la tecnologia delle crypto!


Il problema è che il mercato sta leggendo la cosa al contrario.


Per fare un parallelismo, pensa al boom dell'AI degli ultimi anni: quali sono state le aziende che ne hanno beneficiato di più in borsa? Google e Amazon sono cresciute, certo. Ma le performance migliori non sono arrivate da chi sta sviluppando modelli, sono arrivate dall'infrastruttura sotto: chi produce chip, memoria, energia, ad esempio aziende come Caterpillar, che fornivano i generatori di backup per i data center dell'AI, hanno fatto numeri pazzeschi.



Il valore si è concentrato dove nessuno guardava e probabilmente sarà lo stesso per quanto riguarda la tokenizzazione.


Considerate anche che il consumatore retail non sentirà nessun cambiamento. Molto probabilmente la sua banca userà stablecoin sotto la superficie per migliorare i margini e i broker useranno asset tokenizzati per la stessa ragione, mentre lui vedrà solo prodotti che funzionano un po' meglio, un po' più veloci.


Il flusso di valore avverrà sotto, sui progetti che dominano la catena infrastrutturale, ma una buona parte del settore, soprattutto i token che oggi raccolgono hype senza essere in nessuno dei layer giusti, finirà per essere dimenticata e per non intercettare alcun valore.


Ed è proprio qui che secondo me il mercato sta facendo l'errore più caro: sta comprando l'esposizione che il marketing gli vende, invece dei layer dove la cattura del valore è strutturale.


Il punto operativo è che questa volta la mappa dei vincitori non è da costruire, è già scritta. Ogni snodo della catena del valore della tokenizzazione è dominato da 2/3 progetti al massimo, in alcuni casi da uno solo. Sono monopoli già attivi che oggi generano revenue reale, e che con i volumi che la tokenizzazione porterà nei prossimi due anni vedranno quella revenue moltiplicarsi.


Da investitore, sapere chi sono questi nomi rende il problema enormemente più semplice di quanto il marketing del settore vorrebbe farti credere, ne parliamo nel prossimo capitolo.


Capitolo 2. La catena del valore


In una qualsiasi industria che sta nascendo, spesso, il valore non si distribuisce uniformemente lungo la catena, ma si concentra nei punti di passaggio obbligato, dove un attore deve interagire con un altro per far succedere qualcosa, e dove esistono barriere all'ingresso (licenze, tecnologia, network effect, regolamentazione) che impediscono la concorrenza piena.

Quei punti di passaggio prendono nomi diversi a seconda del settore: nei mercati finanziari tradizionali si chiamano "intermediari critici", in economia industriale si chiamano "colli di bottiglia", nel software si chiamano "layer di astrazione". Cambia il nome, non cambia la dinamica: chi controlla quel pezzo cattura una quota sproporzionata del valore che ci passa attraverso e per capire dove si concentra conoscere la catena è il primo step.


Nel caso della tokenizzazione ci troviamo di fronte a sei snodi obbligati, vediamoli uno per uno, in ordine di flusso.


Layer 1, gli emittenti. 

Per trasformare un asset reale in un token serve un soggetto che abbia le licenze regolamentari per emetterlo, custodire il sottostante e garantire che il token rappresenti davvero quello che dichiara di rappresentare. Le licenze sono poche e difficili da ottenere, perché parliamo di gestire fondi monetari, prodotti finanziari regolati, asset bancari. Il primo layer è quindi quello con la barriera più alta in assoluto e lo dominano un piccolo gruppo di gestori istituzionali tradizionali (i nomi grossi del mondo asset management) più un paio di piattaforme specializzate che fanno da transfer agent on-chain.


Layer 2, le blockchain di settlement. 

Una volta che un asset è tokenizzato, deve poggiare su un'infrastruttura blockchain dove esistere ed essere trasferito. Anche qui il mercato non è frammentato: il volume si concentra su una rete principale (Ethereum ad oggi), un paio di alternative pubbliche che favoriscono la scalabilità (come Solana e Avalanche), e una manciata di chain "permissioned" pensate appositamente per l'uso istituzionale. Le altre 100+ chain in circolazione catturano quote marginali e probabilmente continueranno a farlo.



Layer 3, i mercati secondari. 

Ogni token, una volta emesso, ha bisogno di un posto dove essere scambiato. Per le crypto native il mercato secondario è già consolidato da anni e dominato da un numero ristretto di exchange decentralizzati (DEX) e centralizzati (CEX). Anche per i token RWA il pattern si sta replicando: stesso modello, stessi vincitori probabili.


Layer 4, gli oracoli e i bridge cross-chain. 

Un token RWA per essere usato deve poter parlare con il mondo fuori dalla sua blockchain di emissione. Il prezzo di un Treasury, il valore dell'oro spot, la cap table di un fondo: tutte queste informazioni vanno portate on-chain in modo affidabile. E lo stesso token deve poter migrare tra blockchain diverse senza rompersi. Questa è la funzione degli oracoli (i servizi che portano dati dal mondo reale alla blockchain) e dei bridge cross-chain. Anche qui l'industria ha già selezionato i suoi vincitori, e in questo settore specifico c'è praticamente un solo nome che pesa quanto tutti gli altri messi insieme (lo vediamo più avanti in questo report).


Layer 5, lending e collaterale.

Un token RWA che resta fermo in un wallet vale poco. Il valore moltiplicativo nasce quando può essere usato come collaterale per prendere prestiti, come base per costruire strategie di yield o come garanzia per altri prodotti finanziari. Esistono protocolli specializzati nel prestito istituzionale on-chain (private credit), e protocolli specializzati nel lending generalista che stanno aprendo mercati dedicati agli asset RWA. Anche questo layer è dominato da pochi nomi, e tre di questi sono già al lavoro a pieno regime.


Layer 6, i derivati e gli yield products.

Il livello più alto della scala è quello dei derivati: perpetual futures sui token RWA (che nel solo Q1 2026 hanno fatto 524 miliardi di volume), strumenti di tokenizzazione del rendimento, e protocolli che permettono di splittare un asset RWA nelle sue componenti (capitale, rendimento, rischio) e di tradare ognuna separatamente. Questo è il layer più giovane, ma è anche quello che storicamente, in finanza, cattura il moltiplicatore più alto sui volumi di base.


A questo punto il quadro dovrebbe essere chiaro.



Ognuno di questi sei snodi ha tre caratteristiche in comune: barriere strutturali all'ingresso, monopolio o oligopolio già consolidato, revenue oggi positivo che cresce in modo sostanzialmente proporzionale ai volumi tokenizzati.


Quando i volumi raddoppieranno, e prima o poi raddoppieranno (siamo allo 0,01% del TAM totale degli asset finanziari globali), quella revenue raddoppierà con loro: parliamo di una revenue strutturale che già esiste e che è destinata a moltiplicarsi a mano a mano che i volumi tokenizzati crescono.


Tutto questo a una condizione, che è la condizione importante: aver capito quali sono i progetti giusti, e averli in portafoglio prima che il mercato ne prezzi pienamente l'esposizione.





Capitolo 3. Ok, il prezzo è... sbagliato!


A questo punto la struttura della catena del valore è sul tavolo, ed è il momento di andare a vedere dove il mercato sta posizionando i suoi soldi e perché nella maggior parte dei casi sta comprando i progetti sbagliati.


Riprendiamo il dato chiave del Capitolo 1: il 67,2% di tutto il valore tokenizzato esistente oggi è composto da Treasury USA tokenizzati e arriva quasi il 95% se ci aggiungiamo l'oro tokenizzato e questa concentrazione ha una conseguenza importante che il marketing del settore tende a non sottolineare: quando compri un Treasury tokenizzato, ad esempio, il rendimento del Treasury sottostante si trasferisce a te, il sottoscrittore.


Il gestore (il "Layer 1, emittente" di cui parlavamo nel capitolo precedente) trattiene la sua management fee, magari piccola in percentuale ma su volumi enormi. In questo caso, la cattura del valore strutturale, quella che cresce mano a mano che la torta cresce, va al gestore.


E il gestore non ha emesso un token al pubblico per remunerare azionisti retail: il gestore è una società quotata in borsa tradizionale, con azionisti istituzionali.


Mi spiego meglio, bisogna capire che il prodotto e il business sono due cose diverse. Il prodotto è quello che acquisti come utente finale. Il business è la macchina che produce e distribuisce quel prodotto, e che incamera la fee per averlo costruito.


Comprare il prodotto ti dà il prodotto, comprare il business (quando si può) ti dà la fee strutturale che il business genera.


Le due esposizioni sono profondamente diverse, e in finanza la seconda storicamente vale molto di più, e qui arriviamo al punto più scomodo, perchè bisogna affrontare il fatto che una parte significativa dell'attenzione del mercato in questi mesi è andata su una categoria di token "RWA-native", progetti crypto che si occupano di distribuire, gestire, tokenizzare e portare in DeFi gli asset emessi dai grandi gestori.


Sono progetti che sulla carta hanno la posizione perfetta, sono il layer di distribuzione tra il prodotto istituzionale e l'utente finale crypto, e dovrebbero catturare una fee strutturale ogni volta che un dollaro tokenizzato passa attraverso il loro protocollo, giusto?


La realtà è più complicata.


Prendiamo il caso più visibile: Ondo.


Ondo è uno dei nomi grossi del settore tokenizzazione, e ha appena chiuso (il 6 maggio 2026, mentre stiamo scrivendo) un pilot landmark con JPMorgan, Mastercard e Ripple sul settlement di Treasury tokenizzati cross-border in tempo reale. È, sul piano del business, una notizia enorme.



Ti racconto in due righe cosa è successo, perché è importante capirlo a livello operativo: JPMorgan ha tokenizzato un Treasury USA sul layer Onyx (la sua infrastruttura blockchain interna). Mastercard ha agganciato il suo network di settlement globale al layer Ondo Chain attraverso il proprio middleware Multi-Token Network. Ripple ha fornito il bridge cross-chain tra le tre infrastrutture, abilitando la consegna del token (il Treasury tokenizzato) e del cash leg (regolato in stablecoin) in atomic settlement, cioè con la consegna delle due gambe della transazione che avviene contestualmente, senza rischio di credito di controparte.


In una frase: tre dei più grandi nomi del sistema finanziario globale (la prima banca americana, il secondo network di pagamento al mondo e il principale protocollo blockchain per i pagamenti cross-border) hanno spostato insieme un Treasury tokenizzato attraverso una transazione live, su una blockchain.


Ondo, come business, sta vincendo nel più clamoroso dei modi, un pilot del genere è esattamente il tipo di evento che accadeva ai grandi network TradFi negli anni '70 quando si sono integrati con SWIFT, e che oggi si replica nel mondo onchain.


Il pilot del 6 maggio sembrerebbe la conferma definitiva che il business ha trovato il proprio posto nella catena del valore, eppure il token ONDO, nello stesso giorno, era a meno 52% dall'inizio dell'anno.


Come mai?





La risposta è in due parole: value capture, cioè dove finiscono le revenue del protocollo?


Nel caso di Ondo, allo stato attuale (maggio 2026), la revenue del protocollo finisce nei suoi prodotti USDY e OUSG, cioè letteralmente ai sottoscrittori del prodotto, non agli holder del token $ONDO, che oggi hanno solo diritti di governance. Un voto sul cosiddetto "fee switch" (l'attivazione del meccanismo di redistribuzione della revenue agli holder del token) è in calendario per la seconda metà del 2026, ma fino a quel voto, la situazione resta quella di un protocollo che cresce, ha clienti istituzionali da copertina, e un token che il mercato continua a prezzare in negativo.


Questo pattern, secondo me, è il pattern più importante che dovete interiorizzare per leggere il prossimo ciclo: un protocollo che funziona benissimo non garantisce che il token ne catturi il valore e salga di prezzo.


Il punto è che è un pattern già visto più volte.


Pensa a Chainlink. Per anni la critica più ricorrente del settore è stata "LINK does nothing". Il protocollo Chainlink processava miliardi di transazioni come oracolo, era usato da quasi tutti i protocolli DeFi del pianeta, ma il token LINK serviva solo a pagare i node operator e cosi il valore del network restava nel network, non finiva nel token.


Poi a fine 2023 è arrivato lo Staking v0.2, e nel 2025 il framework Economics 2.0 con il Chainlink Reserve, che converte programmaticamente la revenue offchain in LINK accumulati nella riserva del protocollo. Risultato: il valore del token ha smesso di essere scollegato dal valore del network e ha iniziato a rifletterlo.


Oppure pensa ad Aave. Per anni il protocollo generava milioni di fee, era il leader incontrastato del lending DeFi, ma il token $AAVE underperformava sistematicamente.


Anche qui, "AAVE token doesn't capture protocol value" era una frase ricorrente.


Poi nel 2024-2025 è arrivato il nuovo framework chiamato Aavenomics, che il fondatore Stani Kulechov ha definito "fee switch on steroids" e che redirige una parte della revenue del protocollo verso buyback strutturali del token $AAVE, finanziati dalla revenue netta del protocollo più gli interessi di GHO, la stablecoin di Aave. Risultato: stesso re-pricing del token che abbiamo visto per $LINK.



Due casi, due tempistiche diverse, una stessa dinamica: il protocollo ha funzionato prima, il token ha catturato calore dopo e chi è stato in grado di reggere il lag è stato ripagato in modo asimmetrico.


Per Ondo, secondo me, la dinamica può essere la stessa, e il voto relativo al fee switch 2026 è il catalyst spartiacque da monitorare.


Nulla di garantito, perché nelle crypto niente lo è e anche per questo motivo ONDO è una posizione che il portafoglio Wagmi PRO mantiene aperta da inizio anno, con size deliberatamente contenuta: una scommessa asimmetrica sul ripetersi del pattern LINK/AAVE in tempi non immediati.


Il rischio binario del voto impedisce di trattarla come pilastro della tesi RWA, ma il peso ridotto la rende mediabile in caso di ulteriore drawdown nei prossimi mesi, perché a queste percentuali l'impatto sul portafoglio resta marginale anche in uno scenario sfavorevole.


Nel prossimo capitolo ti mostro il caso opposto, un asset che attira valore e su cui il portafoglio di Wagmi PRO sta già investendo con ritorni ottimi.



Capitolo 4. Centrifuge.


Dopo aver visto cosa non sta funzionando, andiamo a vedere cosa sta funzionando, con un esempio concreto preso direttamente dal portafoglio Wagmi PRO.



L'esempio è Centrifuge (CFG), un protocollo che si colloca al livello 5 della catena del valore di cui abbiamo parlato nel Capitolo 2: il lending istituzionale on-chain, e in particolare il segmento del private credit tokenizzato, cioè il prestito a soggetti istituzionali finanziato direttamente onchain, spesso con asset reali a garanzia.


Centrifuge fa una cosa molto specifica e molto concreta: aggrega prestiti privati emessi da istituzioni del mondo reale (factoring, fatture commerciali, prestiti immobiliari, debito di piccole e medie imprese), li struttura in pool di credito tokenizzati, e permette agli investitori on-chain di accedere a quei pool per generare rendimenti. Dietro ogni pool c'è un asset manager regolamentato e una struttura legale che custodisce il sottostante.


Il protocollo non promette nulla che non ha: produce yield reale dalla circolazione di credito reale, e allora perché funziona, e perché il token ha catturato valore mentre altri progetti RWA faticano a fare lo stesso?


Per due ragioni strutturali.


Prima: Centrifuge è il protocollo che esegue il valore, non il wrapper che si limita a distribuirlo.


Quando un'azienda finanzia il proprio capitale circolante attraverso una pool di Centrifuge, il protocollo cattura una fee di servicing su quella transazione. Quella fee è il pagamento per un lavoro reale: due-diligence sull'asset, struttura legale, gestione del rischio, monitoring del sottostante. È una revenue strutturale agganciata all'attività economica vera.


Seconda: la tokenomics di Centrifuge è costruita in modo che la crescita dell'attività del protocollo si rifletta sul valore del token, attraverso meccanismi di staking, partecipazione alla governance e accumulazione di reward sul flusso.


E adesso vediamo i numeri di una posizione reale:


Il 12 gennaio 2026 il portafoglio Wagmi PRO ha aperto una posizione su Centrifuge a un prezzo medio di $0.125, con una size dell'1% del portafoglio totale, finanziata con il 3% della liquidità disponibile in quel momento. La logica era esattamente quella che abbiamo costruito in questo report: cercare un'esposizione al layer del lending RWA istituzionale, dove il valore si stava già accumulando ma il mercato non lo aveva ancora prezzato pienamente.


Tre mesi dopo, è arrivata la prima presa di profitto:



Il 19 aprile 2026, a un prezzo di $0.263, dopo che il il token aveva fatto x2 dall'entry abbiamo deciso di vendere il 50% della posizione, recuperando completamente il capitale iniziale e lasciando il rimanente come posizione risk-free: cioè una posizione il cui costo di acquisto è stato già rimborsato dalla vendita parziale, e che da quel momento in poi può solo aggiungere valore.



Questo è esattamente l'opposto del caso di ONDO del Capitolo 3, ed è la dimostrazione concreta del punto centrale di questo report: Centrifuge ha funzionato perché è nel layer giusto della catena del valore (Layer 5, lending istituzionale), perché esegue valore economico reale (private credit, non wrapper di Treasury altrui), e perché ha tokenomics che redistribuiscono quella revenue agli holder del token.


Non è una garanzia di performance futura, perché nelle crypto niente lo è, però dimostra in modo concreto che la mappa che hai letto in questo report funziona e che il portafoglio

Wagmi PRO la sta già implementando da gennaio.


Ed è qui che arriva la parte importante: CFG è uno solo dei nomi che abbiamo selezionato sulla catena del valore della tokenizzazione.


Sui Layer 2 e 4 (le blockchain di settlement e gli oracoli) i nomi che il portafoglio Wagmi PRO presidia da tempo sono Ethereum e Chainlink, e su entrambi torneremo nel resto del report con le ragioni operative dell'allocazione.


Sugli altri layer ci sono altri 5-6 nomi: alcuni in portafoglio da mesi con tracciato simile a Centrifuge, altri che stiamo aprendo in queste ore proprio in concomitanza con la pubblicazione di questo report. Su altri ancora abbiamo deciso di non posizionarci, e ti racconterò perché.


Il resto di questo report (cioè la mappa completa con i nomi specifici layer per layer, le ragioni di ogni scelta, le ragioni di ogni esclusione, e il piano di monitoraggio dei catalyst nei prossimi 12 mesi) è riservato agli iscritti a Wagmi PRO.



Wagmi PRO


Se quello che hai letto fin qui è il tipo di approccio che stai cercando, dentro Wagmi PRO lavoriamo esattamente in questo modo: analizziamo dove il valore si concentra realmente, individuiamo i layer infrastrutturali che possono beneficiare dei grandi trend macro e costruiamo esposizioni con un approccio disciplinato, misurabile e replicabile nel tempo.


La seconda parte di questo report entra nella parte più operativa della tesi: l’esposizione completa del portafoglio Wagmi PRO al settore RWA, i protocolli pillar che secondo noi presidiano i punti chiave della catena del valore della tokenizzazione, le posizioni secondarie che completano il quadro e i catalyst che monitoreremo nei prossimi mesi.


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