Wagmi PRO |🔍 Ciclo Crypto: Perché Si Stanno Sbagliando Tutti
- Wagmi Team
- 17 nov 2025
- Tempo di lettura: 17 min
Negli ultimi giorni Bitcoin è sceso sotto i 100.000$ e molti hanno già decretato la fine del ciclo. Ma la realtà è molto più complessa delle narrative che leggiamo su X, forse stiamo entrando in una fase di mercato in cui i vecchi modelli, dal ciclo a 4 anni al supercycle, non bastano più. Oggi a muovere Bitcoin non sono le superstizioni, ma liquidità, flussi istituzionali e macro globale. Questo report non cerca certezze facili, si concentra su ciò che davvero muove il ciclo, non sulle narrazioni che lo semplificano.

Introduzione
Negli ultimi giorni Bitcoin è sceso sotto alla soglia psicologica dei 100.000 dollari, con un minimo intorno ai 93.000$. Per molti è suonato come un campanello d’allarme, il segnale che “il ciclo è finito”.
Personalmente, non ho la presunzione di sapere con certezza dove siamo diretti o di avere il modello perfetto per spiegare tutto. Non lavoro con dogmi. L’unica cosa che posso fare è osservare i segnali che il mercato ci mette davanti e lasciare che siano loro, non le narrative, a guidare la lettura del ciclo.
E i segnali delle ultime settimane ci raccontano una storia molto diversa da quella che leggiamo su X o nei video YouTube: il ribasso recente è il risultato di una combinazione precisa di fattori macro, di sentiment e di flussi.
Il primo elemento è il crollo delle aspettative sui tagli dei tassi della Fed a dicembre. Le probabilità di un taglio sono scivolate sotto il 50 %, e questo ha tolto ossigeno agli asset più sensibili alla liquidità, Bitcoin incluso.

In secondo luogo, diversi governatori della Fed (quest'anno non ci facciamo mancare nulla) hanno adottato un tono decisamente hawkish. Hanno parlato di inflazione persistente, di prudenza, di necessità di aspettare. Basta qualche parola più dura del solito e il mercato, già nervoso, chiude posizioni rischiose.
Poi c’è la questione S&P 500 e Nasdaq I multipli sono tirati, gonfiati dalla narrativa AI, e molti temono che basti una correzione per trascinare giù tutto il comparto rischio, crypto incluse.
A questo quadro macro si aggiungono due dinamiche tipiche del mondo crypto:
Le whales (grandi holder storici) stanno vendendo.
Chi crede alla versione più rigida del ciclo a 4 anni vede conferme ovunque e vende “perché stavolta è uguale”.
È l’incrocio di queste forze che ha generato il movimento recente. Non c'è un singolo colpevole, ma un mix di macro, flussi e psicologia.
È da qui che voglio partire: non da certezze preconfezionate, ma dall’analisi dei segnali che ci costringono a mettere in discussione le interpretazioni più semplicistiche, perchè in mia opinione se questo mercato ci sta dicendo qualcosa, è che i modelli del passato non sono più sufficienti. Ed è proprio dentro questa complessità che si nasconde la direzione dei prossimi mesi.
Il contrario di un bear market
Prima di addentrarci nei modelli, nelle narrative e nelle fazioni che cercano di spiegare questo ciclo dobbiamo riconoscere una cosa fondamentale: il contesto macro globale di oggi è l’esatto opposto del contesto che ha generato i precedenti bear market.
Nel 2021 i governi interrompevano il QE e iniziavano i rialzi dei tassi mentere oggi di base stiamo assistendo al movimento opposto:
Negli Stati Uniti si parla apertamente di un assegno da 2.000 $ per ogni cittadino proposto dalla nuova amministrazione Trump. JP Morgan stima un’iniezione di oltre 300 miliardi di dollari dal TGA verso l'economia nelle prossime settimane. Il Giappone sta preparando un pacchetto di stimoli da oltre 110 miliardi di dollari. La Cina continua a pompare trilioni nella propria economia. La Bank of Canada sta per riattivare un programma di QE. La Federal Reserve si prepara a terminare il QT già dal prossimo mese.
È difficile ignorare questi segnali se guardiamo le cose con onestà macro, il mondo oggi non è in fase di restrizione, è in fase di riapertura della liquidità.
E quando la liquidità si espande, i bear market strutturali diventano estremamente improbabili.
Può esserci volatilità, può esserci compressione, possono esserci fasi di panico, tutto quello che volete, ma la base del ciclo non è quella di un mercato in contrazione: è quella di un mercato che si prepara a nuova espansione.
Detto questo...
Le Due Fazioni
Avrete sicuramente notato che nel dibattito crypto attuale ci sono due fazioni convinte di aver inquadrato perfettamente il futuro di Bitcoin. Da un lato ci sono i fedelissimi del ciclo di 4 anni, quelli per cui ogni movimento si ripete con la precisione di un metronomo.
Per loro la storia è già scritta: massimo già fatto nel Q4 secondo i piani, è iniziato il bear market.
Il caso è chiuso!
Dall’altro lato ci sono gli "extended cycle guys", quelli che credono che Bitcoin abbia ormai abbandonato il suo DNA tribale e sia entrato a tutti gli effetti nel business cycle globale.
Secondo questa visione, il vero top arriverà alla fine del 2026 (o addirittura 2027/28), quando il ciclo economico raggiungerà il suo picco.
Ma ecco il punto:
secondo me si sbagliano entrambi.
E non perché partano da premesse assurde, ma perché secondo stanno leggendo un mercato che non esiste più.
4 Year Maxi
Partiamo dal primo gruppo, i "4 Year Maxi", onestamente, capisco perché negli ultimi mesi si siano sentiti così sicuri, Bitcoin ha da poco messo a segno un nuovo massimo storico, proprio come nelle due bull run precedenti, e da allora il prezzo ha iniziato a mostrare segni di debolezza.
Perfetto, dicono loro: tutto uguale, tutto prevedibile, lo ha detto anche il tizio su Reddit:

Peccato che (sempre in mia opinione)non sia proprio così.
La verità è che la debolezza recente di Bitcoin non ha nulla a che vedere con il ciclo dei 4 anni e che...diciamocelo chiaramente... solo chi è accecato dalla propria stessa narrativa può pensare di prevedere l'andamento di un mercato globale contando i giorni dopo l’halving o facendo coincidere a forza vecchi pattern con dinamiche macro completamente diverse.
E lo dico con sorpresa, perché vedere analisti che ammiro, preparati e esperti, come Benjamin Cowen fermarsi a questo tipo di letture mi lascia sempre perplesso. In questo caso specifico (ma potrei citarne altre decine) parliamo di un ingegnere nucleare, una mente abituata alla complessità, che però finisce intrappolata in un approccio quasi ritualistico, rilasciando nelle ultime settimane ore e ore di video, con il fine di trovare un pattern che si leghi al ciclo passato, come se il mercato fosse un calendario maya.

Mi dispiace Ben, ma questa lettura ciclica forzata assomiglia un po’ a quando gli antichi interpretavano i fenomeni naturali come volontà degli Dei, una narrazione che funziona poeticamente, ma che non descrive ciò che accade davvero sotto la superficie.
Bitcoin non segue superstizioni.
Segue la liquidità globale, il credito, i flussi istituzionali e oggi questi fattori stanno raccontando una storia molto diversa.
Sono dinamiche molto più profonde, molto più macro, e soprattutto molto più complesse di quanto la maggior parte dei commentatori stia raccontando.

Credo che il punto sia questo: il pubblico di certi analisti vuole risposte semplici, nette, binarie.
O è bianco o è nero. O Bitcoin va a 250 000 dollari oppure sta iniziando il bear market.
La “via di mezzo” non interessa, perché non fa views, non genera emozione e soprattutto non dà quella sensazione rassicurante di avere tutto sotto controllo. Tuttavia la realtà dei mercati non funziona così, non esiste un singolo numero magico che decide il destino del ciclo e non esiste un pattern che si ripete al millimetro solo perché è successo altre due volte in passato.
La complessità non vende, e quindi si riduce tutto a un’alternativa infantile: o esplosione parabolica o collasso totale.
È comprensibile, perché chi cerca risposte cerca soprattutto certezze, il problema è che i mercati non le offrono mai.
Ed è esattamente qui che la narrativa di certi Youtuber e analisti cade in contraddizione: pretendono di semplificare un sistema che per sua natura non è semplificabile.
Il punto non è criticare Cowen o altri in quanto persone, anzi, ho seguito il suo lavoro per anni con interesse e stima e continuerò a farlo, il punto è che il loro pubblico pretende formule facili, e loro sono costretti a offrirl secondo me.
Dal canto mio ragazzi, io caramelline allo zucchero da darvi non ne ho, posso cercare di semplificare le cose per renderle il più comprensibili possibile, ma se quello che cercate sono certezze granitiche e santoni, non sono io la persona giusta da seguire.
I cicli di Bitcoin oggi non sono più “o esplode verso l'alto o crolla”. Sono un percorso molto più sfumato, fatto di fasi intermedie, estensioni, compressioni e soprattutto flussi di liquidità globali.

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Bitcoin IPO Moment
Un altra narrativa che sta guadagnando trazione su X, introdotta dal macro investitore Jordi Visser porta avanti un’idea semplice ma interessante (oltre che condivisibile) che Bitcoin oggi si stia comportando come un’azienda appena quotata in borsa.

Quello che intende dire è che per anni gli early adopters, i veri OG (le whales), hanno accumulato in silenzio, e ora, per la prima volta nella storia, esiste una profondità di mercato istituzionale che consente loro di monetizzare posizioni (miliardarie btw...) detenute per anni.
Puoi leggere l'articlo completo di Visser qui: https://visserlabs.substack.com/p/bitcoins-silent-ipo-why-this-consolidation
Il risultato?
Non panic selling, ma distribuzione metodica.
Esattamente come fanno founder e VC dopo un’IPO, che vendono non perché non credono più nel progetto, ma perché dopo un decennio vogliono incassare i risultati del loro investimento e diversificare.

Questa non è teoria.
I dati on chain data mostrano movimenti anomali di supply dormiente riattivata, Galaxy Digital, ad esempio, ha confermato di aver gestito vendite per quasi 9 miliardi di dollari per un singolo cliente istituzionale.

È anche questo che ha spinto il prezzo verso il basso mentre oro e azionario continuavano a salire.

Ma questa fase non può durare all’infinito, la supply degli OG non è infinita e infatti, negli ultimi giorni, il sell-off dei long-term holder ha iniziato a stabilizzarsi, proprio mentre gli ETF continuano a comprare in silenzio dall’altro lato.

Insomma, sono tendenzialmente d'accordo con questa lettura di Visser.
DXY
Il secondo ostacolo per la spinta di Bitcoin negli ultimi mesi è stata la forza del DXY.

Quando il dollaro sale, come negli utlimi mesi, , tutti gli asset rischiosi soffrono e Bitcoin è tra questi.
Ma anche qui siamo probabilmente davanti a una dinamica temporanea, non strutturale. La Fed sta per fermare il QT, i tagli ai tassi sono all’orizzonte (nonostante una possibile pausa a dicembre, la tendenza è verso l'easing) e la liquidità tende a rifluire sugli asset risk-on quando il dollaro smette di rafforzarsi.
In più, il DXY sta testando una resistenza tecnica molto forte. Potremmo essere pronti per un’inversione?

Lo shutdown del governo USA
L’ultimo elemento che ha frenato Bitcoin nelle scorse settimane è stato il Government Shutdown statunitense e qui serve capir bene cosa è successo, perché la maggior parte degli analisti l’ha sottovalutato.

Come abbiamo spiegato nel report di due settimane fa, quando negli Stati Uniti il Congresso non approva in tempo il bilancio federale, una parte significativa della macchina pubblica si ferma.
Le agenzie sospendono i servizi, i dipendenti vengono messi in congedo, e soprattutto la spesa federale si blocca, ma le entrate fiscali no, continuano ad arrivare puntuali.
Il risultato è un effetto paradossale: il Tesoro incassa ma non spende.
E tutto il denaro che raccoglie viene immagazzinato dentro il Treasury General Account (TGA), cioè il conto del Tesoro presso la Federal Reserve.

Negli ultimi giorni abbiamo osservato esattamente questo meccanismo all’opera: il TGA è salito di circa 150 miliardi di dollari in poche settimane, arrivando vicino alla soglia dei 965 miliardi.
Nel nostro report lo abbiamo scritto chiaramente:
“Ogni dollaro che entra nel TGA è un dollaro che esce dalle riserve bancarie”.
Ed è proprio quello che è successo.
Con più denaro parcheggiato nel TGA e meno nelle riserve, il sistema finanziario ha iniziato a irrigidirsi. I money market hanno aumentato i depositi nella Reverse Repo Facility, che nella seconda metà di ottobre è salita di circa 20 miliardi.
Nelle ultime settimane le riserve bancarie invece sono scivolate verso la zona critica, lo spread SOFR–EFFR si è ampliato e l’uso della Standing Repo Facility ha toccato il massimo dal 2021.
Non è “stress sistemico”, ma è stress da sterilizzazione, cioè il classico effetto combinato di:
TGA che sale
RRP che drena
QT ancora attivo
Quando questi tre fattori si muovono nella stessa direzione, l’ossigeno sparisce dal mercato e gli asset che vivono di liquidità, come Bitcoin, entrano immediatamente in una fase di stress.
Ma attenzione: questa non è una condizione permanente, è solo una pausa forzata.
Con la fine dello shutdown e la ripresa della spesa federale, tutto quel capitale rimasto intrappolato nel TGA ricomincerà a fluire nel sistema.
Questa mini ondata arriva in un momento quasi perfetto, perché si somma agli altri tre fattori che stavano già maturando sotto traccia:
gli OG hanno praticamente concluso la loro fase di distribuzione
il DXY è vicino a un’inversione tecnica e macro evidente
il mercato è pieno di short rimasti intatti per settimane
l risultato? Siamo tecnicamente davanti al set-up perfetto per uno short squeeze.

Uno short squeeze non un semplice rimbalzo tecnico, ma una dinamica strutturale in cui il mercato non sale “perché c’è domanda”, ma perché viene letteralmente costretto a salire.
E qui entra in gioco un dettaglio cruciale che molti ignorano: l'unico obiettivo dei market maker è massimizzare il volume di liquidazioni, e spesso lo fanno colpendo prima un lato e poi l’altro.
Come avete visto, negli ultimi due mesi hanno prosciugato sistematicamente i long, lasciando gli short comodi, intatti e soprattutto convinti di avere il controllo della situazione.

È proprio questa convinzione che oggi li rende vulnerabili.
Perché in un mercato compresso, con liquidità che ritorna e con milioni di dollari di short ancora aperti sopra i massimi storici, basta una singola accelerazione per trasformare la sicurezza in panico. Gli short iniziano ad andare in margin call alimentando il movimento al rialzo e lo squeeze si autoalimenta.

A quel punto la domanda non è più se gli short verranno presi, ma solo quando.
E la risposta, guardando i flussi, potrebbe essere: molto presto. Ma non esageriamo con i Target di prezzo!
I Modelli a Scadenza
Una cosa che vale la pena dire chiaramente è che non dobbiamo criticare solo chi vede crolli imminenti. C’è un’altra categoria che ultimamente sta facendo altrettanti danni imho: quelli che vedono esplosioni verticali immediate, ma su una timeline totalmente scollegata dalla realtà dei flussi.
Henrik Zeberg è l’esempio perfetto.

Da mesi aggiorna la sua narrativa del "blow off top" che doveva per forza avvenire entro il q4 2025 tuttavia, siamo al 17 novembre. Bitcoin è a circa 95k e il suo grafico si fa sempre più verticale.
Per arrivare ai target da lui proposti entro Natale (BTC oltre 160k) servirebbe il più grande short squeeze della storia, in un mese, nel periodo più incerto di sempre.
Chiaro, abbiamo visto che nulla è impossibile in questo mercato, e abbiamo appena capito come funzionano gli squeeze, ma realisticamente? La probabilità è molto bassa.

Tom Lee fa lo stesso errore, con target ancora più elevati.
250k entro dicembre
150k “minimo” entro Q4
ogni correzione è “l’ultima occasione per comprare”
Due visioni opposte, stesso difetto: timeline rigida + previsione estrema = modello che non regge.
La realtà è che i mercati non si muovono secondo l’agenda di nessun analista.
E questo vale per tutti, inclusi i nomi più rispettati.
(Hayes non lo commento nemmeno dopo che 2 mesi fa ha previsto che $HYPE avrebbe fatto il 126X entro il 2028, per poi liquidare totalmente la sua posizione su $HYPE tipo 10 giorni dopo...)
Perché la realtà è una sola, se arriverà un rally violento, sarà perché:
la liquidità rientra,
il dollaro si indebolisce,
gli short saltano,
gli ETF continuano ad accumulare.
Non perché un modello lo ha deciso.
E, soprattutto, non in una finestra temporale definita dal calendario maya di qualche analista.
La verità è che quando ti affidi a timeline troppo strette, finisci inevitabilmente per forzare il mercato a confermare la tua narrativa. Ed è in quel momento che smetti di leggere i segnali e inizi a vedere solo ciò che ti fa comodo e cadere in biad di conferma.
In un ciclo come questo la rigidità è il modo più rapido per farsi male.
E questo vale tanto per i "doomers" quanto per i "moonboys".
Il Mito del Super-Cycle
Dopo aver affrontato i patiti della narrativa dei cicli a 4 anni, dobbiamo essere onesti: gli “extended cycle guys”, quelli che puntano tutto su un super ciclo fino alla fine del 2026 o addirittura per tutti gli anni a venire, partono da una premessa corretta.
Hanno capito che Bitcoin non vive più nel suo ecosistema isolato, ma è ormai un asset macro a tutti gli effetti, sensibile a:
condizioni finanziarie
liquidità globale
tassi reali e nominali
credito
flussi istituzionali
sentiment economico
Fin qui tutto giusto.
Il problema nasce nel momento in cui cercano di proiettare Bitcoin dentro un business cycle che non esiste più.
E qui, paradossalmente, cadono nello stesso errore dei “religiosi” del 4-year pattern: applicare modelli vecchi a un mercato nuovo.
ISM
Ad esempio, sappiamo che storicamente, anche l’ISM ha seguito il ciclo molto regolare di circa 4 anni allineato con i cicli di liquidità e di rifinanziamento del debito
Ultimamente però, come già affrontato a lungo in questo report, ci siamo accorti che qualcosa sta cambiando: l’ISM ha iniziato a non combaciare più con il ciclo quadriennale.

La tesi ottimistica di Raoul Pal e di molti macro analyst si basa su un ragionamento semplice: l’ISM manifatturiero è storicamente correlato al ciclo dei rischi e quindi al prezzo di Bitcoin quindi se l’ISM torna a rimbalzare, allungando la ciclicità classica, allora Bitcoin dovrebbe continuare a salire durante tutto il 2026, culminando in un super-cycle.

Ma questa logica funziona solo sulla carta.
Nella realtà, l’ISM del 2025 non ha più nulla a che vedere con l’ISM degli ultimi 40 anni e potrebbe comportarsi in maniera molto diversa.
Ecco perché:
Le supply chain post-Covid hanno distorto il ciclo industriale. Non ci sono più movimenti a “V” puliti, ma fasi intermittenti di congestione e rilascio.
Le aziende non licenziano né assumono più con la stessa intensità. Il mercato del lavoro è diventato vischioso, rallentando ogni oscillazione ciclica.
Gli stimoli pubblici (CHIPS Act, infrastrutture) vengono distribuiti lentamente. Non generano un picco, ma una spinta regolare e prolungata.
Cina ed Europa non producono più shock di domanda globali. Sono due economie in rallentamento strutturale.
Risultato: in questo ecosistema macro il ciclo manifatturiero non potrà riprodurre la forma classica che tanti analisti stanno utilizzando per proiettare un ciclo esteso.
L’ISM dei prossimi anni potrebbe si crescere ma con un movimento laterale, non con un’ondata verticale.
Ed è qui che si smonta l’intera narrativa del “super-cycle 2026”. Se Bitcoin oggi risponde più alla macro che ai suoi pattern interni, allora risponderà anche s un business cycle piatto, intermittente e frammentato, non pulito, direzionale e prevedibile.
In parole semplici: il prossimo ciclo di Bitcoin non sarà un ascensore, ma una scala.
Salirà, certo, ma a gradini. Con pause, trappole, inversioni locali e movimenti laterali prolungati (vi ricorda qualcosa?). Un ciclo sicuramente più lungo, meno spettacolare ma molto più difficile da navigare.
Cosa aspettarsi allora?
Ecco la verità scomoda che nessuno degli estremi vuole ammettere:
probabilmente non ci sarà un blow-off top (picco) imminente entro il q4 2025;
probabilmente non ci sarà un picco verticale nel 2026;
probabilmente non ci sarà un bear market profondo durante tutto il 2026.
Ci sarà invece un ciclo:
lungo, perché guidato dal debito e dalla liquidità;
irregolare, perché la macro non è più sincronizzata come un tempo;
ingannevole, perché alterna fasi di espansione e compressione;
esteso, ma non “super” nel senso in cui alcuni lo immaginano.
La narrativa del super-cycle piace perché è semplice, epica, quasi cinematografica, ma la realtà è più complessa, Bitcoin oggi pare seguire il ciclo macro, più lento, più piatto e più frammentato, lo stiamo vedendo tutti.
Ed è proprio questa complessità che renderà il prossimo movimento estremamente profittevole per chi saprà leggerlo.
Bitcoin continuerà a smentire tutti, lo ha già fatto mille volte!
Ma ora lo so cosa state pensando, miei cari speculatori, non mi sono dimenticato di voi, il prossimo capitolo è per voi...
"Tutto bello, ma le Altcoin?"
A questo punto arriva sempre la domanda più gettonata: se il ciclo di Bitcoin sarà diverso da come molti se lo aspettano, cosa succederà alle altcoin?
E soprattutto, avremo davvero un’altseason?
La verità è che, se cambia la struttura del ciclo di Bitcoin, cambia inevitabilmente anche la struttura dell’altseason.
Nelle bull run classiche eravamo abituati a una sequenza quasi scolastica, prima Bitcoin guidava il movimento, poi si fermava a consolidare, la dominance smetteva di salire e la liquidità si spostava verso ETH, subito dopo toccava alle large cap, poi alle mid cap, e infine all’onda finale di microcap e meme.

Era un meccanismo quasi meccanico, alimentato da un ciclo macro caratterizzato da una chiara espansione a V e da un boom di liquidità ben definito.
Il mondo che abbiamo davanti oggi, però, è diverso.
Ok, ma rispondimi adesso: avremo davvero un’altseason?

In mia umilissima opinione si.
Ma prima di tutto dobbiamo chiarire un po' di punti.
Cerchiamo di ragionare sulle cose che abbiamo visto fin qua in questo report: immaginiamo come detto che Bitcoin che continui a muoversi dentro un canale rialzista, alternando fasi di compressione e di estensione.
Immaginiamo una liquidità globale si mantenga ancora elevata, anche se non in accelerazione verticale.
E immaginiamo una situazione macro che non crolla, ma nemmeno esplode in un boom classico.
In questo ambiente, la dinamica delle altcoin diventerebbe più chiara.
La prima fase come sempre sarà il momento in cui ETH si risveglia, potrebbe essere tra questa fine del 2025 e il primo Q del 2026. In questa fase non saremmo ancora in altseason, staremmo assistendo a una rotazione di qualità, le large cap iniziano a sovra-performare Bitcoin, i flussi istituzionali si spostano sulle infrastrutture e i protocolli con revenue reali.
La seconda fase, quella della vera altseason, arriverà quando Bitcoin smetterà di essere il protagonista, ma molto probabilmente, anche nelle Alt, a differenza del passato, non vedremo un’esplosione simultanea di tutti i settori, ma una serie di ondate.
Ad esempio potremmo vedere un trimestre dominato da AI e infrastruttura onchain, seguito da una stagione DeFi + RWAs, e nelle fasi più mature le classiche ondate di meme e microcap, quando il mercato è già saturo e raggiunge il suo picco "emotivo".
Insomma non mi aspetto un “tutto x20 in 6 mesi” come nel 2017/2021.
Mi aspetto movimenti forti, ma molto più polarizzati, guidati da utilizzo reale, da cashflow onchain e soprattutto dalla continuità della liquidità.
Sarà un mercato che premia chi sa filtrare, interpretare i flussi e distinguere il valore reale dalla semplice narrativa.
La terza fase sarà la fine del ciclo alt: qui il rischio non sarà tanto un crollo verticale stile 2018, quanto una deflazione graduale di tutto ciò che non ha fondamentali.
In un mondo dove nascono 10.000 nuovi token al giorno, solo una manciata di Altcoin con product market fit chiaro, revenue reali e infrastrutture utilizzate nel mondo onchain sopravviveranno.
Il Ruolo Decisivo della Regolamentazione
C’è un altro elemento che può rendere il 2026 completamente diverso da qualunque altro ciclo alt precedente: la regolamentazione americana.
Con il Genius Act e il Clarity Act, gli Stati Uniti stanno finalmente muovendosi verso un quadro normativo che dà al settore definizioni chiare, contorni giuridici e certezze che mancavano da anni. Il Genius Act mira a classificare gli asset digitali in modo razionale, mentre il Clarity Act distingue chiaramente quali crypto sono commodity e quali no. Non è solo legalese: è ciò che serve agli istituzionali per entrare sul serio nel mercato.
Se questi provvedimenti vanno in porto, il 2026 potrebbe diventare il primo ciclo in cui le altcoin non sono più viste come una giungla senza regole, ma come un asset class riconosciuta.
Questo apre la porta a un’altra trasformazione: la nascita degli ETF sulle alt. In uno scenario di chiarezza normativa, a breve vedremo il lancio di decine, forse un centinaio, di ETF su L2 principali, DeFi revenue, RWAs, AI onchain e interi basket settoriali.
E qui cambia tutto, perché gli ETF non portano solo capitali, portano legittimità, ma aprono il mercato a fondi, wealth manager e advisory tradizionali che oggi non possono allocare capitale su nicchie non regolamentate.
Il 2026 ci darà la versione istituzionale dell’altseason.
Nel 2026, un eventuale Altseason non sarà quindi un semplice pump da retail, ma una rotazione mossa anche da capitali istituzionali attraverso veicoli regolamentati. I retail per ora non hanno partecipato a questo ciclo, e mi aspetto che arriveranno solo durante l'ondata finale di euforia, quando davvero sarà il momento di portare a casa le nostre posizioni.
Conclusioni
La fase che stiamo vivendo non è semplice da interpretare, ma è proprio questo il punto. I cicli troppo puliti appartengono al passato, così come le narrative che cercano di ridurre Bitcoin a un’alternanza di entusiasmo e panico.
Io non so quale sarà prezzo di bitcoin domani o la prossima settimana, e non mi interessa fingere il contrario.
Quello che vedo, però, non è un mercato che sta collassando, ma si sta trasformando.
Un mercato che sta uscendo lentamente dalle logiche tribali dei vecchi cicli e che si sta inserendo dentro dinamiche macro molto più grandi di lui, come è normale che sia.
Il punto non è indovinare quando arriverà il top, il punto è non rimanere fermi su un modello solo perché funzionava ieri e accettare che siamo dentro un ciclo che richiede più lucidità, più pazienza e più capacità di tollerare zone grigie e che anche i prossimi mesi premieranno chi saprà osservare i movimenti macro più di chi cercherà risposte nel breve.
Bitcoin finirà per sorprendere sia chi lo dava per spacciato, sia chi lo immaginava a 250.000$ entro fine 2025.
Il ciclo non è finito, è solo diventato più interessante.
Stefano Inga
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