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Wagmi PRO | 🤖 Economia degli Agenti AI: Chi Vincerà Davvero?

Aggiornamento: 30 giu

Due mesi fa avevamo scritto che il prossimo miliardo di utenti crypto potrebbe non essere umano, nel frattempo Mastercard ha iniziato a costruire il sistema finanziario per farli esistere.

Il 10 giugno ha infatti presentato Agent Pay for Machines, un'infrastruttura che permette agli agenti AI di identificarsi, ricevere autorizzazioni, effettuare pagamenti e regolare transazioni attraverso blockchain pubbliche e stablecoin. Non è un esperimento, non è una demo, è un prodotto operativo e al lancio ci sono già decine di partner, tra cui Visa, Google, Stripe e OpenAI. Questo report parte da qui.




Introduzione


La domanda che ci eravamo posti nel report del 13/04 era relativamente semplice: gli agenti AI useranno davvero le crypto? Due mesi dopo quella domanda ha già avuto risposta.


Mastercard, Visa, Stripe, Google e una parte crescente dell'industria tecnologica stanno costruendo infrastrutture che danno per scontata una cosa: che una quota crescente delle transazioni digitali verrà eseguita da software autonomi.


Ma una volta accettato questo punto emerge una domanda molto più importante: non chi userà queste infrastrutture, non quanto velocemente cresceranno, ma, piuttosto, chi catturerà il valore economico che genereranno?


Perché la storia dei mercati è piena di investitori che hanno individuato correttamente un trend e hanno comunque perso denaro scegliendo il veicolo sbagliato. Internet, ad esempio, è stata una delle innovazioni più importanti della storia moderna, ma questo non ha impedito alla maggior parte delle aziende nate attorno a quella rivoluzione di sparire insieme ai soldi di chi ci aveva investito e ora la stessa distinzione potrebbe diventare decisiva anche nell'economia degli agenti.



Capitolo 1. La conferma della tesi


Ad aprile, la tesi del report si reggeva su un'osservazione semplice: quando il software smette di assistere e inizia a generare ricavi, sostenere costi e accumulare capitale, diventa un attore economico, e il sistema finanziario che abbiamo non è stato progettato per attori economici che non sono umani.


Avevo scritto allora:

"La finanza tradizionale è costruita su un presupposto implicito: dall'altra parte di ogni account deve esserci un umano. Un'identità verificabile, una firma legale, un soggetto responsabile."

E la conclusione operativa era che le crypto fossero l'unico sistema finanziario nativamente compatibile con il software, con un'economia degli agenti destinata a strutturarsi su tre layer: le stablecoin per muovere il valore, Ethereum per gestirlo, Bitcoin per conservarlo.



Due mesi dopo, quella tesi ha ricevuto una conferma, perché Agent Pay for Machines (da qui in poi AP4M) fa esattamente le quattro cose che servivano a chiudere il problema descritto ad aprile. Dà a ogni agente una credenziale verificabile, permette di impostare limiti di spesa applicati in modo programmatico, abilita transazioni continue tra agenti verificati e garantisce il settlement su più binari, dalle carte ai conti bancari fino alle stablecoin.


Il dettaglio che rende questa notizia rilevante per noi, però, è un altro, perché le credenziali e i permessi degli agenti vengono registrati su blockchain pubbliche, secondo le prime informazioni su Polygon, Solana e Base.


Mastercard avrebbe potuto usare un database privato. Sarebbe stata probabilmente la scelta più naturale per un'azienda di quelle dimensioni.


Ha scelto, invece, infrastrutture pubbliche, con una motivazione che vale la pena leggere due volte: chiunque deve poter verificare in modo indipendente che un agente stia operando entro i limiti impostati dal suo proprietario, senza dover fare affidamento sui registri di una singola azienda.



Tradotto: la più grande rete di pagamenti del mondo ha appena ammesso che, per dare un'identità alle macchine, serve un'infrastruttura che nessuno controlla da solo: serve la blockchain!


Ed è qui che emerge il vero significato di quanto accaduto nelle ultime settimane.

Ad aprile stavamo osservando alcuni dei primi esempi di agenti capaci di generare ricavi, sostenere costi e custodire capitale on-chain. Oggi invece stiamo osservando la costruzione dell'infrastruttura necessaria perché possano operare su larga scala.


Probabilmente l'inizio di questo mercato.


Ma se questa nuova economia nascerà davvero, dove si accumulerà il valore?


È la domanda che guiderà il resto del report.



Capitolo 2. Otto settimane dopo


Per capire quanto è cambiato il campo da gioco, mettiamo in fila cosa è successo solo tra il report di aprile e oggi.


Il 18 marzo Stripe e Paradigm hanno dato il via alla mainnet di Tempo, una blockchain costruita solo per i pagamenti, con un protocollo dedicato alle transazioni tra macchine e una lista di design partner che da sola dice tutto: Visa, Mastercard, OpenAI, Anthropic, Deutsche Bank, Shopify.


Il 2 aprile x402, il protocollo di Coinbase che fa pagare a un agente una richiesta web in stablecoin (riesuma il codice HTTP 402, "Payment Required", riservato dal 1997 e mai usato), è stato donato alla Linux Foundation, con dentro Google, Visa, Mastercard, AWS, Microsoft e American Express.


Il 28 aprile Google ha donato il suo protocollo, AP2, alla FIDO Alliance, lo stesso consorzio che gestisce le passkey.


A maggio, Circle ha lanciato il suo stack per i pagamenti machine-to-machine in USDC e sono arrivati anche i primi casi d'uso concreti: una piattaforma di viaggi ha reso oltre 2,2 milioni di hotel prenotabili direttamente dagli agenti AI, mentre Cloudflare ha iniziato a permettere a grandi editori come TIME e Associated Press di farsi pagare dai crawler AI per ogni pagina consultata.


Il 10 giugno sono arrivate insieme Mastercard con AP4M e Visa con la partnership su OpenAI.


Sei standard in poche settimane, e dentro ci sono tutti. Visa e Mastercard partecipano contemporaneamente a x402, Tempo e ai propri protocolli proprietari, ad esempio. E quando i principali attori di un settore investono su più soluzioni in parallelo, di solito significa una cosa sola: il mercato esiste già, ma il vincitore non è ancora stato deciso.


Ora, mi chiedo, quanto è grande oggi l'economia che questi standard stanno cercando di servire? La risposta onesta è: ancora minuscola.



x402 ha processato oltre 165 milioni di transazioni cumulative con circa 69.000 agenti attivi, numeri che crescono in verticale, ma il controvalore economico è di circa 50 milioni di dollari in tutta la vita del protocollo, con una transazione media di 30 centesimi: l'intero volume storico dell'economia degli agenti equivale a due minuti di transazioni di Visa.


Ma, se ti fermi al volume, perdi i tre segnali che contano davvero, secondo me.


Il primo: la qualità delle transazioni sta migliorando in fretta, le transazioni sopra il dollaro sono passate dal 49% al 95% del volume in un anno, e la conversione da agente che testa ad agente che paga è quadruplicata in sei mesi.

Il secondo è una frase che l'head of blockchain di Mastercard ha detto a CoinDesk presentando AP4M:

"l'attività HTTP 402 sta crescendo e molti decline avvengono perché non c'è un'opzione di pagamento disponibile".

Le macchine stanno già provando a pagare e si vedono rifiutare la transazione perché manca il modo per farlo: questa è domanda inevasa misurabile, ed è il leading indicator che ha convinto Mastercard a muoversi adesso.


Il terzo segnale è la timeline stessa di questo capitolo: le aziende che vedono i flussi di pagamento mondiali in tempo reale e che non hanno nessun incentivo a inseguire narrative crypto, hanno deciso tutte insieme, nello stesso trimestre, che questo mercato va presidiato ora.


Il capitale di solito costruisce l'infrastruttura prima che arrivi il traffico e raramente lo fa in sei posti contemporaneamente per sbaglio.



Capitolo 3. Il quarto layer di investimento


In questo capitolo voglio correggere (o meglio aggiornare) il framework di aprile, perché alla mappa che avevo creato manca un pezzo.


Il report originale descriveva tre layer: i pagamenti, dove le stablecoin muovono il valore, il financial core, dove il capitale viene gestito e messo a lavoro, e il collaterale, l'asset di riserva che sta sotto il sistema.


Quella struttura regge ancora, e la rivediamo aggiornata nella seconda parte del report, ma gli eventi di queste otto settimane hanno reso visibile un livello che ad aprile era rimasto implicito: prima di pagare, finanziarsi o accumulare, un agente deve poter dimostrare chi è e cosa è autorizzato a fare.


Ogni volta che un essere umano paga online porta con sé un'intera storia verificabile. Un'identità, documenti, autorizzazioni, uno storico finanziario, sistemi di sicurezza costruiti in decenni.


Un agente AI non ha nulla di tutto questo e un merchant che riceve una richiesta di acquisto da un software deve rispondere a tre domande prima di accettare:

  1. questo agente è legittimo o è un bot malevolo?

  2. Sta agendo dentro un mandato che un umano (o un'azienda) gli ha davvero dato?

  3. Se sbaglia, chi paga?


Il quarto layer ha già un proprio vocabolario, si parla di Know Your Agent, una sorta di KYC per le macchine, di Verifiable Intent, lo standard sviluppato da Mastercard e Google per dimostrare cosa un utente ha autorizzato un agente a fare, e di Trusted Agent Protocol, l'infrastruttura con cui Visa e Cloudflare cercano di distinguere gli agenti legittimi dai bot malevoli. Sono tutti tentativi di risolvere lo stesso problema: creare identità, reputazione e responsabilità per soggetti economici che non sono umani.


Ed è proprio qui che la storia si fa interessante, perché questo è il layer dove la finanza tradizionale ha deciso di piazzarsi, e secondo me la scelta non è per niente casuale.


Mastercard con AP4M non compete con le blockchain, le usa. Le chain pubbliche fanno da registro delle credenziali, le stablecoin fanno da binario di settlement e Mastercard si tiene esattamente tre cose: la credenziale (chi può transare), il permesso (entro quali limiti) e la garanzia di settlement (la certezza di essere pagati). Non a caso sono anche i punti in cui tende ad accumularsi il valore, perché un merchant può anche non sapere quale blockchain stia utilizzando un agente, ma vuole sapere chi ne certifica l'identità e chi garantisce che il pagamento venga eseguito correttamente.


L'autostrada è pubblica, il casello no insomma.



Ad aprile a16z crypto, probabilmente uno degli attori con il maggiore interesse economico nel successo dell'infrastruttura crypto, ha pubblicato un'analisi sull'economia degli agenti che arriva a una conclusione sorprendente: per gran parte del commercio agentico saranno probabilmente le carte a mantenere la posizione dominante.


Il motivo è semplice: le carte non si limitano a trasferire denaro ma estendono credito, gestiscono pre-autorizzazioni, offrono protezione dalle frodi e consentono di contestare una transazione in caso di problemi. Una stablecoin può spostare valore, ok, ma non necessariamente può offrire tutte queste garanzie.


La conclusione di a16z è che il vantaggio delle stablecoin emerga soprattutto dove i circuiti tradizionali fanno più fatica ad operare: micropagamenti, servizi digitali nativi dell'AI e flussi machine-to-machine che non richiedono credito, chargeback o processi di underwriting tradizionali.


Sia chiaro: quel segmento potrebbe comunque diventare enorme, ed è esattamente il tipo di mercato per cui AP4M sembra essere stato progettato, ma la lezione del quarto layer va presa sul serio.


La finanza tradizionale non sta più cercando di sostituire le crypto né di combatterle, sta iniziando a incorporarle nella propria infrastruttura. E nella storia dei mercati, chi controlla il punto di accesso al sistema tende quasi sempre a catturare più valore di chi fornisce semplicemente il binario sottostante.



Capitolo 4. La domanda giusta da farsi


A questo punto il quadro è abbastanza chiaro, il trend è reale, l'infrastruttura sta arrivando a velocità impressionante e alcuni dei più grandi attori della finanza e della tecnologia stanno investendo tempo, capitale e risorse per costruirla.


La domanda che ci eravamo posti ad aprile ha già ricevuto una risposta: si, gli agenti AI useranno le crypto. Mastercard, Visa, Stripe e Google non stanno più discutendo questa possibilità, stanno già costruendo partendo dal presupposto che accadrà.


La domanda importante adesso è un'altra: chi catturerà il valore generato da questa nuova economia? Perché la storia degli investimenti è piena di persone che hanno individuato correttamente un trend e hanno comunque scelto l'asset sbagliato e infatti capire che una tecnologia vincerà è solo metà del lavoro, l'altra metà è capire dove si accumulerà il valore.


È un errore che il mercato crypto ripete ciclicamente: si tende a confondere il successo di una tecnologia con il successo dell'asset che le sta vicino, come se l'adozione di un'infrastruttura garantisse automaticamente il rendimento di qualsiasi token associato alla narrativa.


Ma le due cose sono molto diverse.


Un protocollo può essere utilizzato da milioni di persone senza che il suo token catturi valore in modo significativo, ne abbiamo già parlato più volte nei nostri report.


Un'economia degli agenti che cresce rapidamente ad esempio potrebbe arricchire emittenti di stablecoin, circuiti di pagamento, exchange quotati o aziende private, senza che questo si traduca necessariamente in rendimenti per gli asset che oggi attirano l'attenzione degli investitori.


Ed è proprio ciò che emerge osservando i primi dati reali: il valore non si sta distribuendo in modo uniforme lungo la filiera ma si sta concentrando in punti molto specifici e quasi nessuno di questi coincide con la narrativa dominante del mercato, quindi per capire chi sta davvero vincendo bisogna seguire il denaro, bisogna analizzare ogni passaggio della catena del valore e chiedersi chi monetizza una transazione, chi cattura le commissioni, chi beneficia dell'emissione monetaria e chi fornisce l'infrastruttura utilizzata dagli agenti.


Solo a quel punto il framework dei tre layer, diventati nel frattempo quattro, smette di essere una semplice lente interpretativa e diventa uno strumento di investimento.

È quello che faremo nella seconda parte del report.



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