Wagmi PRO| Guida ai Mercati 2026
- Wagmi Team

- 13 gen
- Tempo di lettura: 23 min
Il 2026 nelle crypto è più facile da capire rileggendo con lucidità cosa è successo nel 2025. Molte condizioni erano presenti, molte narrative sembravano corrette, ma il mercato non ha reagito come previsto. Non perché il ciclo fosse finito, ma perché la struttura era cambiata e la liquidità non si è trasmessa come il consenso si aspettava.
Questa guida non serve a fare previsioni, ma a distinguere tra ciò che è plausibile e ciò che è davvero probabile. È una bussola per orientarsi in un anno di transizione tra regimi, dove l’errore più grande non è sbagliare scenario, ma restare rigidi quando il contesto cambia.

Per capire davvero il 2026 bisogna partire da una domanda scomoda: cosa è andato storto nel 2025 e cosa invece era solo un’aspettativa sbagliata?
Il punto non è riscrivere la storia né trovare colpevoli, il punto è distinguere tra ciò che era osservabile e gestibile e ciò che, pur plausibile, non era automatico, perché nei mercati l’errore più costoso non è sbagliare previsione, è scambiare ciò che sembrava logico per ciò che era inevitabile.
01- Il contesto di partenza: perché il 2025 “sembrava” facile!
A inizio 2025 lo schema appariva favorevole:
inflazione in rallentamento rispetto ai picchi,
fine del ciclo restrittivo percepita come vicina,
anno dopo l'halving di Bitcoin,
ingresso di capitale istituzionale tramite ETF.
In un framework lineare, questo mix avrebbe dovuto sostenere un bull market ampio, peccato che il mercato però non si è mosso secondo quello schema.
Ed è qui che nasce la confusione.
Nel 2025 molte condizioni necessarie erano presenti. Ma non erano sufficienti.
Disinflazione ≠ regime risk-on
Fine dei rialzi ≠ politica monetaria accomodante
Halving ≠ domanda
ETF ≠ rotazione automatica del rischio
Quello che è mancato non è stato il “racconto giusto”,è mancata la liquidità marginale capace di trasformare quel racconto in trend. Il mercato ha guardato ai tassi e ai comunicati mentre il problema era nei canali di trasmissione della liquidità.
Il 2025 non è stato un anno senza bull market, è stato un bull market concentrato.
Bitcoin ha assorbito la maggior parte dei flussi investibili, e il resto del mercato crypto, in particolare le altcoin, ha sofferto dispersione, over-supply e selezione brutale.
Questo non è un fallimento del ciclo crypto però, è invece un cambio di struttura.
Un mercato più grande, più istituzionale e più regolamentato non distribuisce la liquidità in modo uniforme: la concentra.
Dal secondo semestre del 2025 il quadro si è ulteriormente complicato.
Il TGA rebuild ha drenato liquidità dal sistema proprio mentre il mercato si aspettava una trasmissione più favorevole verso il rischio. Uno shock meccanico, poco visibile nei dati macro tradizionali, ma rilevante per i mercati. Sia ben chiaro il rebuild non ha creato il problema, ma ha accelerato una dinamica già in atto: liquidità insufficiente per sostenere un allargamento del rischio.
Nel Q4, il prolungato shutdown del governo USA ha aggiunto uno shock di fiducia e incertezza operativa, aumentando la preferenza per asset core e rallentando ulteriormente la propensione al rischio.
Questi fattori non hanno invertito il ciclo ma hanno ritardato la trasmissione della liquidità e aumentato la dispersione: il mercato non "si è rotto", è diventato più selettivo.
Il ritorno delle tensioni commerciali nel 2025 non è stato semplice rumore geopolitico.
Le trade war non agiscono in modo lineare né immediato. Non entrano subito nei CPI o nei dot plot, ma operano a un livello più profondo, colpendo tre elementi chiave del sistema:
la fiducia,
il premio per il rischio,
la distribuzione dei flussi di capitale.
Quando la visibilità si riduce e l’incertezza aumenta, il capitale tende a concentrarsi sugli asset percepiti come più solidi e liquidi. In questo contesto Bitcoin ha retto relativamente meglio, mentre il resto del mercato crypto, più esposto al beta e alla dispersione, ha pagato il prezzo.
Questo effetto è stato amplificato da fattori interni al mercato: unlock concentrati, leva eccessiva, liquidazioni forzate e una frammentazione estrema della liquidità. Dinamiche che raramente compaiono nei modelli macro tradizionali, ma che emergono chiaramente osservando la struttura del mercato.
Il punto non è che “non si potesse sapere”, il punto è che il timing era incerto, ma il deterioramento della struttura era osservabile e anche noi non siamo stati in grado di coglierne pienamente l’impatto in tempo reale.
Il vero problema del 2025: aspettative troppo lineari
Molti hanno proiettato sul 2025 uno schema noto:
halving → bull market
legislazione crypto → risk-on
ETF → domanda strutturale
Ma il mercato stava già cambiando forma e stava diventando più grande, più istituzionale, più selettivo e sopratutto molto meno indulgente. E così per molti investitori il risultato è stato un anno frustrante e irregolare, non perché il ciclo fosse finito ma perché non si è manifestato nel modo previsto.
Anche noi abbiamo sbagliato (ed è importante dirlo!)
C’è un punto che va chiarito senza ambiguità: nel corso del 2025 anche noi ci aspettavamo una fase di espansione più ordinata nel Q4. Il contesto di fondo, disinflazione, fine del ciclo restrittivo percepita come vicina, domanda istituzionale via ETF, rendeva questo scenario abbastanza plausibile.
Non era una previsione irrazionale, ma non era nemmeno l’unico esito possibile.
Già nella seconda metà dell’anno alcuni segnali indicavano che qualcosa non stava funzionando come previsto: la liquidità marginale non stava accelerando, la rotazione su asset più rischiosi restava incompleta e la struttura del mercato mostrava fragilità crescenti.
Questo si rifletteva in una mcap stablecoin laterale, funding episodici e assenza di inflow persistenti: segnali coerenti con un regime ancora fragile
Avevamo inoltre identificato un punto strutturale corretto: l’ingresso degli ETF spot avrebbe probabilmente allungato il ciclo, introducendo nuovi attori e nuove dinamiche, rendendo il percorso meno esplosivo e più frammentato rispetto al passato.
Dove potevamo fare meglio non è stato nella lettura del contesto, ma nella velocità di adattamento.
Abbiamo riconosciuto i segnali di disallineamento, avremmo potuto ridurre il rischio prima e accettare più rapidamente che il mercato stava entrando in un regime diverso da quello atteso, ma questo non invalida il framework. Lo rafforza.
Perché il valore di un modello non sta nel non sbagliare mai scenario, ma nel riconoscere quando le probabilità stanno cambiando e adattare il rischio di conseguenza.
Ed è esattamente da questo errore che nasce questa guida.
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02 - Mercati 2026, Scenari, Regimi e Bussola Operativa
Il 2026 non sarà un anno come gli altri, non perché succederà “qualcosa di straordinario”, ma perché il mercato crypto è entrato in una fase diversa del suo sviluppo.
Il contesto è chiaro per chi sa leggerlo: il sentiment è deteriorato, le altcoin sono in sofferenza, molti portafogli sono in perdita e la narrativa dominante parla di ciclo finito, di bear market già iniziato, di uno schema a quattro anni che non avrebbe più nulla da offrire.
Questo è esattamente il momento in cui il rischio di errore è massimo, non perché ci sia euforia, ma perché c’è disorientamento, che spesso è peggio.
Gran parte della confusione attuale nasce da un errore concettuale di fondo: continuare a leggere il mercato crypto come se esistesse un solo ciclo, sempre uguale a se stesso:
Halving ----> Bull market ----> Bear market
Questo schema non è sbagliato. Ma oggi è incompleto perchè dal 2020 in poi il mercato crypto non vive più isolato, ma all’interno del sistema finanziario globale.
In molti si lasciano andare alle previsioni più disparate, ma In un contesto come quello che stiamo attraversando, affidarsi a target di prezzo o a previsioni lineari non è solo inutile: è pericoloso!
Le previsioni funzionano in un mondo stabile, mentre il 2026 sarà un anno di transizione tra regimi ed è molto probabile che Il mercato non si muoverà seguendo una singola narrativa, ma piuttosto che si muoverà per l’interazione tra più forze: liquidità, credito, inflazione, crescita, dollaro, politica e regolamentazione.
Queste forze possono rafforzarsi a vicenda oppure entrare in conflitto e, secondo me, il vero rischio nel 2026 non sarà “avere torto” ma piuttosto essere troppo rigidi quando il contesto cambia.
Questa non è una guida per indovinare il top, non è una lista di token per farer 100x, non è una promessa di rendimento. Questa guida ha un solo obiettivo: darti una bussola.
Nei momenti di incertezza il mercato cerca previsioni, storie semplici per ritrovare controllo, il problema è che le storie semplici funzionano solo quando il contesto è semplice e il 2026 non lo sarà.
Pensaci, una previsione è, per definizione, una narrazione lineare:
"E' successo A, quindi succederà B. La Fed taglia, quindi il mercato sale. Arriva un ETF, quindi parte il bull market. Il ciclo dura quattro anni, quindi il top deve arrivare entro una certa data."
Queste narrazioni sono rassicuranti e facili da comunicare, ma nel 2026 hanno tre enomri difetti strutturali:
Il primo è che sovrastimano il controllo: ti fanno credere che basti individuare l’evento giusto, il dato giusto, per avere la risposta giusta.
Il secondo è che sottovalutano gli shock: tutto ciò che non rientra nella storia viene ignorato, fino a quando diventa impossibile farlo.
Il terzo è che creano rigidità: quando costruisci un portafoglio intorno a una previsione, diventa psicologicamente difficile adattarlo quando il contesto cambia.
Ed è proprio così che molti investitori si trovano oggi bloccati, non perché abbiano scelto gli asset sbagliati, ma perché sono rimasti ancorati a una narrativa che non si è realizzata nei tempi attesi.
Il 2026 non sarà un’estensione lineare del 2025 e non sarà nemmeno una semplice ripetizione dei cicli passati.
Siamo in una fase di transizione tra regimi di mercato.
Questo significa che le correlazioni storiche diventano instabili, gli asset possono comportarsi in modo “contraddittorio”, il prezzo spesso reagisce dopo, non prima, al cambiamento del contesto.
In queste fasi, le previsioni smettono di essere utili perché presuppongono stabilità. Ma ciò che conta davvero è capire quale forza sta guidando il mercato in quel momento.
Quindi previsioni no, scenari si!
Uno scenario non è una previsione alternativa. È una mappa condizionata.
Non dice: “succederà questo”.
Dice: "se il contesto evolve in questo modo, questo è il comportamento più probabile del mercato."
Uno scenario ha tre funzioni precise, la prima è ridurre l’impatto emotivo: quando sai già come potresti comportarti in un certo contesto, reagisci meno di pancia. La seconda è evitare decisioni irreversibili, ti impedisce di aumentare rischio nel momento sbagliato o di liquidare tutto quando il mercato è già in stress. La terza è proteggere il capitale decisionale, non solo quello finanziario, perché la lucidità decisionale persa è spesso più costosa del drawdown.
Insomma gli scenari non servono a dimostrare di avere ragione, servono a restare adattabili.
03 - Investire in asimmetrie, non in certezze
Nel 2026 il vantaggio informativo non starà nell’indovinare il prossimo movimento di prezzo ma piuttosto starà nel capire quando le probabilità stanno cambiando.
Questo è il motivo per cui non investiamo in certezze, ma investiamo in asimmetrie condizionate, ora mi spiego meglio.
Un’asimmetria esiste quando:
il rischio è definito.
il contesto è coerente.
il potenziale supera la perdita attesa.
Ma un’asimmetria resta valida solo finché il contesto la sostiene. Quando il regime cambia, l’asimmetria svanisce, anche se il prezzo non lo ha ancora mostrato.
Gli scenari servono esattamente a questo: a riconoscere quando un’asimmetria smette di essere un'asimmetria.
C’è un principio che vale più di qualunque modello o indicatore e che dovete a tutti i costi mettervi in testa:
iI mercato non è una gara di velocità, è una gara di resistenza.
Nel breve periodo sembra più bravo chi prende più rischio. Nel lungo periodo resta in gioco chi gestisce meglio l’esposizione e chi ti dice il contrario, è ancora nella prima fase probabilmente.
Il mercato non elimina chi ha torto, elimina chi è sovraesposto quando ha torto: nel 2026 la liquidità sarà una risorsa strategica e le convinzioni assolute il rischio più grande
Questa guida parte da qui, non dall’idea di massimizzare il rendimento, ma da quella di restare nel gioco abbastanza a lungo da poterlo ottenere.
04 - Dove siamo davvero nel ciclo?
La domanda che domina il dibattito crypto oggi è apparentemente semplice:
Siamo ancora in bull market o siamo già entrati in bear market?
È una domanda comprensibile. Ma è anche la domanda sbagliata.
Nel 2026, continuare a cercare una risposta binaria a questa domanda è uno dei modi più rapidi per prendere decisioni sbagliate. Non perché il ciclo non conti più, ma perché stiamo guardando il ciclo con una lente troppo stretta.
Il grande errore è secondo me pensare che esista un solo ciclo
Per anni il mercato crypto ha funzionato seguendo uno schema relativamente lineare e
questo schema ha funzionato perché il mercato era piccolo, isolato e dominato da capitale retail, la liquidità necessaria per muovere i prezzi era limitata e le dinamiche macro restavano sullo sfondo.
Come già detto, dal 2020 in poi, questo mondo non esiste più, il mercato crypto è cresciuto di ordine di grandezza, è entrato nel radar delle istituzioni ed è diventato parte integrante del sistema finanziario globale, insomma oggi Bitcoin e (in misura diversa) il resto del settore, non si muovono più solo in base a dinamiche interne e questo significa una cosa molto semplice: non esiste più un solo ciclo.
Stiamo vivendo più cicli sovrapposti.
Il primo è il ciclo crypto interno.
È quello che conosciamo meglio, è legato all’halving, alla rigidità dell’offerta di Bitcoin, alle dinamiche on-chain, alle narrative e al posizionamento degli investitori. Questo ciclo non è scomparso, funziona ancora, ma non opera più in isolamento.
Il secondo è il ciclo macro esterno.
È legato alla liquidità globale, al credito, alla stabilità del collaterale, alla politica monetaria e fiscale. È il ciclo che governa il mondo risk-on e risk-off.
Quando questi due cicli sono allineati, il mercato crypto diventa potente e direzionale. Quando entrano in conflitto, il mercato diventa laterale, volatile e psicologicamente logorante.
Ed è esattamente questa la fase che stiamo attraversando.
Perché oggi molti pensano che il ciclo sia già finito?
La convinzione che il ciclo sia già terminato nasce da una dissonanza evidente: Bitcoin tiene. Le altcoin no.
Storicamente, nelle fasi centrali e finali del ciclo, le altcoin tendevano a performare meglio, ma oggi questo non sta accadendo e questo spinge molti a concludere che siamo già entrati in una nuova fase di bear market.
Questa lettura, in mia opinione, ignora due fattori fondamentali:
Il primo è che un mercato più grande e più istituzionale richiede più tempo e più liquidità per attivare una rotazione ampia.
Il secondo è che quando il ciclo crypto non è pienamente supportato dal ciclo macro, le altcoin sono sempre le prime a soffrire.
Questo non implica automaticamente la fine del ciclo ma piuttosto un ciclo incompleto e disallineato.
Il ciclo macro non segue l’halving, non segue le narrative, non segue i tweet:
segue la liquidità, il credito e la stabilità del sistema finanziario.
A questo punto dovrebbe essere chiaro che chiedersi “siamo in ber market o siamo in bull market” non basta.
La domanda corretta è un’altra:
Quale ciclo sta guidando l’altro in questo momento?
A volte è il ciclo crypto a prendere il comando. Altre volte è il ciclo macro a dettare le regole
e quando il macro prende il controllo, il mercato crypto può fare cose che sembrano irrazionali se lette solo con la lente dei vecchi cicli.
Ed è per questo che ora dobbiamo fare un passo ulteriore, dobbiamo smettere di parlare in astratto di “ciclo” e iniziare a parlare di "forze". Forze concrete, osservabili, che spingono o frenano il sistema.
Nel prossimo capitolo analizziamo le forze macro che nel 2026 avranno più peso di qualunque narrativa e che determineranno se il ciclo crypto potrà continuare in modo ordinato, accelerare in modo eccessivo o interrompersi bruscamente.
05 - Le forze che guidano il ciclo nel 2026
Arrivati a questo punto, una cosa dovrebbe essere chiara: capire dove siamo nel ciclo non è sufficiente. La vera domanda non è più in che fase siamo, ma che cosa sta guidando il mercato in questo momento.
Il mercato crypto non è più un ecosistema chiuso, lo abbiamo già capito, è diventato una derivata del sistema finanziario globale e questo significa che oggi alcune variabili hanno un peso sproporzionato, indipendentemente da ciò che racconta il mercato nel breve periodo.
Ora vediamo quali sono queste variabili.
01: La liquidità globale
La prima forza, la più importante in assoluto, è la liquidità globale.
La liquidità è l’ossigeno del sistema finanziario, quando aumenta, il rischio diventa sostenibile. Quando si contrae, anche gli asset migliori soffrono.
È fondamentale chiarire un equivoco molto diffuso, la liquidità non è solo QE o QT, non è solo ciò che fa la FED con i tassi di interesse e non è solo l'aggregato M2.
Oggi la liquidità entra ed esce dal sistema attraverso molti canali:
emissioni e rifinanziamento del debito pubblico.
gestione del conto del Tesoro.
mercato repo.
sistema bancario e credito privato.
qualità e disponibilità del collaterale.
Questo significa che puoi avere periodi in cui ufficialmente non c’è stimolo monetario, ma nei fatti le condizioni finanziarie restano accomodanti e viceversa.
Per il mercato crypto questo è cruciale: Bitcoin e gli asset digitali non reagiscono alle dichiarazioni, reagiscono alla liquidità marginale, a quella che entra per ultima e che cerca rendimento. Quando la liquidità cresce, la volatilità tende a comprimersi e il rischio viene premiato. Quando la liquidità si ritira, il mercato entra in modalità difensiva e il deleveraging diventa violento.
Questa è la ragione principale per cui Bitcoin può comportarsi bene anche in contesti apparentemente ostili, e per cui le altcoin soffrono quando la liquidità è solo sufficiente, ma non abbondante.
02: Inflazione e crescita
La seconda forza è il rapporto tra inflazione e crescita: il mercato non vive guardando il singolo dato macro, vive cercando di capire in che tipo di regime economico si trova.
Il contesto più favorevole agli asset risk-on è quello in cui:
l’inflazione rallenta.
la crescita resta positiva, anche se moderata.
le banche centrali non sono costrette a essere aggressive.
Il contesto più pericoloso è quello in cui:
l’inflazione resta elevata o torna a salire.
la crescita rallenta o si indebolisce.
la politica monetaria diventa una trappola.
Nel 2026 questo equilibrio sarà particolarmente delicato: politiche industriali, dazi, reshoring e tensioni geopolitiche possono essere inflattive senza generare vera crescita. Questo crea un ambiente instabile, in cui il mercato diventa estremamente sensibile agli shock.
03: Tassi reali
La terza forza è meno visibile, ma estremamente potente: i tassi reali.
I tassi reali rappresentano il rendimento di un’attività al netto dell’inflazione. In altre parole, misurano quanto cresce davvero il potere d’acquisto del capitale restando fermo.
Quando i tassi reali sono elevati, il capitale viene premiato per non prendersi rischio, tenere liquidità o titoli a basso rischio diventa una scelta razionale e il costo opportunità di detenere asset non produttivi, come Bitcoin, aumenta.
Quando invece i tassi reali iniziano a scendere, anche lentamente, questo equilibrio cambia. Il capitale smette di essere soddisfatto dal rendimento “sicuro”, diventa più inquieto e inizia a cercare alternative.
Per il mercato crypto non è necessario che i tassi vengano tagliati in modo aggressivo. È sufficiente che smettano di stringere e che le aspettative sui tassi reali inizino a cambiare.
Questo riduce il costo opportunità di detenere Bitcoin e altri asset digitali e rende il rischio più accettabile, soprattutto per il capitale istituzionale.
Nel 2026 anche piccoli cambiamenti nelle aspettative sui tassi reali possono avere un impatto significativo sul posizionamento, ben prima che il prezzo lo renda evidente.
4: Dollaro
La quarta forza è il dollaro.
Il dollaro non va letto come un semplice cambio valutario, ma come la gravità del sistema finanziario globale. È la valuta di riserva e, soprattutto, rappresenta il costo del funding per gran parte del mondo.
Non è tanto il livello del dollaro a contare, quanto il suo trend.
Quando il dollaro si rafforza in modo persistente, il funding diventa più costoso, la liquidità globale si contrae e il sistema entra in modalità difensiva. In questi contesti il rischio non scompare, ma diventa selettivo: gli asset più fragili e più leveraggiati soffrono per primi.
Quando invece il dollaro è laterale o perde momentum, la pressione sul funding si allenta. Il sistema respira, la dispersione diminuisce e il rischio torna ad essere sostenibile.
Nel mercato crypto questa dinamica è particolarmente evidente, Bitcoin tende a reggere meglio anche nelle fasi di dollaro forte perché viene percepito come asset core del settore. Le altcoin, più dipendenti dalla liquidità marginale, soffrono.
Quando il dollaro perde forza, la liquidità può finalmente propagarsi lungo la curva del rischio: la rotazione diventa più ampia, la selezione si riduce e il mercato diventa più permissivo.
5 Debito, politica e regolamentazione
La quinta forza è più lenta, ma profondamente strutturale. È l’intersezione tra debito, politica e regolamentazione, ed è la cornice dentro cui tutte le altre forze si muovono.
Il debito pubblico, in particolare negli Stati Uniti, è diventato un vincolo permanente, deve essere rifinanziato frequentemente e in quantità crescenti e questo rende il sistema sempre più dipendente da condizioni finanziarie che non siano eccessivamente restrittive.
Storicamente, quando il debito raggiunge questi livelli, il sistema tende a rispondere non con soluzioni radicali, ma con una combinazione di:
repressione finanziaria,
inflazione degli asset,
maggiore tolleranza verso politiche monetarie accomodanti.
Non perché sia la scelta ideale, ma perché è quella politicamente più sostenibile.
In questo contesto Bitcoin inizia a essere percepito non solo come asset speculativo, ma come alternativa monetaria marginale all’interno di un sistema sempre più vincolato dal debito.
La regolamentazione entra qui come possibile catalizzatore, ma va letta con attenzione: un quadro più chiaro riduce l’incertezza legale e abbassa il costo di ingresso per il capitale istituzionale, ma chiarezza non significa via libera totale, significa selezione e quindi non tutti gli asset beneficeranno allo stesso modo di maggiori regolamentazioni, alcuni diventeranno investibili ma molti altri resteranno esclusi. Nel 2026 questa selezione sarà uno dei fattori chiave della dispersione all’interno del mercato crypto.
06 - Macro Dashboard 2026
In un anno di transizione tra regimi, non basta avere un’opinione, serve un sistema di osservazione che permetta di capire quando il contesto sta cambiando prima che il prezzo lo renda evidente. Il prezzo, per sua natura, è sempre in ritardo. Liquidità, credito e posizionamento si muovono prima.
In questo capitolo vediamo un'insieme di indicatori che serve esattamente a questo: trasformare forze macro e on-chain in segnali osservabili.
Una regola va chiarita subito: questa dashboard non serve a reagire a ogni dato o a ogni movimento di mercato. Serve a riconoscere quando qualcosa di strutturale sta cambiando.
Gli scenari vanno rivalutati solo quando più segnali iniziano a muoversi nella stessa direzione mentre guardare un singolo indicatore isolato porta quasi sempre a errori: è l’allineamento dei segnali che conta.
Vediamo quali sono questi indicatori:
Liquidità
La liquidità è la forza dominante del sistema.
Non conta il livello assoluto, ma la direzione. Quando la liquidità netta in dollari aumenta, il rischio diventa progressivamente più sostenibile e il sistema può assorbire volatilità e incertezza.

Quando invece la liquidità si ritira, il mercato entra in modalità difensiva e la selezione aumenta.

Il mercato crypto può convivere con notizie negative, tensioni geopolitiche o tassi elevati. Fatica invece a sopravvivere a una contrazione violenta della liquidità.


Dollaro (DXY)
Il dollaro non va letto come un semplice cambio valutario, ma come il costo del funding globale.
Anche qui conta il trend, non il livello. Un dollaro in rafforzamento rende il rischio più caro, comprime la liquidità globale e aumenta la selezione. Un dollaro laterale o in perdita di momentum allenta la pressione sul sistema e apre spazio alla rotazione.
Il dollaro raramente decide se il mercato sale o scende. Decide piuttosto quanto il rischio può allargarsi.

Volatilità dei bond (MOVE)
La volatilità del mercato obbligazionario è uno degli indicatori più sottovalutati.
Il MOVE misura lo stress sul collaterale. Quando la volatilità sui bond aumenta, significa che la base del sistema finanziario diventa instabile. E quando il collaterale è instabile, tutto il sistema diventa più fragile, indipendentemente da ciò che stanno facendo le azioni o le crypto in quel momento.

Credit spreads
Il mercato del credito anticipa spesso ciò che il prezzo mostra solo dopo.
Gli spread High Yield funzionano come un termometro dello stress finanziario. Quando iniziano ad allargarsi, il mercato sta prezzando tensioni future, anche se gli asset risk non hanno ancora reagito. Spread stabili o in compressione indicano invece un contesto più costruttivo.
Il credito è lento, ma quando si muove raramente lo fa per caso.

Tassi reali (TIPS)
I tassi reali misurano il rendimento del capitale al netto dell’inflazione e definiscono il costo opportunità del rischio.
Non conta il valore puntuale, ma la direzione. Tassi reali in discesa riducono l’incentivo a restare fermi e rendono più accettabile l’assunzione di rischio. Tassi reali in salita favoriscono l’attesa e penalizzano asset non produttivi.
Per il mercato crypto non sono necessari tagli aggressivi. Spesso è sufficiente che la pressione sui tassi reali smetta di aumentare perché il comportamento del capitale inizi a cambiare.

Yield curve (2Y–10Y)
La curva dei rendimenti sintetizza le aspettative del mercato sul ciclo economico e sulla politica monetaria. Non va interpretata come un segnale binario di recessione, ma come un indicatore dinamico di transizione di regime. In particolare, movimenti rapidi della curva o fasi di re-steepening guidate dal tratto breve riflettono un cambiamento nelle aspettative sui tassi e spesso precedono variazioni nel comportamento degli asset risk.

Dati di crescita
I dati di crescita non misurano il costo del capitale, ma la tenuta reale dell’economia.
Indicatori come jobless claims, PMI e payroll vanno letti nella loro traiettoria, non nel singolo dato. Un rallentamento graduale è generalmente gestibile dal mercato. Una rottura improvv
isa della dinamica, invece, segnala un cambio di regime.



Liquidità nativa crypto (Stablecoin)
Sul lato crypto, il primo indicatore da osservare è la capitalizzazione delle stablecoin.
Quando la liquidità nativa cresce, il sistema ha carburante e può sostenere movimenti più ampi. Quando si contrae, il mercato diventa fragile anche se il prezzo regge. È uno dei segnali più diretti di risk-on o risk-off all’interno dell’ecosistema crypto.

ETF flows Bitcoin ed Ethereum
I flussi sugli ETF mostrano la domanda istituzionale reale, non la narrativa.
Flussi positivi e persistenti rafforzano uno scenario costruttivo e supportano la struttura del mercato. Flussi erratici o negativi indicano invece una domanda instabile e aumentano la probabilità di movimenti disordinati.


Ciclo on-chain (MVRV e SOPR)
Indicatori come MVRV e SOPR aiutano a capire se il mercato sta operando in profitto, in stress o in fase di distribuzione.
Servono a distinguere accumulo, euforia e fasi di transizione, fornendo una lettura più profonda del comportamento degli investitori.


Exchange reserves BTC ed ETH
Le riserve sugli exchange mostrano quanta offerta è immediatamente disponibile.
Riserve in aumento indicano potenziale pressione di vendita. Riserve in calo suggeriscono accumulo o riduzione dell’offerta immediata, rafforzando la struttura del mercato.


Attività reale: DeFi TVL
L’andamento della TVL DeFi e delle Layer 2 serve a distinguere tra crescita reale dell’attività e semplice movimento di prezzo.
Quando l’attività cresce insieme al prezzo, il movimento è più sostenibile. Quando il prezzo sale senza crescita sottostante, il rischio aumenta.

Questo insieme di indicatori non serve a prevedere il futuro, ma serve a diagnosticare il presente. Serve a capire quando uno scenario sta diventando più probabile, quando un altro sta perdendo forza e quando la scelta migliore è non fare nulla.
Nel 2026 la disciplina non sarà nel fare di più, sarà nel fare meno, ma al momento giusto.
07- Scenari per il 2026
Arrivati a questo punto, il quadro dovrebbe essere chiaro: il 2026 non sarà guidato da una singola variabile, non sarà guidato da una narrativa dominante e non sarà leggibile con una sola lente.
Sarà guidato dall’interazione tra più forze e queste forze non si muovono mai tutte nella stessa direzione. A volte si rafforzano. A volte si neutralizzano. A volte entrano in conflitto.
Ed è proprio da queste combinazioni che nascono i diversi regimi di mercato.
Gli scenari che seguono non sono previsioni di prezzo, ma sono configurazioni possibili delle forze che abbiamo analizzato: liquidità, tassi reali, dollaro, credito, crescita e posizionamento.
Come avrai capito i l 2026 non sarà deciso da una singola variabile, ma da come queste forze si combineranno.
Per questo non esiste uno scenario “giusto” in assoluto, esiste uno scenario più probabile e altri che vanno tenuti sul radar per gestire il rischio.
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