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Wagmi PRO |💰 Il Trade da 7.6 Trilioni che il Mercato Sta Ignorando

L’intelligenza artificiale sta entrando nella sua fase più costosa: quella dell’infrastruttura. Goldman Sachs stima oltre 7.6 trilioni di dollari di spesa AI nei prossimi anni tra compute, data center, storage e modelli. Ma mentre il mercato continua a concentrarsi sui chatbot e sui nomi più popolari dell’AI, sotto la superficie si sta formando un’intera economia infrastrutturale che sempre più spesso utilizza protocolli crypto invece dei sistemi tradizionali.

In questo report analizziamo dove finiranno davvero i flussi economici generati dagli agenti AI, come funziona la catena del valore DePIN e quali sono i layer infrastrutturali che potrebbero beneficiare maggiormente della nuova corsa all’oro dell’AI.



Introduzione


Nel report del 13 aprile "WAGMI PRO | 🤖 Il Prossimo Miliardo di Utenti Crypto Potrebbe non Essere Umano!" avevamo fatto una riflessione che oggi vale la pena riprendere, perché è esattamente da lì che parte tutto il resto.

"Il sistema finanziario tradizionale non è stato progettato per attori economici che non sono umani."

L’idea centrale era semplice: gli agenti AI non sono soltanto software intelligenti, ma nuovi attori economici, attori che dovranno custodire capitale, effettuare pagamenti, allocare risorse e interagire autonomamente con infrastrutture digitali e finanziarie. In altre parole, avranno bisogno di una vera economia nativa di Internet.


Ma oggi il punto diventa ancora più interessante, perché non basta più capire dove gli agenti tengono il denaro o come lo trasferiscono, bisogna capire dove finiranno i flussi economici generati da questa nuova economia.


Ed è qui che il mercato, secondo noi, sta commettendo un errore enorme, perché continua a prezzare gli agenti AI come se fossero ancora un esperimento di laboratorio, una narrativa futuristica buona per i VC, mentre i numeri raccontano già un’altra storia: un mercato che cresce a ritmi superiori al 45% annuo e che potrebbe ridefinire il funzionamento stesso dell’economia digitale.


Ed è proprio in questa discrepanza tra percezione e realtà che potrebbe nascondersi uno dei trade più asimmetrici del decennio.


Perché gli agenti AI non vivono di solo capitale, vivono di compute, di storage, di dati e di modelli pre-addestrati.


Felix, l’agente che abbiamo citato ad aprile e che ha generato 300.000 dollari di ricavi in cinque settimane, non lo ha fatto a costo zero. Dietro ogni dollaro di fatturato c’è stata una GPU che ha elaborato richieste, uno storage che ha mantenuto memoria e stato operativo, un’API che ha risposto in tempo reale e un dataset che ha alimentato gli output del modello. In altre parole: dietro ogni agente AI esiste un’intera infrastruttura economica.


E questa infrastruttura costa.


La parte interessante è che una quota crescente di questi flussi economici non sta finendo dentro sistemi tradizionali, ma direttamente su protocolli crypto.


Ed è qui che entra in gioco uno dei settori più fraintesi dell’intero mercato, che si chiama DePIN: Decentralized Physical Infrastructure Networks.


Un settore che a fine 2023 veniva venduto come la narrativa definitiva, nel 2024 è diventato una bolla speculativa e nel 2025 è stato praticamente dichiarato morto dal consenso del mercato.


I prezzi raccontano bene il sentiment: i principali token DePIN hanno perso mediamente tra il 70% e l’80% dai massimi, eppure il punto interessante è proprio questo: mentre il mercato perdeva interesse per la narrativa, l’infrastruttura continuava a crescere.


Infatti, mentre il prezzo dei token scendeva, le revenue mensili dei principali player in ambito compute sono passate da poche decine di migliaia di dollari a numeri a sei cifre nell'arco di dodici mesi, le reti decentralizzate di modelli AI hanno quasi triplicato il numero di sub-marketplace specializzati e le piattaforme di storage decentralizzato hanno firmato i loro primi grandi deal istituzionali con clienti che hanno bilanci miliardari.


Capite che sono questi i numeri che il mercato non sta guardando, sempre distratto da mille chiacchiere e dal cercare top e bottom su bitcoin.


Questa divergenza tra prezzo dei token e adozione dell'infrastruttura è esattamente il tipo di asimmetria su cui Wagmi PRO cerca di posizionarsi prima del consenso.


Non sempre la divergenza si chiude, alcuni progetti DePIN spariranno comunque lungo il percorso. Ma per chi riesce a distinguere quali protocolli stanno davvero diventando parte della nuova catena del valore e quali invece erano soltanto narrativa speculativa, l’opportunità è una di quelle che il mercato concede una o due volte per ciclo: posizionarsi per primi sull’infrastruttura che alimenterà l’economia degli agenti AI mentre il consenso crede ancora sia una moda passeggera o qualcosa di lontano.


Questo report ha quindi tre obiettivi:


Primo, raccontare in modo chiaro cosa è davvero la DePIN, togliendo dalla scrivania il rumore narrativo e perché oggi, nel 2026, il segmento ha una domanda strutturale che non aveva mai avuto.


Secondo, mappare la catena del valore del mondo DePIN nei suoi quattro (cinque in realtà) snodi operativi e mostrare quali sono i punti dove il valore si concentra.


Terzo, andare progetto per progetto sui "pillar" (pilastri), insomma i progetti che secondo Wagmi Lab sono i candidati più forti per intercettare questa ondata, con i numeri operativi, le posizioni di portafoglio e le tesi di entry/exit.


Cominciamo.



Capitolo 1. Cosa significa DePIN


Partiamo dal basso. La parola DePIN descrive una cosa semplice: una rete di infrastruttura fisica, server, GPU, dischi di storage, antenne radio, sensori, la cui proprietà non è di una singola azienda ma è distribuita tra migliaia di operatori indipendenti, coordinati tra loro da un protocollo blockchain che misura il loro contributo, premia chi ne dà di più e fa da meccanismo di pagamento per i clienti finali.


Per fare qualche esempio: invece di un data center di proprietà di Amazon Web Services (AWS), hai una rete di GPU sparsa per il mondo, ognuna posseduta da un operatore diverso, che vendono la loro capacità di calcolo a chi ne ha bisogno. Invece di un singolo magazzino dati di Google Cloud, hai una rete di nodi storage gestiti da migliaia di operatori. Invece di una rete radio di proprietà di Vodafone, hai una rete di antenne 5G installate da privati nei propri uffici.


In tutti questi casi, il protocollo blockchain fa due cose: verifica che ogni operatore stia davvero fornendo il servizio che dichiara, e distribuisce i pagamenti dei clienti in modo automatico, proporzionale al contributo, senza un intermediario centrale.


L'idea, in sé, esiste da almeno 7/8 anni. Helium, tra i primi progetti in questo ambito, è nato nel 2019. Filecoin, altro pioniere della categoria, ha lanciato la mainnet nel 2020. Ma quello che è cambiato nel 2026 non è la tecnologia, è la domanda e la domanda è (finalmente) arrivata dall'AI.


A fine aprile Goldman Sachs ha pubblicato la stima di capex globale in infrastruttura AI per i prossimi cinque anni: 7,6 trilioni di dollari tra il 2026 e il 2031, di cui 765 miliardi solo nel 2026, in crescita verso 1.600 miliardi annui entro il 2031.


Per darti una scala: 7,6 trilioni sono più del PIL aggregato di Italia, Germania, Francia e più del doppio dell'intera capitalizzazione del mercato crypto attuale messa insieme.


È il più grande ciclo di capex industriale dell'ultimo trentennio, paragonabile come ordine di grandezza solo alla costruzione delle reti telco negli anni '90.



Quando arriva un'ondata di capitale di questa portata, una delle regole più solide della finanza dice che il valore in borsa non lo cattura chi sviluppa la tecnologia di punta, lo cattura chi vende l'infrastruttura che la abilita.


Lo abbiamo visto in modo testuale nel boom AI degli ultimi tre anni con aziende come Nvidia si, ma anche Equinix (data center), Caterpillar (generatori di backup), Cisco (networking), Eaton (impianti elettrici), Vertiv (raffreddamento). Aziende che fino a tre anni fa nessun analista guardava, e che hanno fatto multipli di 3x, 5x, 8x sulle azioni proprio mentre il mercato pubblicava titoli sul lancio di GPT-5.


La regola è semplice e si applica praticamente a ogni rivoluzione industriale: il valore si concentra dove la barriera all'ingresso è alta e la domanda è non sostituibile. I modelli AI sono sostituibili, ne escono di nuovi ogni tre mesi. Le GPU non lo sono. I data center non lo sono. I generatori di backup non lo sono. Lo storage di lungo termine non lo è. La rete di sensori che alimenta i modelli con dati real-world non lo è.


Adesso la stessa logica si sta replicando dentro al perimetro crypto: una piccola ma crescente fetta di quei 7,6 trilioni di dollari non finirà a Caterpillar o Equinix, ma ora finirà a protocolli decentralizzati che vendono compute, storage, dati e modelli sotto forma di rete distribuita.


Non perché siano più convenienti in assoluto, non lo sono ancora, ma perché esiste già oggi una categoria specifica di clienti per cui la DePIN è strutturalmente migliore di AWS: gli agenti AI.


E qui ricolleghiamo i puntini col report di aprile: un'azienda umana che vuole comprare GPU su AWS lo fa in pochi click, ma un agente AI no. Un agente non ha un'identità riconosciuta dal sistema KYC di AWS, non può sottoscrivere un contratto, non può pagare con una carta di credito intestata a un essere umano o un'azienda.


Ecco, diciamo che se le crypto risolvono questo problema dal lato monetario, la DePIN lo risolve dal lato operativo, un agente può aprire un wallet, comprare crediti, ricevere accesso a una GPU in minuti, eseguire il suo workload, pagare e chiudere, senza chiedere il permesso a nessuno, senza una carta di credito, senza un contratto firmato.


Detto altrimenti: la DePIN è l'AWS degli agenti.


Ora bisogna capire che gli agenti, secondo le stime più conservative, cresceranno del 45% annuo nei prossimi cinque anni e quando una categoria di clienti cresce così, e quella categoria può comprare solo dalla tua infrastruttura, hai trovato il "moat" (fossato) strutturale che separa una semplice narrativa speculativa da un trade asimmetrico.


Il problema, naturalmente, è che non tutti i protocolli che si autodefiniscono "DePIN" hanno questo "fossato": alcuni hanno un prodotto reale, contratti reali, revenue reale, altri sono token narrativi che hanno cavalcato l'onda del 2024 senza mai trovare un cliente.


Sapere fare questa distinzione è esattamente il punto operativo del report e per farlo abbiamo bisogno di mappare la catena del valore.



Capitolo 2. La catena del valore di DePIN


Quando un'industria nuova si forma, il valore non si distribuisce mai uniformemente lungo tutta la catena, ma si concentra nei punti di passaggio obbligato, quelli dove un cliente deve necessariamente fermarsi per comprare qualcosa che non può ottenere da nessun altro nodo della catena.


Nei mercati finanziari tradizionali si chiamano intermediari critici, in economia industriale si chiamano colli di bottiglia. Nell'AI moderno si chiamano layer infrastrutturali. Il nome cambia, la dinamica no: chi controlla quel "pezzo" della catena cattura una quota sproporzionata del valore che passa attraverso la sua infrastruttura, e quel valore cresce in modo proporzionale al volume complessivo dell'industria che gli passa sopra.


Nel caso della DePIN, applicato in modo specifico al servizio degli agenti AI, gli snodi obbligati sono quattro (in realtà 5). Li vediamo uno per uno, in ordine di flusso, mentre i nomi specifici dei protocolli che presidiano ogni layer, e che compongono il portafoglio Wagmi PRO, li trattiamo nel Capitolo 5, con numeri operativi e tesi di posizionamento.



Layer 1. Compute GPU

È il primo punto di contatto tra gli agenti AI e l’infrastruttura fisica, perchè ogni volta che un agente AI esegue un’inferenza, cioè utilizza un modello per generare un output, ha bisogno di potenza computazionale. In pratica ha bisogno di una GPU. Quella GPU può trovarsi dentro un data center centralizzato come AWS o Google Cloud, oppure può appartenere a una rete distribuita composta da operatori indipendenti: farm di GPU usate per rendering 3D, cluster riconvertiti dal crypto mining all’AI, piccoli data center costruiti in paesi con energia a basso costo. Qui entra in gioco il layer compute decentralizzato: il protocollo coordina questa rete globale e vende capacità computazionale a prezzi spesso inferiori rispetto ai cloud tradizionali. In molti casi gli sconti rispetto ai provider TradFi possono arrivare tra il 40% e il 70% a parità di hardware. In cambio, gli operatori che forniscono GPU vengono remunerati tramite il token della rete quando il loro hardware viene utilizzato. Oggi questo mercato è dominato da pochissimi player realmente rilevanti, alcuni nascono dal mondo del rendering professionale e del 3D, altri sono stati progettati fin dall’inizio come alternative decentralizzate ad AWS. Sono approcci diversi ma complementari e soprattutto sono già dentro la catena del valore dell’economia AI.


Layer 2. Cloud decentralizzato

Una GPU isolata non basta, per funzionare davvero all’interno di un sistema AI, quella GPU deve essere integrata in un cluster coordinato tramite software di orchestrazione come Kubernetes, lo stesso standard utilizzato dai grandi data center tradizionali.

Senza questo strato, le GPU distribuite restano soltanto hardware scollegato.

È qui che entra in gioco il cloud decentralizzato: reti che aggregano CPU, GPU, RAM e storage rendendoli prenotabili, configurabili e schedulabili in modo simile ad AWS, ma senza un intermediario centrale. Questo è probabilmente uno dei segmenti dove la selezione del mercato è già iniziata, il protocollo leader del settore ha mostrato crescita delle revenue per diversi trimestri consecutivi ed è una delle poche tesi DePIN che ha già dimostrato trazione operativa reale, non soltanto narrativa.


Layer 3. AI Model Network

Gli agenti AI non hanno bisogno soltanto di compute, hanno bisogno anche di modelli.

Per anni l’unico modo per accedere a modelli avanzati è stato utilizzare API centralizzate come quelle di OpenAI o Anthropic. Ma nel tempo ha iniziato a emergere un modello alternativo: reti decentralizzate dove chiunque può pubblicare un modello AI, monetizzarlo e competere sulla qualità degli output. La struttura tipica di queste reti è composta da marketplace specializzati e ogni sub-network si occupa di un task verticale specifico: traduzione, immagini, analisi finanziaria, coding, prompt engineering e così via. Più cresce il numero di modelli e di marketplace funzionanti, più aumenta il valore della rete principale, perché i flussi economici passano attraverso il token nativo del protocollo. È probabilmente il layer più giovane dell’intera catena DePIN, ma anche quello con il potenziale asimmetrico più elevato, perché se i modelli verticali specializzati continueranno a crescere, il valore potrebbe concentrarsi molto più rapidamente rispetto ai modelli generalisti.


Layer 4. Storage e Data Layer

Ogni modello AI genera dati, ogni inferenza produce output che devono essere salvati, ogni training richiede dataset archiviati e recuperabili e ogni agente operativo nel tempo ha bisogno di memoria persistente. Tutto questo è storage. Nel mondo TradFi questo mercato è dominato da AWS S3, Google Cloud Storage e infrastrutture centralizzate simili, ma nel mondo crypto, invece, esiste un piccolo gruppo di protocolli che prova a costruire un’alternativa decentralizzata, ed è qui che troviamo uno dei casi più interessanti dell’intero settore, uno dei protocolli storici dello storage decentralizzato continua ancora oggi a firmare accordi istituzionali con università, archivi AI e organizzazioni governative, pur attraversando una delle fasi di prezzo più difficili della sua storia. È il classico caso di “right thesis, wrong timing”. Ed è anche il tipo di situazione dove la disciplina di investimento diventa più difficile: quando la tesi fondamentale continua a migliorare mentre il prezzo racconta l’esatto contrario.


Il quinto layer: le chain DePIN

Accanto ai quattro layer principali esiste poi una categoria separata che merita attenzione.

Non si tratta di protocolli che offrono direttamente compute, storage o modelli AI, ma di infrastrutture blockchain costruite appositamente per ospitare progetti DePIN. Possiamo pensarle come una sorta di “Layer 1 per il mondo DePIN”. Queste reti forniscono SDK, identità on-chain dei device, sistemi di proof-of-physical-work e strumenti per coordinare hardware distribuito nel mondo reale. È una tesi più precoce, più volatile e più rischiosa, ma anche una delle esposizioni più dirette alla crescita strutturale del settore.



Capitolo 3. Quanto può valere davvero questo mercato


Arrivati a questo punto, l'idea di fondo dovrebbe essere chiara: la DePIN è l'infrastruttura che permette agli agenti AI di operare come attori economici autonomi, e una fetta crescente della spesa enorme che l'intero settore AI sta per scaricare nei prossimi cinque anni finirà esattamente su questi protocolli decentralizzati.


Resta però la domanda più importante per chi deve decidere come allocare oggi: quanto vale davvero questa opportunità, in termini di flussi economici reali e non di narrativa? E soprattutto, qual è il dimensionamento sotto cui possiamo ragionare con un margine di sicurezza ragionevole, e non con il classico "questo progetto ha potenziale infinito", tipico delle narrative crypto, che poi non si materializzano mai?


Il primo dato che vale la pena guardare arriva da Anthropic, perché è uno di quelli che racconta cosa sta succedendo dietro le quinte, mentre il mercato discute di altro. Secondo i numeri pubblicati a fine 2025 dal team che gestisce la piattaforma Skills, il consumo di token da parte di agenti AI è cresciuto di circa 13 volte rispetto a gennaio 2025. Tradotto: nello stesso anno in cui il mercato crypto liquidava la narrativa DePIN come "morta", l'utilizzo reale dell'infrastruttura sottostante stava crescendo a un ritmo che pochissimi settori riescono a sostenere. Non è una proiezione, è una misurazione, ed è il segnale più diretto del fatto che la domanda strutturale è già qui, non in un futuro lontano.


Goldman Sachs stima che tra il 2026 e il 2031 verranno spesi 7,6 trilioni di dollari in infrastruttura AI globale: la stragrande maggioranza di questa cifra resterà ovviamente dentro il mondo TradFi, perché parliamo di data center fisici, contratti istituzionali, accordi miliardari tra hyperscaler e grandi clienti enterprise.


Ma se la DePIN, grazie al suo vantaggio strutturale sugli agenti AI, riuscirà a intercettare anche solo l'1% di quel capex nei prossimi cinque anni, parliamo di 76 miliardi di dollari di flussi economici che entreranno direttamente nei protocolli decentralizzati. In uno scenario un po' meno conservativo, con una cattura del 3%, parliamo di 228 miliardi.


Per dare un riferimento: il TVL massimo dell'intera DeFi al picco del ciclo 2021-2022 è stato di circa 180 miliardi, e quello del 2024 si è fermato sotto i 130. In altre parole, anche nello scenario più prudente, la DePIN potrebbe muovere nei prossimi cinque anni più valore di quello che la DeFi ha mai raggiunto in tutta la sua storia, e potrebbe farlo non grazie a leverage e farming, ma a ricavi reali da clienti reali.


Naturalmente, parliamo di stime, e nelle stime c'è sempre un margine di errore: la % potrebbe essere più bassa, alcuni protocolli potrebbero non riuscire a scalare, la TradFi potrebbe rispondere con offerte AWS-native specifiche per agenti AI che riducono il gap competitivo. Ma il punto operativo non cambia, perché anche assumendo lo scenario più conservativo, parliamo di un settore che oggi è prezzato a frazioni di quel valore complessivo, ed è esattamente questo il tipo di asimmetria strutturale su cui Wagmi Lab sceglie di posizionarsi prima del resto del mercato, idealmente mentre tutti urlano "bear market!".


Una volta che il quadro dimensionale è chiaro, resta una sola domanda davvero importante per chi sta valutando come allocare oggi: quali sono i protocolli specifici che secondo Wagmi Lab hanno la posizione più forte per intercettare questa ondata, e con che logica operativa li trattiamo nel portafoglio? È esattamente quello che vediamo nel prossimo capitolo.



Capitolo 4. La mappa operativa dei progetti del mondo DePIN


A questo punto del report la cornice teorica è completa: abbiamo ricostruito la catena del valore della DePIN, abbiamo capito perché gli agenti AI sono il cliente strutturale che sta cambiando la domanda del settore, abbiamo visto quanto vale davvero il "size of the prize" che la DePIN può intercettare nei prossimi cinque anni.


Adesso però si entra nella parte più importante del report, quella operativa, dove analizziamo nel dettaglio quali sono i progetti DePIN sui quali abbiamo deciso di investire e perché.




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