Wagmi PRO | 🏦 La Vera Arma della Fed Non Sono i Tassi.
- Wagmi Team

- 6 giorni fa
- Tempo di lettura: 14 min
Dopo l'ultima riunione della Federal Reserve, il dibattito si è concentrato sulle solite domande: Warsh è stato abbastanza restrittivo? La Fed alzerà davvero i tassi a settembre? Quanto contano i voti contrari? Sono domande legittime. Dopotutto, dopo la conferenza stampa, il mercato ha rapidamente iniziato a prezzare una probabilità crescente di un rialzo già nella prossima riunione. Ma, rileggendo con calma l'intervento di Kevin Warsh, credo che il passaggio più importante di tutta la conferenza sia passato quasi inosservato. Questo report parte da qui.

Nella conferenza stampa dell'ultimo meeting FOMC a un certo punto Warsh ha detto che
"I mercati stanno imparando a "giocare con la palla, non con l'arbitro."
È una frase che può sembrare soltanto una metafora, ma secondo me invece racconta un cambiamento molto più profondo perché per oltre quindici anni i mercati hanno vissuto osservando quasi esclusivamente le mosse delle banche centrali, ogni parola pronunciata dal presidente della Fed veniva analizzata nel dettaglio e ogni conferenza stampa modificava le aspettative sui tassi e diventava il principale catalizzatore dei mercati.
In altre parole, gli investitori non guardavano il gioco appunto, ma guardavano l'arbitro.
Oggi, però qualcosa stia cambiando, il mercato sembra reagire meno alle dichiarazioni della Federal Reserve e molto di più a quello che accade sotto la superficie: liquidità, debito pubblico, Treasury e condizioni finanziarie. Ecco da cosa nasce la tesi di questo report.
La tesi
Negli ultimi vent'anni abbiamo imparato a leggere la politica monetaria attraverso i tassi di interesse.
Se la Fed li alza, i mercati si preoccupano.
Se li abbassa, i mercati festeggiano.
È una lettura semplice che per molto tempo ha funzionato.
Oggi, però, credo che il contesto sia cambiato, il sistema finanziario è molto più indebitato rispetto al passato. Governi, imprese e famiglie dipendono da una quantità di credito enormemente superiore rispetto a vent'anni fa e questo rende il sistema sempre più sensibile non solo al costo del denaro, ma soprattutto alla sua disponibilità.
È qui che nasce la mia tesi: i tassi continuano a essere importanti, ma non credo siano più la variabile dominante, e oggi, la vera domanda, non è quanto costa il denaro ma:
Quanta liquidità dovrà essere immessa nel sistema per mantenerlo stabile?
Può sembrare una sfumatura, ma cambia completamente il modo di interpretare i mercati.
Il tasso di interesse rappresenta il prezzo del denaro.
La liquidità rappresenta invece la quantità di denaro disponibile nell'economia.
E quando osserviamo gli ultimi anni, scopriamo una cosa interessante, perchè nonostante abbiamo assistito al ciclo di rialzi dei tassi più aggressivo degli ultimi quarant'anni, ogni volta che la liquidità è tornata ad aumentare, anche gli asset finanziari hanno ripreso a salire, Bitcoin, Nasdaq, azioni tecnologiche, spesso perfino gli asset più speculativi.
È una dinamica che, secondo me, molti continuano a sottovalutare.
Il dibattito resta concentrato sulla prossima decisione della Fed mentre io credo invece che dovremmo semplicemente chiederci: la liquidità globale sta aumentando oppure diminuendo?
Ed è proprio da qui che voglio andare a fondo perchè pare che il mercato obbligazionario abbia iniziato a leggere questa trasformazione prima del resto degli investitori.
Prezzo del denaro e quantità di moneta
Per capire perché ritengo che il mercato obbligazionario stia guardando nella direzione giusta, dobbiamo chiarire un concetto fondamentale: il prezzo del denaro e la quantità di denaro non sono la stessa cosa. Spesso questi due concetti vengono confusi, ma descrivono aspetti completamente diversi della politica monetaria, come abbiamo appena detto, i tassi di interesse rappresentano il prezzo del denaro, ci dicono quanto costa prendere denaro in prestito metre la liquidità, invece, rappresenta la quantità di capitale che continua a circolare nel sistema finanziario. Fin qua tutto chiaro no?
Ma è qui che nasce il punto centrale che è dfficile da cogliere: quando la Federal Reserve alza i tassi, rende più costoso il credito, ma questo non significa automaticamente che il sistema disponga di meno liquidità.
Negli ultimi anni ne abbiamo avuto un esempio molto chiaro: mentre la Fed portava avanti il ciclo di rialzi più aggressivo degli ultimi quarant'anni, il sistema continuava comunque a essere alimentato da altre fonti di liquidità: emissioni di debito, interventi del Tesoro, operazioni sul mercato monetario e strumenti che, pur non essendo formalmente un nuovo Quantitative Easing, hanno contribuito a mantenere abbondante il capitale disponibile.
È proprio questa apparente contraddizione che, secondo me, molti investitori continuano a sottovalutare perché ormai ci siamo (erroneamente) abituati a pensare che tassi alti significhino automaticamente meno liquidità ma in realtà le due cose possono seguire percorsi diversi, ed è esattamente quello che il mercato obbligazionario sembra aver iniziato a comprendere. Perché chi compra Treasury non guarda soltanto al livello dei Fed Funds, ma guarda anche alla quantità di debito che dovrà essere rifinanziata, alla domanda di obbligazioni e, soprattutto, alla liquidità necessaria per mantenere stabile l'intero sistema finanziario.
È questo il motivo per cui credo che oggi osservare esclusivamente i tassi di interesse rischi di essere fuorviante perchè in realtà non ci interessa troppo il costo del denaro stesso, ci interessa se quel denaro continua comunque a fluire nell'economia e negli ultimi anni, è stata proprio questa seconda variabile a spiegare molto meglio il comportamento dei mercati finanziari.
Per questo motivo, quando analizzo Bitcoin, le azioni tecnologiche o più in generale gli asset risk-on, la prima domanda che da porsi non è più cosa farà la Fed al prossimo meeting.
La domanda è un'altra: da dove arriverà la prossima ondata di liquidità?
Il mercato obbligazionario
A differenza del mercato azionario, che spesso reagisce alle aspettative di breve periodo, chi investe in Treasury è costretto a guardare molto più avanti perché acquistare un'obbligazione US significa, prima di tutto, rispondere credere che gli Stati Uniti saranno in grado di finanziare il proprio debito nei prossimi anni.
Ed è qui che il livello dei tassi diventa soltanto una parte dell'equazione, l'altra variabile, probabilmente ancora più importante, è la quantità di liquidità che sarà necessaria per assorbire un debito pubblico in continua crescita. Negli Stati Uniti, infatti, il Tesoro dovrà rifinanziare migliaia di miliardi di dollari di obbligazioni in scadenza nei prossimi anni, di cui circa un terzo solo nei prossimi 12 mesi.

Ogni nuova emissione dovrà trovare un acquirente e se la domanda privata non fosse sufficiente, il sistema dovrà inevitabilmente creare le condizioni affinché quella domanda continui a esistere.
È proprio questo che, secondo me, il mercato obbligazionario sta iniziando a prezzare, non soltanto un possibile rialzo dei tassi ma piu che altro il fatto che un sistema con questo livello di debito avrà bisogno, prima o poi, di condizioni finanziarie più accomodanti e di una maggiore disponibilità di liquidità.
I segni ci sono, e sono nei rendimenti.
Quando diciamo che il mercato obbligazionario guarda altro, non è un modo di dire: si vede nel comportamento dei titoli. Il rendimento del trentennale americano è al 5,27%, il massimo da giugno 2007, e il decennale viaggia intorno al 4,7%. Ma il dato che conta di più è il momento in cui si sono mossi: gran parte del rialzo è arrivato dopo la conferenza di Warsh, non sulla decisione sui tassi.
In altre parole, il tratto lungo della curva si è scollato dal tasso di policy. La Fed può tenere i tassi fermi quanto vuole, ma è il mercato a decidere il prezzo del debito di lungo periodo.
E questo prezzo ha un costo che si vede nei conti pubblici. La spesa per interessi sul debito americano è a un record di 1,38 mila miliardi di dollari, il 4,2% del PIL, il livello più alto dal 1997, quasi triplicata in cinque anni.

Qui si chiude il cerchio: il Tesoro deve rifinanziare il muro di debito di cui abbiamo parlato ai rendimenti di oggi, molto più alti di quelli a cui quei titoli erano stati emessi, ogni rifinanziamento peggiora il conto degli interessi, che aumenta il deficit, che costringe a emettere ancora più debito, che spinge ancora più su i rendimenti.
Da questo circolo non se ne esce alzando i tassi, se ne esce solo, prima o poi, con più liquidità.
Ed è esattamente per questo che il mercato obbligazionario, oggi, guarda la liquidità più della Fed, perchè la Fed decide il prezzo ufficiale del denaro ma è il mercato obbligazionario che, ogni giorno, misura quanto denaro sarà necessario per mantenere in equilibrio l'intero sistema.
E' una differenza enorme perché significa che il mercato non sta più cercando di anticipare soltanto la prossima decisione del FOMC ma cercando di capire quale sarà il prossimo equilibrio tra debito, liquidità e crescita economica.
Ed è probabilmente anche il motivo per cui la frase pronunciata da Kevin Warsh mi è sembrata così significativa, forse i mercati stanno davvero smettendo di guardare l'arbitro e hanno capito che la partita si gioca da un'altra parte?
Bitcoin
Chi legge questi report da un po' sa che negli ultimi anni Bitcoin ha smesso di comportarsi come un asset isolato e sempre più spesso si muove insieme agli altri asset risk-on, reagendo alle condizioni finanziarie globali prima ancora che alle notizie provenienti dal settore crypto.
Ed è proprio questo il punto.
Se il mercato sta iniziando a spostare l'attenzione dai tassi alla liquidità, allora anche il modo di analizzare Bitcoin deve evolversi. Per anni il dibattito si è concentrato quasi esclusivamente sulle decisioni della Federal Reserve e ogni meeting del FOMC diventava un evento capace di cambiare il sentiment del mercato, ma se il vero motore del ciclo è la disponibilità di liquidità, allora il focus dovrebbe essere un altro: dovremmo osservare dove stanno andando i flussi di capitale, dovremmo monitorare il mercato dei Treasury, il rifinanziamento del debito pubblico, le condizioni finanziarie e, più in generale, la direzione della liquidità globale.
È qui che, probabilmente, si costruisce il prossimo trend di Bitcoin.
Chiaramente continueranno a esistere correzioni improvvise, eventi geopolitici e shock macroeconomici, ma se la tesi di questo report è corretta, allora ogni correzione andrà letta all'interno di un quadro molto più ampio perché, nel lungo periodo, Bitcoin non dipende soltanto da quello che dice la Fed ma dipende soprattutto dalla direzione in cui si muove la liquidità globale.
Cosa monitorare
Quindi abbiamo capito che costruire una strategia attorno a una sola domanda ("la Fed alza o taglia?") oggi è un errore.
E anche se continueremo a seguire ogni decisione del FOMC e passare dei bellissimi mercoledì sera a decifrare le parole di Warsh, non può essere solo quella la nostra bussola o navigheremo nell'incertezza.
Il problema è che "guardare la liquidità" detto così non serve a niente, quindi ti dico esattamente cosa guardo io, dove lo leggo, e perché ma parto da un avvertimento importante: il grafico che vedi postato ogni giorno da profili X di "grandi esperti crypto", quello della Global M2 sovrapposta a Bitcoin con l'anticipo di qualche settimana, ha smesso di funzionare.
Tra il 2025 e questo 2026 la massa monetaria globale ha continuato a fare nuovi massimi e Bitcoin non ha seguito e continuare ad auspicarsi il recupero di Bitcoin è un po' come credere a babbo Natale.

Non è un dettaglio da poco: chi ha continuato a prendere decisioni basandosi su quel grafico si è ritrovato dalla parte sbagliata del mercato, perché la correlazione si era già rotta da un pezzo e inoltre pure quando la correlazione sembra "funzionare", spesso stai semplicemente osservando i movimenti del dollaro mascherati da liquidità globale. Il fatto che ognuno sposti le curve avanti o indietro di qualche settimana per farle combaciare dovrebbe già farti capire quanto sia fragile quella relazione.
Quindi no, Global M2 non è la nostra bussola, quello che guardiamo davvero è più noioso, ma anche più realistico, ecco il quadro degli indicatori che monitoriamo in un colpo d'occhio, con i valori di oggi:
Se questo è il tipo di lettura che stai cercando, in Wagmi PRO lavoriamo esattamente su questo: leggere i trend strutturali prima che il mercato li prezzi, distinguere la narrativa dal meccanismo e tradurre tutto in posizioni concrete.
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