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Wagmi PRO | Liquidità, Treasuries e Bitcoin: Il Regime Sta Cambiando

Nelle ultime due settimane il mercato tradizionale ha cambiato registro e abbiamo visto titoli tech e soprattutto il mondo del software e delle aziende ad alta marginalità correggere in modo brusco. Il timore è che l’AI possa comprimere i vantaggi competitivi di interi modelli di business, erodendo pricing power e barriere all’ingresso.

In altre parole, il mercato ha iniziato a chiedersi se l’intelligenza artificiale non stia solo creando vincitori, ma anche distruggendo rendite di posizione consolidate.

La narrativa si è concentrata su questo, multipli troppo elevati, euforia eccessiva, aspettative irrealistiche ma mentre l’attenzione era tutta sulle valutazioni delle aziende che distribuiscono software as a service, qualcosa di più rilevante si stava muovendo nel mercato obbligazionario.




Capitolo1. Il Segnale è la Duration.


La lettura superficiale (ma diffusa) che ho visto la scorsa settimana è stata più o meno questa: "i titoli legati alla tecnologia e all’intelligenza artificiale correggono, quindi la bolla AI si sta sgonfiando, ma allo stesso tempo l'AI sta distruggendo l'industria dei software."



Secondo me una spiegazione un po' ingarbugliata (l'AI è una bolla oppure sta mangiandosi altri settori?Decidiamoci) ma anche semplicistica perché quando un settore è sopravvalutato, il capitale non scappa dal rischio ma si sposta all’interno del rischio, ad esempio passa dal tech agli industriali, dall’high growth a settori più ciclici, ma resta nell’azionario.


Negli ultimi giorni invece abbiamo visto i rendimenti dei Treasury a lunga scadenza che sono scesi in modo significativo, in parallelo le utilities hanno sovraperformato e, elemento non secondario, anche oro e argento hanno corretto insieme ai titoli tecnologici.



Questo è un punto chiave.


Se fosse stata una fuga da software e AI, l’oro avrebbe dovuto beneficiarne come asset rifugio invece abbiamo assistito a una compressione più ampia, con movimenti che non raccontano una semplice rotazione tematica, ma una revisione più profonda delle aspettative perché la crescita nella domanda di Treasury a lunga scadenza significa che il mercato comincia ad assumere che la crescita rallenterà, che l’inflazione continuerà a scendere e che la Fed, prima o poi, dovrà tagliare più di quanto oggi è scontato.


Capiamoci meglio.


La Fed controlla i tassi a breve termine come sappiamo, ma il tratto lungo della curva non risponde direttamente alle sue decisioni, risponde alle aspettative del mercato.

Ad esempio il rendimento dei titoli di stato a 10 o 30 anni riflette cosa gli investitori pensano accadrà nei prossimi anni in termini di crescita, inflazione e politica monetaria e quanto rischio richiedono per detenere debito a lunga scadenza.


Negli ultimi 18 mesi abbiamo già visto due movimenti molto diversi, nella prima fase la Fed ha iniziato a tagliare, ma nonostante i tagli i rendimenti a lungo sono saliti, questo era un segnale fiscale, il mercato stava guardando l’enorme quantità di debito da finanziare e chiedeva un premio più alto per assorbirlo.



Ora siamo in una fase diversa, il tratto lungo sta scendendo in modo più rapido e coerente, come se stesse accadendo una revisione al ribasso delle aspettative di crescita. Ed è per questo che per questo segnala una possibile politica monetaria più dovish, perché quando il rendimento a lungo scende più velocemente del breve, il mercato sta implicitamente dicendo che i tassi futuri saranno inferiori a quelli attuali.



Capitolo 2. Il Cambio di Paura: da Inflazione a Growth


Ogni momento di mercato è dominato da una paura diversa.



Negli ultimi trimestri la paura dominante era l’inflazione. Il timore che i prezzi potessero riaccelerare verso l’alto, che la politica fiscale potesse riaccendere pressioni e che la Fed fosse costretta a restare restrittiva più a lungo.


In quel contesto le obbligazioni soffrivano, i rendimenti reali salivano e la liquidità restava compressa. Il mercato temeva di essere nella fase “inflazione alta con crescita ancora solida”, una fase tipica di fine ciclo in cui la banca centrale diventa più aggressiva. Oggi quella paura sta cambiando natura.


Ma qui c’è un passaggio fondamentale: per capire se esiste davvero un’opportunità, dobbiamo distinguere tra dove il mercato pensa di essere e dove l’economia si trova realmente.


Nel 2025 la narrativa dominante è stata quella della stagflazione. Inflazione percepita come strutturalmente rigida, banche centrali vincolate, asset reali e posizionamento difensivo privilegiati. Growth e crypto sono stati "deriskati" non necessariamente perché i fondamentali fossero collassati, ma perché il regime macro era percepito come ostile alla duration e al rischio.


Eppure sotto quella narrativa la crescita non stava accelerando in modo strutturale. L’inflazione si stava stabilizzando. Il mercato ha allocato capitale sulla base della percezione del regime.


Oggi quella percezione sta cambiando di nuovo.


Alcuni dati di crescita ancora solidi, PMI resilienti e inflazione in moderazione stanno alimentando una nuova convinzione: potremmo entrare in una fase più equilibrata.


Ed è qui se osserviamo il ciclo attraverso una matrice crescita–inflazione, il quadro diventa più chiaro.



Negli ultimi trimestri il mercato ha ragionato come se si trovasse in un regime vicino alla stagflazione: inflazione percepita come persistente, crescita in rallentamento, banca centrale vincolata.


Era una fase in cui l’inflazione veniva vista come strutturalmente rigida mentre la crescita iniziava già a perdere slancio.


Ora stiamo progressivamente scivolando verso il quadrante in cui l’inflazione rallenta e la crescita si indebolisce in modo più evidente. Questo è il territorio del cosiddetto growth scare.

Non è ancora recessione piena. Non è più la paura dominante dell’inflazione fuori controllo. È una fase di transizione in cui il rischio principale diventa la perdita di slancio economico.


Il sentiment lo conferma, Fear & Greed su crypto a livelli estremi di paura, derisking sull’azionario, bond in rally. Questo non è ottimismo macro, è ricerca di protezione.


In un regime di cosiddetta "growth scare" i rendimenti scendono perché il mercato anticipa un rallentamento e questo non significa automaticamente che tutto ciò che è risk-on debba salire, anzi. È una fase di transizione in cui prima il mercato comprime gli asset di rischio, e solo dopo inizia a prezzare la risposta della banca centrale al rallentamento, solo quando quella risposta diventa credibile, la liquidità torna a essere la forza dominante ed è in questa seconda fase che gli asset più sensibili alla liquidità iniziano a muoversi in modo strutturale.


La curva dei rendimenti quindi è il termometro del ciclo: quando il tratto lungo scende in modo deciso, significa che il mercato sta rivedendo la crescita futura e sta abbassando la traiettoria implicita dei tassi di interesse.


Storicamente il mercato obbligazionario anticipa quello azionario perché è legato al costo del capitale, gli utili possono sorprendere trimestre dopo trimestre, il debito invece è matematica, quando il costo del capitale cambia, cambia il valore attuale di tutto il mercato: azioni, immobili, asset speculativi.


Cosa significa questo per Bitcoin?


Come ben sappiamo Bitcoin oggi non vive più in un mondo parallelo, è un asset macro e il suo driver principale é la liquidità globale e quando l’economia rallenta, i bond iniziano a salire, i rendimenti reali si comprimono, il dollaro si indebolisce e la propensione al rischio aumenta. Bitcoin tende a muoversi proprio quando le condizioni finanziarie iniziano ad allentarsi ma la tempistica è fondamentale.


Nella fase iniziale di growth scare, BTC può restare volatile e muoversi insieme all’azionario perchè il mercato deve prima digerire il rallentamento. Il rally sostenibile non nasce dal rallentamento in sé ma nasce dal'attesa della risposta monetaria al rallentamento.

Quando il mercato percepisce che la Fed non può più restare restrittiva e dovrà diventare esplicitamente accomodante, il flusso cambia direzione.


Ed è qui che Bitcoin tende ad anticipare il resto del mercato ma va detto che solo se vedremo rendimenti reali scendere in modo strutturale, un dollaro che si indebolisce con continuità e un mercato che inizia a prezzare tagli in modo deciso, allora la probabilità di una nuova fase espansiva aumenterà.


Fino a quel momento, la disciplina conta più dell’entusiasmo.




Capitolo 3. Le Condizioni per il Cambio di Regime


Le narrative sono opinabili. I dati no. Ecco perché, prima di parlare di “pivot”, “nuova bull run” o “liquidità in arrivo”, dobbiamo partire dall’ultimo dato concreto uscito venerdì 13: l’inflazione US.



L'inflazione negli Stati Uniti è scesa, e fin qua tutto bene, ma non c’è stato un vero e proprio crollo, non c’è stata una sorpresa tale da cambiare radicalmente le aspettative nel giro di poche ore. Ed è proprio questo il punto, non è stato un dato di svolta, direi più un dato di continuità.

L’inflazione continua a raffreddarsi gradualmente, l'inflazione core non è ancora tornata al target del 2%, ma la cosa impiortante è che non sta riaccelerando. Il mercato non ha bisogno di un crollo dell’inflazione per iniziare a prezzare tagli.

Ha bisogno di due condizioni: la prima è che l’inflazione non torni a salire, la seconda è che la crescita perda slancio in modo credibile. Il dato di venerdì soddisfa la prima condizione, non mostra una nuova fiammata inflattiva, ma non è ancora sufficiente per forzare la seconda, non siamo in un regime di disinflazione aggressiva ma diciamo in un regime di raffreddamento graduale.


E questo spiega perché il movimento dei bond è stato ordinato, non violento.

Se il CPI fosse crollato sotto area 2,3% con un core in forte compressione, oggi vedremmo un pricing molto più aggressivo sui tagli. Non è successo. Siamo ancora in una zona intermedia ed è questa ambiguità che mantiene il sistema in equilibrio instabile.


Il contesto diventerebbe realmente costruttivo per Bitcoin solo in presenza di una convergenza chiara di dati macro, ad esempio, se il rendimento del Treasury decennale scendesse stabilmente sotto area 3,75–3,80%, significherebbe che il mercato sta prezzando un ciclo di tagli più aggressivo e strutturale.



Se contemporaneamente il CPI core si mantenesse sotto il 2,4% con un trend chiaramente discendente su base trimestrale, la Fed avrebbe spazio reale per allentare senza perdere credibilità.


In uno scenario del genere la liquidità tornerebbe a essere la forza dominante ed è in quel contesto che Bitcoin tende a entrare in una fase espansiva sostenibile.


Al contrario, se il 10Y risalisse sopra area 4,5% con un’inflazione stabile verso il 2,8–3% e un dollaro in rafforzamento il quadro resterebbe restrittivo. In quel caso il mercato starebbe dicendo che la disinflazione si è fermata e che i tagli sono più lontani.

Bitcoin, in uno scenario del genere, faticherebbe a trovare un trend strutturale, potrebbe rimbalzare, ma non avrebbe il carburante macro per sostenere un nuovo ciclo rialzista e probabilmente andrebbe a cercare nuovi minimi nel corso dell'anno,


Una precisazione importante:


Tutto quello che abbiamo detto non significa che io sia improvvisamente super bullish nel brevissimo termine. E soprattutto non significa che il minimo a 60.000 dollari su Bitcoin sia necessariamente il bottom definitivo del movimento. Siamo in una fase di liquidità ancora sottile, e quando la liquidità è sottile, i movimenti diventano più violenti, bastano pochi flussi per generare accelerazioni al ribasso o al rialzo e questo rende il mercato fragile e facilmente manipolabile nel breve.


Quindi no, non sto dicendo che il rischio sia sparito, sto dicendo qualcosa di diverso.


La Differenza tra Bear Market e Fase di Riaccumulo


Parlare oggi di bear market strutturale richiede una condizione che, al momento, non vedo: un contesto di liquidità in contrazione aggressiva e persistente. Non siamo in QE, certo, ma non siamo nemmeno in una fase di tightening accelerato. Come già detto: siamo in una fase di transizione.


E storicamente, le fasi di transizione con disinflazione graduale, crescita in rallentamento, pressione crescente sulla banca centrale sono spesso state zone di riaccumulo per il risk on. Zone scomode, volatili, psicologicamente difficili ma retrospettivamente interessanti e redditizie.


Non significa che si debba comprare ogni dip senza criterio, ma che in queste fasi si dovrebbe costruire posizioni con disciplina, sapendo che il vero catalizzatore sarà la convergenza dei dati sulla liquidità.



Se stai cercando una guida nel lungo termine, capire come stiamo leggendo il ciclo macro e osservare in modo trasparente come stiamo costruendo le nostre posizioni, Wagmi PRO è lo spazio in cui condividiamo analisi strutturate, portafoglio e strumenti decisionali.


Lavoriamo su un framework chiaro: non solo cosa stiamo comprando, ma perché lo stiamo comprando, quali dati stiamo monitorando e quali condizioni devono verificarsi affinché lo scenario resti valido o venga rivisto.






Conclusione


Siamo in una fase intermedia, non abbastanza restrittiva da parlare di bear market strutturale, non abbastanza espansiva da parlare di nuova bull run.


Questo significa una cosa sola: contano i dati, non le emozioni. Se la disinflazione proseguirà e i rendimenti reali continueranno a comprimersi, la liquidità tornerà progressivamente a dominare. Se invece la curva dovesse invertire nuovamente direzione, il contesto resterebbe fragile.


Per Bitcoin il messaggio è semplice, non è il momento dell’euforia e del buy the dip incondizionato ma nemmeno quello della resa, è una fase in cui si costruisce con disciplina, si osservano i trigger macro e si evita di confondere volatilità con cambio di regime.



Stefano Inga





Disclaimer: gli investimenti in criptovalute e asset digitali comportano un livello di rischio elevato e possono determinare la perdita totale o parziale del capitale investito. La volatilità di questi strumenti è significativa e i prezzi possono subire variazioni rapide e imprevedibili anche in assenza di cambiamenti fondamentali. Le analisi contenute in questo report hanno finalità esclusivamente informative ed educative e non costituiscono consulenza finanziaria personalizzata né raccomandazione di investimento.

Prima di investire è fondamentale valutare attentamente il proprio profilo di rischio, la propria situazione finanziaria e, se necessario, consultare un consulente finanziario abilitato.






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