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Wagmi PRO | Crypto 2026, la Fine del Mercato Delle Aspettative

Negli ultimi anni abbiamo vissuto un’anomalia: infrastruttura che migliora, utilità che cresce, ricavi che iniziano a comparire, ma prezzi che non reagiscono come dovrebbero.

La maggior parte degli investitori lo legge come fallimento, noi lo leggiamo come transizione e soprattutto come opportunità. L’idea centrale è semplice e brutale: nel prossimo ciclo non basterà essere esposti alle aspettative, servirà capire dove si concentrano i flussi, quali modelli reggono in assenza di euforia, e quali token sono destinati a restare solo narrativa. Se vuoi un framework per investire nel 2026 con logica e non con nostalgia del 2021, questo è il report da leggere.



Introduzione


Questo report prende spunto da una recente riflessione di Ryan Watkins che ha circolato molto nell’ecosistema crypto nelle ultime settimane.



Il motivo è semplice: quest’analisi riesce a mettere in fila, con una lucidità rara, una serie di dinamiche che molti stanno vivendo sulla propria pelle, ma che pochi stanno davvero collegando tra loro: aspettative eccessive, delusione ciclica, selezione naturale dei progetti, maturazione infrastrutturale, ritorno dei fondamentali. Temi che, se osservati singolarmente, sembrano frammenti scollegati, ma che letti insieme, raccontano invece una fase molto precisa del ciclo.


L’obiettivo di questo report è fare un passo ulteriore, prendere quelle intuizioni e inserirle in un contesto macro più ampio, collegandole alla struttura dei mercati crypto e alle implicazioni concrete per chi investe oggi, non per chi analizza il passato. Perché se è vero che il mondo crypto sta diventando sempre più inevitabile, è altrettanto vero che non tutti i progetti sopravviveranno e che è proprio in questa tensione tra inevitabilità e selezione che si nasconde la vera opportunità delle prossime fasi del ciclo.



La Fine dell’Adolescenza


Ogni settore attraversa una fase di euforia iniziale in cui le aspettative crescono più velocemente della realtà e le crypto non fanno eccezione, anzi, probabilmente ne sono state una delle espressioni più estreme.


Il ciclo 2020–2021 non è stato solo un bull market, ma piuttosto un anticipo violento del futuro, in cui il mercato ha prezzato in pochi mesi un’adozione che avrebbe richiesto anni, se non decenni: valutazioni fuori scala, modelli economici fragili mascherati da narrativa, capitale abbondante che premiava qualsiasi cosa avesse una roadmap e un token.


Quando le aspettative vengono tirate troppo in avanti, il prezzo da pagare non è solo una correzione dei prezzi. È una correzione psicologica.


Ed è proprio qui che siamo stati negli ultimi quattro anni.


Il periodo successivo al 2021 è stato un processo di disillusione collettiva, un lento e costante logoramento che ha colpito soprattutto chi aveva interiorizzato un’idea sbagliata: che la crescita fosse automatica, che bastasse “esserci”, che il tempo da solo avrebbe risolto tutto.


Non è andata così.


Molti progetti hanno continuato a costruire, ma senza vedere riflessi nei prezzi e molti investitori hanno continuato a “credere”, ma senza essere ricompensati.


Questo scollamento tra sforzo e risultato è uno dei fattori più demoralizzanti che esistano, non solo nei mercati, ma nella vita in generale.


Il risultato è stato un fenomeno diffuso di burnout:

  • sviluppatori che hanno abbandonato i progetti

  • investitori retail che hanno smesso di seguire il settore.

  • capitali che si sono ritirati in attesa di “tempi migliori”.


Tuttavia, può sembrare controintuitivo, ma questa fase di esaurimento è uno dei segnali più costruttivi che il mercato potesse offrire, questo perché un sistema in cui sforzi deboli producono risultati straordinari non è sostenibile.


L’era pre-2022 era una distorsione, non la norma e la sua fine non è un fallimento del settore, ma una sua maturazione, forse il mondo crypto sta uscendo dalla sua adolescenza e come accade spesso, questa transizione non è elegante né indolore.


Chi cercava scorciatoie è stato sbattuto fuori, chi cercava rendimenti facili di facile ha trovato solo modi per perdere soldi e chi è rimasto lo ha fatto non per entusiasmo, ma per convinzione o necessità.


Ed è proprio da qui che nascono i cicli più solidi!


Oggi il sentiment è radicalmente diverso rispetto al 2021: le aspettative sono basse, spesso ciniche, parlare di crescita esponenziale viene visto come ingenuità e proiettare scenari ambiziosi è percepito come un errore di giudizio. Magnifico dico io, perché questo cambio di atteggiamento è cruciale.


Dovete capire che i grandi cicli rialzisti non nascono quando tutti credono nel futuro. Nascono quando quasi nessuno è disposto a immaginarlo, nonostante i fondamentali stiano lentamente migliorando sotto la superficie.


La fine dell’adolescenza crypto non significa che il settore abbia smesso di crescere, ma forse significa che ha smesso di illudersi ed è esattamente da questo punto che diventa possibile iniziare a ragionare sul prossimo step.



Il Ciclo della Regina Rossa



Il concetto proviene da "Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò", scritto da Lewis Carroll nel 1871, il seguito di Alice nel Paese delle Meraviglie.


In una delle scene più celebri, Alice corre mano nella mano con la Regina Rossa.


Corrono sempre più velocemente, ma il paesaggio non cambia mai e a quel punto la Regina pronuncia la frase chiave:

“Qui, vedi, devi correre più che puoi solo per restare nello stesso posto. Se vuoi arrivare da qualche altra parte, devi correre almeno il doppio.”

Beh anche nei mercati finanziari accade qualcosa di molto simile, non sono i fatti in sé a determinare l’andamento dei prezzi, ma le aspettative: superarle significa vedere le valutazioni salire mentre deluderle significa assistere a una compressione dei multipli, anche quando i progressi reali non mancano.


Solo che nel tempo, le aspettative non si muovono in linea retta, ma oscillano come un pendolo ed è proprio per questo che i rendimenti futuri tendono a essere inversamente correlati al livello di consenso del presente.


Il mercato crypto degli ultimi anni è un esempio quasi didattico di questo meccanismo.


Il cosiddetto Ciclo della Regina Rossa, preso in prestito dalla letteratura, descrive una verità spesso ignorata: in un sistema altamente competitivo, correre più velocemente non basta per avanzare, ed è esattamente ciò che è accaduto al mercato crypto dal 2021 in poi.


Dal punto di vista tecnologico e infrastrutturale, i progressi sono stati enormi, reti più scalabili, costi di transazione più bassi (pensate ad ETH per esempio), applicazioni più sofisticate, casi d’uso reali in crescita.


Eppure, dal punto di vista degli investitori, la sensazione dominante è stata quella di stagnazione, se non di regressione.


Questo apparente paradosso non è un fallimento dell’innovazione, ma il risultato di aspettative iniziali talmente elevate da rendere insufficiente qualsiasi progresso successivo.

Il mercato non stava chiedendo miglioramenti, stava chiedendo miracoli.


Il ciclo 2021 non ha semplicemente prezzato l’adozione futura, ma l’ha compressa nel presente, in pochi mesi, il mercato ha scontato anni di crescita, stabilità e maturità che il settore non aveva ancora avuto il tempo di costruire.


I segnali erano ovunque: protocolli DeFi scambiati a multipli incompatibili con qualsiasi scenario realistico, una proliferazione di piattaforme che dovevano essere “il nuovo Ethereum” valutate come infrastrutture sistemiche prima di esserlo.


Quando questo accade, il problema non è che le promesse siano false ma che sono premature e quando il futuro viene prezzato troppo presto, il presente diventa inevitabilmente deludente.



Bitcoin vs Oro: un termometro psicologico


Il modo più sobrio per osservare questa dinamica non è guardare singoli token o narrative settoriali, ma un rapporto semplice: Bitcoin rispetto all’oro.



Nonostante anni di progresso, adozione istituzionale, ETF spot e una narrativa di svalutazione monetaria sempre più evidente, Bitcoin non ha registrato nuovi massimi relativi rispetto all’oro dal 2021. Anzi, in termini relativi, ha sottoperformato.


Questo dato viene spesso interpretato come una smentita della tesi del “digital gold”, nel 2021, il mercato aveva già prezzato Bitcoin come oro digitale perfetto, senza attriti, senza cicli, senza transizioni. Tutto ciò che è venuto dopo, per quanto positivo, non è stato sufficiente a superare un’asticella posizionata troppo in alto, troppo presto.


Questa è una delle lezioni più difficili da accettare per chi investe in tecnologie emergenti:


il progresso reale non garantisce buoni rendimenti nel breve o medio periodo.

Anzi, spesso accade l’opposto, i periodi di maggiore costruzione coincidono con fasi di frustrazione per il capitale. È il prezzo da pagare quando un settore deve riconciliare ciò che prometteva con ciò che è realmente in grado di offrire in una determinata fase del ciclo.


Il ciclo della regina rossa non è un’anomalia: è una regola, è la normalità.


E capire dove ci troviamo lungo questo ciclo è molto più importante che inseguire l’ennesima narrativa di breve periodo.



I Peccati Originali del Vecchio Ciclo


Per capire davvero perché il prossimo ciclo sarà diverso, bisogna essere onesti su ciò che è andato storto nel precedente perché molti errori strutturali non erano ciclici, erano sistemici.


La maggior parte dei progetti crypto entrati nel ciclo 2020–2021 lo ha fatto con fondamenta fragili, nascoste sotto valutazioni e narrative che ne amplificavano i difetti, così non appena le condizioni macro si sono irrigidite e la liquidità ha smesso di coprire tutto, quei difetti sono emersi uno dopo l’altro.


Il primo peccato originale è stato confondere ricavi ciclici con ricavi strutturali.


Molti protocolli generavano entrate solo finché:

  • i prezzi degli asset salivano.

  • il trading era iperattivo.

  • il leverage aumentava.

  • il capitale entrava per speculazione, non per utilizzo.


In altre parole, i ricavi non erano il risultato di un servizio indispensabile, ma un sottoprodotto dell’euforia, così 1uando il ciclo si è invertito, quei flussi si sono prosciugati rapidamente, rivelando modelli economici incapaci di sopravvivere in condizioni normali.


Il mercato ha imparato, nel modo più duro possibile, che:


Un protocollo non è resiliente solo perché funziona durante un bull market.


Un secondo peccato strutturale è stato sottovalutare il peso dell’incertezza regolatoria, per anni, gran parte dell’industria ha operato in una zona grigia, dando per scontato che il capitale istituzionale sarebbe arrivato “prima o poi”.


Ma il capitale paziente e di grandi dimensioni non entra in ambienti in cui:

  • le regole non sono chiare.

  • i diritti degli investitori non sono definiti.

  • il rischio di retroattività normativa è elevato.


Questo ha creato un paradosso: i progetti più ambiziosi avevano bisogno di istituzioni per scalare, ma allo stesso tempo erano strutturati in modo tale da renderne impossibile la partecipazione e il risultato è stato un vuoto di capitale proprio nel momento in cui serviva stabilità.


Un altro dei peccati più corrosivi del vecchio ciclo è stato il disallineamento di incentivi tra insider e investitori, equity e token, attività on-chain e valore catturato off-chain.

In molti casi, il token rappresentava il rischio, mentre il valore economico reale veniva catturato altrove e questo ha minato la fiducia e reso impossibile costruire tesi di lungo periodo credibili.


Un sistema in cui chi costruisce non è incentivato allo stesso modo di chi investe non può reggere nel tempo, magari nel breve può funzionare, soprattutto in un contesto di euforia, ma nel lungo, è destinato a implodere.


A tutto questo si è aggiunta una cronica mancanza di trasparenza: dati incompleti, metriche poco standardizzate, comunicazione selettiva. Questo ha reso il mercato più volatile e meno efficiente, perché in assenza di informazioni affidabili, il prezzo diventa l’unico segnale disponibile e così quando il prezzo scende, la fiducia crolla.


Per ultimo ci mettiamo il peccato forse più sottovalutato: la totale assenza di framework di valutazione condivisi. Senza flussi di cassa stabili, senza parametri comuni, senza floor fondamentali, i prezzi erano liberi di oscillare in modo estremo in entrambe le direzioni.


Questo ha amplificato la volatilità, la fragilità psicologica degli investitori e la distanza tra valore percepito e valore reale.

E così quando il mercato ha iniziato a correggere, non c’erano supporti, solo un grande vuoto da colmare.



La combinazione di questi fattori ha portato la maggior parte dei token a un lento dissanguamento, con pochissimi in grado anche solo di avvicinarsi ai massimi del 2021.


L’impatto psicologico è stato enorme, ma la lezione è stata altrettanto chiara e questi errori oggi sono ampiamente compresi, e soprattutto, sono già prezzati!


Il mercato non è diventato improvvisamente più cinico, ma è diventato più selettivo e questa selettività è il prerequisito per qualsiasi fase di crescita sana.



Un Mercato Consapevole


Se i capitoli precedenti hanno chiarito cosa è stato spazzato via dal vecchio ciclo, questo serve a rispondere a una domanda più interessante: cosa è sopravvissuto alla purga? E soprattutto, perché?


Perché mentre gran parte del mercato era concentrata su prezzi, drawdown e fallimenti, sotto la superficie il mondo crypto ha continuato a crescere, in silenzio, senza narrativa, senza euforia, ed è proprio questo il punto.



Per anni, il dibattito crypto è stato polarizzato attorno a una sola narrativa dominante: Bitcoin come oro digitale. Una tesi potente, ma incompleta, non perché sia sbagliata, ma perché non esaurisce ciò che il mercato crypto è diventato.


Negli ultimi anni, accanto alla funzione di riserva di valore, sono emersi casi d’uso che mostrano crescita composta reale, indipendente dall’andamento dei prezzi degli asset. Non crescita speculativa, ma utilizzo.


Ed è qui che inizia (forse) un mercato crypto più consapevole.


Le stablecoin rappresentano probabilmente il caso d’uso più sottovalutato dell’intero settore come infrastruttura monetaria globale.


Dollari digitali trasferibili ovunque esista una connessione internet hanno ridotto drasticamente i costi di pagamento, ampliato l’accesso a una moneta stabile per miliardi di persone e creato un ponte naturale tra sistema finanziario tradizionale e blockchain.

Il fatto che questo fenomeno sia cresciuto costantemente anche durante il bear market è un segnale chiaro: qui non si tratta di prezzo, ma di utilità.


Un altro pilastro di questo nuovo mercato consapevole è l’emergere di mercati finanziari aperti 24/7, globali per definizione e trasparenti per costruzione. Exchange permissionless e protocolli di trading hanno permesso a chiunque, ovunque, di accedere ai principali asset globali, superando barriere geografiche, temporali e istituzionali.


Durante il periodo più difficile del ciclo, sono cresciuti anche i mercati dei derivati, protocolli di credito e le infrastrutture per collaterale on-chain.

Questi strumenti non servono a “fare hype”, servono a far funzionare un sistema finanziario, riducono il rischio di controparte e aumentano l’efficienza del capitale.


Infine, le crypto hanno iniziato a estendersi oltre il digitale, entrando nel mondo delle infrastrutture fisiche: reti che coordinano capitale e operazioni tra attori indipendenti stanno dimostrando che è possibile costruire sistemi più resilienti e scalabili senza una struttura centralizzata. Anche qui, il punto non è l’hype, ma la funzionalità.


Questa non è una lista esaustiva di tutto ciò che è stato costruito ma il messaggio è chiaro. molti dei casi d’uso più solidi hanno continuato a crescere proprio mentre il mercato smetteva di crederci e il fatto che tutte queste cose abbiano continuato a svilupparsi in assenza di euforia è forse uno dei segnali più forti della maturazione del settore.


Questo è il segnale distintivo di una fase di maturazione, quando la crescita non ha più bisogno di una storia per giustificarsi, ma si regge sull’utilità.



Il Ritorno (Forzato) dei Fondamentali


Se il vecchio ciclo è stato dominato da narrative, promesse e storytelling, quello che si sta aprendo è guidato da una variabile molto meno affascinante, ma infinitamente più solida: i flussi di cassa.


Ne avevamo già parlato in questo articolo di aprile 2025 : https://www.wagmi-lab.com/post/wagmi-pro-i-fondamentali-contano-nelle-criptovalute



Il concetto è che mercato crypto ha passato anni a comportarsi come se la creazione di valore fosse opzionale, come se bastasse l’adozione potenziale, la visione di lungo periodo o l’inevitabilità tecnologica per giustificare qualsiasi valutazione, beh mi spiace ma quel tempo è ufficialmente finito, la purga post-2021 non ha solo ridotto i prezzi, ha forzato un ritorno alla realtà (economica).


Con poche eccezioni, esiste un principio semplice che governa tutti i mercati finanziari maturi: gli asset devono generare flussi di cassa, non oggi, magari non domani, ma in modo credibile e sostenibile nel tempo.


Nel mondo crypto, questo principio era stato messo da parte ma nel nuovo regime, sta tornando al centro con forza e la conseguenza è chiara:


Il 99,9% dei token dovrà dimostrare di essere più che una buona idea.

Bitcoin ed Ethereum rappresentano eccezioni strutturali, non modelli replicabili. Bitcoin come riserva di valore neutrale, Ethereum come infrastruttura base su cui scorrono transazioni, applicazioni e valore.


Ma il problema del vecchio ciclo è stato l’errore di assumere che tutto potesse essere valutato come BTC o ETH, che bastasse la scarsità o il ruolo sistemico promesso per giustificare capitalizzazioni enormi e in futuro questa confusione verrà progressivamente eliminata.


Uno dei cambiamenti più rilevanti in corso è la progressiva correzione dei modelli duali equity-token, strutture in cui il rischio era sul token ma il valore economico reale veniva catturato altrove.


Questa asimmetria non è più sostenibile, la pressione regolatoria, ma soprattutto quella del mercato, sta spingendo i progetti verso modelli più chiari:

  • consolidamento di asset e ricavi in un unico token.

  • separazione esplicita tra valore on-chain e off-chain.

  • maggiore allineamento tra chi costruisce e chi investe.


È una necessità di sopravvivenza.


Questo ha due effetti fondamentali, rende il mercato più efficiente e rende molto più difficile nascondere modelli economici fragili dietro narrative accattivanti. Nel nuovo regime, la trasparenza non è più solo un vantaggio competitivo ma il minimo indispensabile per restare rilevanti.


Il ritorno ai flussi di cassa sta lentamente cambiando anche il modo in cui gli investitori guardano al settore, l’attenzione si sta spostando dal prezzo al valore, dalla volatilità al modello economico, dalla promessa alla sostenibilità. Questo processo è lento e spesso invisibile nel breve termine ma è esattamente così che nascono i cicli più duraturi.


Il passaggio dai meme al cash flow rederà secondo me il mercato più selettivo e la selettività è il prerequisito per qualsiasi crescita sana nel lungo periodom quindi va da se che non tutti i progetti supereranno questa transizione. Anzi, la maggior parte non lo farà. Ma quelli che riusciranno a dimostrare utilità reale, modelli economici chiari e flussi di cassa sostenibili, saranno anche quelli su cui il capitale tornerà a concentrarsi.



Self-Sovereign Cash Flow


Se il ritorno ai flussi di cassa rappresenta la maturazione economica del mercato crypto, la Self-Sovereign Cash Flow Ownership di questi flussi è la sua innovazione più radicale ed è anche una delle meno comprese.


Per Self-Sovereign Cash Flow si intende la proprietà diretta, non intermediata e globale dei flussi di cassa generati on-chain, detenuta sotto forma di asset digitali al portatore e distribuita automaticamente tramite codice.


Per anni, il dibattito si è concentrato quasi esclusivamente sulla proprietà self-sovereign delle riserve di valore, Bitcoin ad esempio ha insegnato al mondo che è possibile detenere un asset digitale senza intermediari, senza custodi, senza rischio di confisca arbitraria, una rivoluzione enorme, ma parziale.


Quello che sta emergendo ora è qualcosa di diverso e potenzialmente ancora più dirompente! Per spiegarti meglio, nel sistema finanziario tradizionale, la proprietà dei flussi di cassa è sempre mediata, azioni, obbligazioni, dividendi, cedole, tutto passa attraverso intermediari, registri centralizzati, giurisdizioni specifiche, orari di mercato, permessi.


Nel mondo on-chain, questa mediazione può essere eliminata e così per la prima volta nella storia, è possibile detenere asset digitali al portatore che generano flussi di cassa e poi li distribuiscono automaticamente, il tutto in tempo reale da qualsiasi parte del mondo.


Senza conti bancari.

Senza broker.

Senza confini.


Il vero salto concettuale è questo: il cash flow non è più un diritto legale da far valere, ma una funzione del codice. Ogni volta che un protocollo viene utilizzato, che una transazione viene processata, che un servizio viene eseguito, il valore può essere distribuito in modo automatico ai detentori del token non perché qualcuno lo decida, ma perché il sistema è già progettato così alla base.


Questo elimina il rischio di controparte, il rischio operativo e gran parte dell’arbitrio umano, trasformando il cash flow in qualcosa di più simile a un bene digitale nativo, piuttosto che a un contratto finanziario tradizionale.


Il mercato tende a trattare questa innovazione come un dettaglio tecnico ma in realtà ragazzi, è un cambio di scala esagerato, chiediamoci quando, nella storia, è stato possibile

possedere un asset globale che genera reddito, senza intermediari, accessibile a chiunque abbia una connessione internet?


La risposta è semplice: mai.


E come spesso accade, ciò che è davvero nuovo viene inizialmente sottovalutato, perché non esistono metriche familiari per inquadrarlo.


Ci sono tre motivi principali per cui il self-sovereign cash flow è ancora ampiamente ignorato:

  1. Richiede un cambio di mentalità. Non si tratta di replicare modelli esistenti, ma di immaginarne di nuovi.

  2. È poco visibile nei prezzi nel breve termine. I flussi crescono lentamente, mentre il mercato è ancora ossessionato dalla volatilità.

  3. È selettivo per natura. Solo pochi protocolli sono in grado di generare flussi reali, sostenibili e difendibili.


Questo non elimina la speculazione. La incanala. La rende più mirata, più concentrata, più razionale e crea le condizioni per un’allocazione del capitale molto più simile a quella dei mercati maturi, ma con una caratteristica unica: l’assenza di intermediari strutturali.


Paradossalmente, è proprio questa radicale disintermediazione a rendere il settore più attraente per il capitale istituzionale per efficienza, trasparenza e prevedibilità: flussi verificabili, automatizzati e globali sono esattamente ciò che manca oggi a gran parte dell’infrastruttura finanziaria tradizionale ed è su questo terreno che si giocherà una parte cruciale della partita nel 2026.


Nel prossimo capitolo analizzeremo quali blockchain sono strutturalmente posizionate per catturare questi flussi, e perché il mercato sta già mostrando segnali di concentrazione crescente.



Le Blockchain Vincenti


Quando un settore entra nella fase adulta, accade sempre la stessa cosa: la dispersione iniziale lascia spazio alla concentrazione. Non per ideologia, non per narrativa, ma per efficienza economica, il mercato crypto non fa eccezione.


Nel mondo crypto si è spesso parlato di decentralizzazione come se implicasse una distribuzione uniforme del valore. La realtà è l’opposto, i network effects sono per natura concentranti.


Più utenti attirano:

  • più liquidità.

  • più sviluppatori.

  • più applicazioni.

  • più casi d’uso.

  • più flussi di cassa.


E più flussi attirano ancora più capitale.


Questo crea un loop auto-rinforzante che, una volta avviato, è estremamente difficile da invertire e infatti già negli ultimi anni, mentre il dibattito pubblico era concentrato su prezzi e drawdown, i flussi raccontavano un’altra storia.


Se guardiamo alle metriche che contano davvero:

  • Volume di trasferimento delle stablecoin.

  • Valore totale bloccato (TVL).

  • Volumi spot su DEX.

  • Ricavi generati dalle applicazioni.


Emerge un pattern chiaro:

una quota crescente di attività si concentra su poche blockchain.

Questo non è un giudizio qualitativo ma piuttosto un fatto quantitativo, incontrovertibile: il mercato non sta più premiando la promessa di essere “la prossima grande chain” ma chi chi è già diventato infrastruttura, chi ha già costruito.


Uno dei fattori più sottovalutati in questa fase è l’efficienza del capitale, le blockchain vincenti non sono solo quelle con più utenti, ma quelle che riescono a: trasformare l’attività economica in ricavi con attriti minimi e e investire questi flussi nell’ecosistema. Questo è il motivo per cui alcune piattaforme stanno iniziando ad assomigliare più a sistemi economici completi che a semplici layer tecnologici.


Per l'investitore medio è intuitivo pensare che la crescita dell’industria porterà a più vincitori, ma storicamente accade il contrario: man mano che il capitale diventa più razionale, le aspettative si abbassano e i fondamentali tornano centrali il mercato converge su meno piattaforme tecnologiche, non su di più e questo significa che l’innovazione che conta tende a essere assorbita dai progetti dominanti, oppure resta confinata in nicchie specifiche.


Detto questo, è importante chiarire un punto chiave: la prossima fase del ciclo non sarà necessariamente da subito super selettiva.


Se nel 2026 dovesse effettivamente tornare liquidità in modo significativo, è plausibile aspettarsi comunque un' altseason generalizzata.


Non perché il mercato sia tornato immaturo, ma perché la liquidità, quando entra, inizialmente non discrimina ma si diffonde, cerca beta, rischio e rendimento, e nel breve premia anche ciò che strutturalmente non è destinato a sopravvivere nel lungo periodo.


Proprio per questo, il prossimo ciclo potrebbe rappresentare l’ultima vera occasione per monetizzare l’esposizione alle small cap, ale meme, e a tutto quello che non genera cash flow, non come investimento strategico di lungo periodo, ma come fase tattica all’interno di una transizione più ampia del settore.


Dopo questa fase di espansione indiscriminata, il mercato tornerà a fare ciò che fa sempre: selezionare. E questa volta in modo molto più definitivo rispetto al passato.


Il futuro del mercato crypto sarà infatti caratterizzato da outperformance sempre più concentrata, con pochi asset capaci di assorbire la maggior parte dei flussi, mentre il resto verrà progressivamente marginalizzato.


Questo vale soprattutto perché il contesto che si sta aprendo è radicalmente diverso da quello dei cicli precedenti: il prossimo sviluppo del mercato avverrà all’interno di un quadro regolatorio molto più definito e con capitali istituzionali realmente coinvolti e la regolamentazione non elimina la speculazione, ma ne cambia la forma, perché riduce l’ambiguità, alza le barriere d’ingresso e rende molto più chiaro chi può scalare e chi no.


Allo stesso tempo, l’ingresso di capitali istituzionali introduce una nuova disciplina: maggiore attenzione ai fondamentali, alla struttura dei flussi e alla sostenibilità dei modelli economici.



Le blockchain che stanno emergendo come vincitrici non vengono più valutate come semplici “progetti crypto”, ma come fondamenta monetarie e finanziarie di internet.


Sono layer su cui:

  • scorrono pagamenti.

  • si regolano transazioni.

  • si costruiscono applicazioni.

  • si generano flussi di cassa.


Ed è proprio per questo che ora iniziano a competere direttamente per il TAM (Total Addressable Market) delle super app finanziarie, lo stesso spazio su cui si stanno muovendo le principali fintech globali.


Il punto cruciale è questo: il mondo crypto nel suo complesso può crescere enormemente, e mi aspetto che entro il 2030 il settore capitalizzi più di 50 Trilioni complessivi, ma non tutti parteciperanno a questa crescita allo stesso modo.


La concentrazione è una caratteristica strutturale dei sistemi che funzionano.


Chi continua a costruire portafogli come se fossimo ancora nel 2021 rischia di perdere il vero segnale di questo ciclo. Il mercato non sta più chiedendo esposizione indiscriminata ma sta chiedendo selezione.


In questo contesto, alcune blockchain stanno emergendo come esempi particolarmente chiari di questa dinamica: progetti come Ethereum, Solana o Hyperliquid, ad esempio, mostrano effetti di rete sempre più forti, ancorati a ecosistemi in crescita di asset, applicazioni, aziende e utenti.


Si tratta solo di esempi sia chiaro, non si tratta di una lista esaustiva né di una dichiarazione definitiva sui vincitori finali ma si tratta di osservare dove, oggi, attività economica, liquidità e ricavi stanno già convergendo.


Il loro design permissionless e la distribuzione globale hanno permesso alle applicazioni costruite su queste piattaforme di diventare tra i business a più rapida crescita al mondo, con un’efficienza del capitale e una velocità di generazione dei ricavi difficilmente replicabili nel sistema finanziario tradizionale.


In queste fasi , i grandi operatori storici di Wall Street e della Silicon Valley stanno, prevedibilmente, avanzando a tutta velocità su iniziative legate alla blockchain e ormai non passa settimana senza una nuova ondata di annunci che spaziano dalla tokenizzazione alle stablecoin, fino a nuove infrastrutture di pagamento e regolamento.



È significativo notare che, a differenza delle fasi precedenti, questi non sono progetti sperimentali, si tratta di prodotti pronti per la produzione, pensati per scalare e costruiti, nella maggior parte dei casi, su blockchain pubbliche, non su sistemi privati e chiusi come in passato. Questo movimento non nasce da entusiasmo ideologico, ma da una constatazione molto concreta: le applicazioni crypto stanno dimostrando una capacità di generare ricavi a una velocità senza precedenti, spesso superiore a quella delle aziende tecnologiche tradizionali nelle prime fasi del loro ciclo di vita, i dati mostrano come molte "crypto app" abbiano raggiunto livelli di fatturato che, storicamente, erano appannaggio solo dei migliori casi del mondo tech.



Allo stesso tempo, ed è qui che il quadro diventa particolarmente interessante, questa crescita dei flussi di cassa non si è tradotta in una rivalutazione dei multipli. Al contrario, dal 2021 in poi, mentre i ricavi complessivi on-chain hanno continuato a crescere fino a nuovi massimi, i multipli di valutazione si sono drasticamente compressi, arrivando oggi a livelli comparabili a quelli dell’S&P 500.



Questo è un segnale potente.


Significa che il mercato ha passato quattro anni a sgonfiare aspettative, comprimere valutazioni e ignorare progressi reali (avete presente quando tutti notano che nessuna notizia positiva ha impatto sui prezzi? Ecco.), un processo doloroso, ma necessario, che ha riportato il settore su basi molto più sane.


Ed è proprio qui che entra in gioco la regolamentazione.


Man mano che gli effetti ritardati dei cambiamenti normativi iniziano a propagarsi nel sistema, aziende e istituzioni possono finalmente spostare l’attenzione dalla domanda “è legale?” a una molto più rilevante: come la tecnologia blockchain può espandere i ricavi, ridurre i costi e sbloccare nuovi modelli di business?



Crescita Esponenziale


Forse uno dei segnali più rivelatori del punto in cui ci troviamo è proprio questo: pochissimi analisti stanno modellando scenari di crescita esponenziale.


Al contrario, gran parte del settore appare ancora in balia degli eventi, spesso non molto diversa dal peggior retail: dopo anni di perdite sulle altcoin, molti operatori soffrono di una vera e propria sindrome post-traumatica da stress. Non sono più lucidi. Si muovono con timore, reagiscono invece di anticipare, e tendono a rifugiarsi in narrative difensive. Oggi, per molti, l’unica tesi “accettabile” è tornare a parlare esclusivamente di Bitcoin.


Questo atteggiamento non nasce da una nuova comprensione strutturale del mercato, ma da stanchezza, disillusione e paura di sbagliare di nuovo, è un bias, una una forma di conservatorismo emotivo, più che di rigore analitico.


Storicamente, però, è proprio quando anche gli analisti smettono di immaginare scenari ambiziosi che i mercati iniziano a sorprendere.


Fateci caso molti operatori, anche istituzionali, evitano persino di ipotizzare tassi di crescita annui superiori al 20%, per timore di sembrare eccessivamente ottimisti o fuori dal consenso e secondo me è una postura difensiva, figlia di anni di delusioni, più che di un’analisi lucida delle dinamiche in atto.


La maggior parte dei chiacchieroni su Youtube e X ormai si è messa a parlare di gold e silver.


Eppure, storicamente, è proprio quando si verificano contemporaneamente queste condizioni che i mercati iniziano a sorprendere al rialzo:

  • i fondamentali migliorano.

  • le valutazioni sono state resettate.

  • le aspettative sono depresse.


Con quattro anni di sofferenza alle spalle e una struttura del mercato oggi profondamente più matura, vale la pena porsi una domanda semplice ma scomoda: e se questa volta la crescita dovesse davvero diventare esponenziale?


Dopo tanto disincanto, forse è davvero il momento in cui vale la pena sognare di nuovo, non per ingenuità, ma perché i numeri iniziano finalmente a sostenerlo, non è niente di certo si, ma è sicuramente meglio che andare avanti ad ascoltare gente che come tesi di investimento usa il calendario (ciclo dei 4 anni e compagnia cantante).



Il grafico sopra mostra la capitalizzazione totale del mercato crypto escludendo Bitcoin ed Ethereum. In altre parole, rappresenta l’universo delle altcoin nel suo complesso.


Dopo l’eccesso del 2021 e una delle purghe più lunghe e profonde della storia del settore, il mercato delle altcoin si trova oggi in una fase intermedia: lontano dall’euforia, ma non più nella capitolazione.


Se nel 2026 la liquidità globale dovesse effettivamente tornare in modo significativo, questo grafico ci ricorda una verità spesso ignorata: le fasi di espansione iniziano quando pochi sono disposti a crederci, non quando il consenso è già tornato, ora è facile urlare tutti al bear market.



Il 2026: Debito e Liquidità


Per capire davvero cosa potrebbe accadere nel 2026, bisogna uscire per un attimo dal perimetro crypto e guardare il quadro più ampio, come ben sappiamo, il mercato crypto è sempre stato una funzione delle condizioni macro, soprattutto della liquidità.


Il punto chiave è semplice: il mondo non può tornare alla normalità pre-2020 e il 2026 è l’anno in cui questa realtà diventa impossibile da ignorare.


Negli ultimi anni, il tema del debito sovrano è stato spesso trattato come una variabile astratta, un numero grande, ma distante, ma nel 2026 smette di esserlo.


Le principali economie avanzate si trovano di fronte a una combinazione esplosiva:

  • livelli di debito storicamente elevati.

  • costi di rifinanziamento in aumento.

  • crescita economica insufficiente a “diluire” il problema.


Il nodo non è ideologico. È aritmetico. Una quota crescente della spesa pubblica è destinata al servizio del debito. Questo riduce lo spazio fiscale e rende strutturalmente insostenibile il mantenimento di tassi reali elevati per periodi prolungati.


Qui entra in gioco un concetto chiave: la dominanza fiscale.


In un regime di dominanza fiscale, le banche centrali non possono più operare in modo pienamente indipendente. Le decisioni di politica monetaria vengono, di fatto, subordinate alla necessità di rendere sostenibile il debito pubblico.


Questo significa

  • maggiore tolleranza all’inflazione.

  • politiche monetarie meno restrittive nel medio periodo.

  • ritorno strutturale della liquidità, non come stimolo, ma come necessità.


Il 2026 è l’anno in cui questa transizione rischia di diventare evidente anche ai mercati:

La liquidità non tornerà per scelta, ma per costrizione

Uno degli errori più comuni è immaginare il ritorno della liquidità come una decisione discrezionale, simile a quelle viste in passato, ma la realtà è che la prossima ondata di liquidità non sarà ideologica né espansiva per entusiasmo: sarà reattiva.


Quando il sistema è troppo indebitato per reggere condizioni restrittive prolungate, la liquidità diventa una valvola di sicurezza.


Nel 2026 potremmo trovarci in una configurazione inedita:

  • liquidità in graduale aumento.

  • fiducia nelle valute fiat sotto pressione.

  • mercati tradizionali sempre più dipendenti dall’intervento pubblico.

  • infrastrutture finanziarie legacy che si spostano su blockchain


In questo contesto, le blockchain pubbliche non vengono più viste come un’alternativa ideologica, ma come infrastrutture funzionali, sistemi che permettono di:

  • spostare valore globalmente.

  • ridurre costi di regolamento.

  • creare nuovi strumenti finanziari.

  • operare al di fuori dei colli di bottiglia tradizionali.


Tutto questo rende il 2026 uno spartiacque, non necessariamente l’inizio immediato di una nuova euforia, ma l’anno in cui il vecchio equilibrio smette di funzionare.



Conclusione


“Accendere una candela significa proiettare un’ombra.”


Ursula K. Le Guin


Ogni fase di transizione profonda porta con sé una contraddizione inevitabile: più chiarezza sul futuro emerge, più diventano visibili le crepe del sistema precedente, ed è in questa tensione, tra ciò che smette di funzionare e ciò che non è ancora pienamente compreso, che si collocano i grandi cambiamenti storici.


Il modno crypto oggi si trova esattamente in questo spazio intermedio, non più nella fase dell’utopia ingenua, ma nemmeno in quella della piena integrazione, una zona crepuscolare in cui il rumore è elevato, le convinzioni si irrigidiscono e molti preferiscono rifugiarsi in certezze difensive piuttosto che confrontarsi con l’ambiguità.


Dopo aver attraversato una delle fasi più dure della sua storia, non solo in termini di prezzi, ma di fiducia, narrativa e capitale umano, molti hanno confuso questa purga con un fallimento. In realtà, come spesso accade nei grandi cambiamenti tecnologici, ciò che è sembrato stagnazione era in realtà una fase di trasformazione silenziosa.


Mentre l’attenzione è concentrata sui crolli, sui fallimenti e sulle polemiche, sotto la superficie sono emerse infrastrutture più robuste, modelli economici più chiari e casi d’uso che hanno continuato a crescere indipendentemente dal prezzo dei token.


Il mondo in cui questa infrastruttura sta prendendo forma, però, è profondamente diverso da quello del decennio passato, la fiducia nelle istituzioni tradizionali è in declino, il debito pubblico nei Paesi avanzati ha raggiunto livelli che limitano le opzioni politiche, la frammentazione geopolitica sta ridisegnando flussi commerciali, monetari e finanziari e mentre l’intelligenza artificiale accelera la digitalizzazione dell’economia, aumenta anche il bisogno di sistemi aperti, globali e programmabili per gestire valore.


È in questo contesto che la tecnologia blockchain inizia a configurarsi come un pezzo necessario del nuovo assetto finanziario globale, cosa che però non implica che ogni progetto, ogni token o ogni narrativa sopravviverà, al contrario, la fase che si apre sarà probabilmente la più competitiva e selettiva di sempre.

In ogni grande rivoluzione tecnologica, la maggior parte dei tentativi fallisce, ma i pochi che emergono ridefiniscono interi settori e, spesso, l’economia stessa.


Per questo, il compito di chi investe oggi non è prevedere ogni movimento di mercato o inseguire ogni nuova narrativa, ma piuttosto capire la direzione del cambiamento e posizionarsi di conseguenza, accettando l’incertezza ( e il suo riflesso nei prezzi) come parte del processo.


Essere scettici è sano. Essere cinici è paralizzante.

Stiamo ripensando il denaro, la finanza e le infrastrutture che regolano gli scambi economici globali, accettate che sia un processo complesso, imperfetto e spesso frustrante, ma è anche uno dei più rilevanti del nostro tempo.


L' opportunità non è visibile a chi guarda solo al buio che avanza, ma solo a chi riesce a intravedere l'alba che arriverà.



Stefano Inga.





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