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Wagmi PRO | Macro Outlook Febbraio 2026

Questo report è un’analisi del contesto macro che sta guidando il mercato oggi, in una fase in cui prezzo, narrativa e ciclo non sono allineati. Partendo da liquidità, ciclo economico e struttura del rischio, mettiamo in prospettiva il sell-off recente e costruiamo un framework operativo per gestire l’incertezza, invece di inseguire previsioni di prezzo. L’obiettivo non è indovinare il prossimo movimento, ma capire quali forze stanno realmente dominando il mercato, quali paure sono già state prezzate e che direzione iniziano a suggerire i segnali macro.




Premessa: il ciclo a quattro anni funziona! (Forse...)


Partiamo da un punto di onestà intellettuale: ad oggi, chi ha sostenuto la tesi del ciclo a quattro anni ha avuto ragione, guardando il comportamento di Bitcoin, il mercato ha seguito una traiettoria sorprendentemente coerente con i cicli precedenti.


Il top di mercato è arrivato in una finestra temporale molto precisa, all’inizio di ottobre, esattamente dove i sostenitori del ciclo indicavano il possibile top e da quel momento in poi, Bitcoin non ha più mostrato forza direzionale, ma ha iniziato una fase di distribuzione e indebolimento progressivo.


Chi seguiva il framework temporale del ciclo a quattro anni sosteneva che il mercato dovesse esaurire la spinta rialzista in quella finestra e che, dopo quel punto, il rischio asimmetrico sarebbe cambiato, e cosa volete che vi dica, guardando il prezzo, i fatti (per ora) danno loro ragione: Bitcoin ha segnato il massimo, ha perso momentum e ha avviato una fase correttiva che oggi appare ai più sempre più simile a un contesto di bear market ciclico.


In altre parole, chi ha venduto Bitcoin in quella finestra temporale, seguendo il ciclo a quattro anni e chi ora sostiene che non ci sarà un vero cycle top prima di un nuovo orizzonte temporale di quattro anni trova supporto nei dati di prezzo e in diverse metriche storiche, e se ci si limita a osservare Bitcoin attraverso il prisma del ciclo temporale, questa lettura non è affatto campata in aria.



Fino a questo punto, quindi, è giusto dirlo chiaramente: il mercato ha dato ragione ai sostenitori del ciclo a 4 anni.


Detto questo, c’è un punto su cui voglio essere estremamente chiaro: per me potete continuare a inseguire portatori di verità e semplificatori di massimi sistemi, ma io mi rifiuto di pensare che i mercati siano governati dalle date.


Mi spiego meglio, il fatto che una struttura ciclica abbia funzionato più volte in passato non la rende una legge economica, la rende una descrizione statistica di ciò che è accaduto in contesti macro specifici e il problema nasce quando una descrizione viene trasformata in una prescrizione operativa.


Seguire il ciclo a quattro anni come bussola principale significa, di fatto, dire: compro e vendo perché il calendario dice che dovrei farlo, significa affidare decisioni di capitale a pattern temporali che non hanno una causalità economica dimostrabile, ma solo una ricorrenza storica. Va bene tutto, ma io non posso, e non voglio soprattutto, consigliare ai miei clienti di comprare o vendere basandosi su qualcosa che assomiglia più a una forma di stregoneria finanziaria che a un processo replicabile.


Questo non significa che il ciclo a quattro anni sia “sbagliato”, ma significa che non è un metodo. Accademicamente parlando, un metodo di investimento deve rispondere a tre domande fondamentali:

  • Perché sta funzionando?

  • In quali condizioni smette di funzionare?

  • Posso riconoscere in tempo quando il contesto cambia?


Il ciclo temporale, da solo, non risponde a nessuna di queste tre. Le tesi macro sì.


Quando costruisco una tesi basata su liquidità, ciclo economico, politica monetaria e comportamento del capitale, posso sicuramente sbagliare. Succede. Ma se sbaglio, so perché ho sbagliato e quindi posso correggere il modello, posso adattarlo, e soprattutto posso renderlo replicabile.


È esattamente quello che è successo nel 2021, non perché “il calendario lo prevedeva”, ma perché le condizioni macro erano allineate in modo estremamente chiaro, liquidità in espansione, stimoli fiscali, compressione dei rendimenti reali, euforia crescente, quella tesi non era magica, era causale. Oggi il punto non è decidere chi “ha ragione” tra bulls e bears, o tra ciclo e anti-ciclo, il punto è capire perché il mercato si sta muovendo così, quali forze stanno dominando e quali potrebbero cambiare nel corso dei prossimi mesi.


Anche se chi crede nel ciclo a quattro anni avesse ragione oggi, questo non rende quella tesi automaticamente valida domani e soprattutto non la rende una base sufficiente per prendere decisioni di capitale in un contesto macro che è profondamente diverso da quello del passato.


Questo report nasce esattamente da qui, non per negare i cicli, ma per andare oltre le date e leggere ciò che il mercato sta realmente prezzando oggi, perché sta avvenendo questo drawdown e quali condizioni ci aspettano per il resto del 2026.




Capitolo 1. Il drawdown.



Vale la pena chiarire un punto: qualcuno ricorderà che nella live di crypto market update di dicembre sul canale Youtube di Wagmi Lab avevo detto esplicitamente che non avrei considerato automaticamente bearish uno scenario in cui Bitcoin fosse tornato in area 60–65k in questo ciclo.

Non perché “lo prevedessi”, anzi, ma perché quella zona rappresentava un’area di liquidità e di riferimento strutturale, coincidente con i massimi della precedente bull run e in contesti di riduzione del rischio e pulizia della struttura, movimenti di questo tipo non sono segnali di fine ciclo, ma parte del processo.


Quindi, dal mio punto di vista, per quanto inatteso, anche a livello di price action questo movimento non è niente di troppo inaudito.



Ora però tutti vogliono sapere: perché c'è stato questo crollo? Quali sono le cause?


Beh per scoprirle dobbiamo prima liberarci di un’idea molto radicata nel mondo crypto, cioè che ogni drawdown debba necessariamente nascere da un problema interno al settore.


Quello che stiamo vivendo non è un dump "crypto-centrico", è un classico episodio di riduzione del rischio a livello macro, che ha colpito anche Bitcoin e il settore delle crypto come conseguenza, non come causa.


Bitcoin oggi si muove in area 70.000 dollari dopo un drawdown che l'ha portato a 60.000 nella giornata di giovedì 05/02/2026 e dopo settimane di pressione costante, il sentiment è rapidamente diventato negativo, il tono della conversazione si è fatto ancora più bearish e, come spesso accade in queste fasi, il consenso sembra essersi riallineato tutto nella stessa direzione.


Questo è già di per sé un segnale interessante, ma prima di arrivarci è necessario fare un passo indietro e osservare il quadro più ampio.


Il mercato, in questo momento, non sta punendo Bitcoin, sta semplicemente riducendo l’esposizione al rischio generale.


Quando il contesto macro si irrigidisce, il mercato non fa analisi di fino e non distingue tra asset “buoni” e asset “cattivi”. Fa una cosa molto più semplice e molto più brutale: riduce il rischio dove è più facile e veloce farlo.


In queste fasi vengono venduti gli asset più liquidi, quelli più volatili e quelli che possono essere monetizzati rapidamente, spesso indipendentemente dalla loro funzione teorica di lungo periodo.


È per questo che, nei momenti di stress, possono scendere insieme crypto, azioni, oro e argento.


Grafico dell'oro
Grafico dell'oro
Grafico dell'argento
Grafico dell'argento

Il settore delle crypto rientra pienamente in questa dinamica, non perché i fondamentali on-chain siano improvvisamente peggiorati, ma perché è un comparto altamente liquido, ad alto beta e sensibile ai cambiamenti nel regime di rischio.


Ed è qui che molti investitori crypto commettono un errore di lettura: vedono il prezzo scendere e cercano immediatamente una causa interna, una notizia negativa, un problema nei protocolli. In realtà, molto spesso, la spiegazione non è settoriale ma macro, il mercato sta semplicemente riducendo rischio e raccogliendo liquidità.


Il drawdown attuale arriva infatti in un momento in cui diverse fonti di incertezza si stanno sovrapponendo, da un lato c’è la geopolitica: il mancato raggiungimento di un accordo tra Stati Uniti e Iran mantiene aperto uno scenario di tensione che il mercato continua a prezzare, anche solo come possibilità. Non serve che scoppi una guerra vera e propria, è sufficiente che emerga il rischio di uno shock energetico o di un deterioramento della stabilità geopolitica perché gli investitori inizino a ridurre l’esposizione agli asset più rischiosi.


Dall’altro lato c’è la politica monetaria: le prime reazioni del mercato alla nomina di Kevin Warsh come futuro presidente della Federal Reserve sono state lette in chiave restrittiva, come se indicassero una Fed meno tollerante verso l’inflazione e più attenta alla disciplina monetaria. In questa fase conta relativamente poco quale sarà la direzione reale della Fed nei prossimi trimestri. Ciò che conta è come il mercato interpreta il segnale oggi. E oggi il segnale che viene percepito è quello di una possibile minore disponibilità di liquidità.


Il settore delle crypto, più di molti altri comparti finanziari, tende a reagire in modo amplificato a questo tipo di aspettative perché è un settore altamente sensibile ai cambiamenti nel regime di liquidità globale.


Ed è proprio la liquidità il vero motore sotto al mercato.


Negli ultimi mesi abbiamo assistito a una combinazione di drenaggi legati al Tesoro, al riassorbimento di alcuni ammortizzatori tecnici del sistema e a una crescente sensibilità del mercato a qualsiasi segnale di restrizione e in un contesto del genere, anche in assenza di eventi drammatici, gli asset ad alto beta soffrono perché il capitale diventa più selettivo.


Non c’è stato un singolo evento catastrofico, ma una sequenza di piccoli segnali che, sommati tra loro, hanno spinto il mercato in modalità difensiva.


Come dicevo anche prima poi un altro elemento che ha disorientato molti investitori è il fatto che non siano scese solo le crypto, ma praticamente tutto insieme. Oro, argento, azioni e asset digitali hanno subito la stessa correzione e quando accade una cosa del genere, la reazione istintiva è cercare “la notizia” che ha fatto partire il movimento. tutti vogliono un colpevole chiaro e semplice da individuare, quando in realtà, nelle fasi di stress macro, raramente esiste una singola causa ma spesso esiste un accumulo di incertezza che supera una soglia e innesca vendite trasversali.


In questo contesto entra in gioco anche un meccanismo meno visibile ma fondamentale, le vendite forzate tra asset diversi: quando grandi operatori subiscono perdite significative su una parte del portafoglio, tipicamente su equity o derivati, sono spesso costretti a vendere asset ancora in profitto per raccogliere liquidità.


Questo crea movimenti apparentemente illogici, in cui anche asset tradizionalmente e teoricamente difensivi vengono venduti, è una dinamica ricorrente in tutte le fasi di stress finanziario e contribuisce a spiegare perché tutto sembri scendere nello stesso momento.


Mettendo insieme questi elementi, il quadro diventa più chiaro: non siamo di fronte a una crisi strutturale, ma a un eccesso di incertezza che il mercato non ha ancora completamente digerito.



Capitolo 2. La chiave per leggere questo sell-off.


Per capire perché questo drawdown sia stato così sincronizzato con altri asset risk-on, e perché abbia colpito il settore delle crypto in modo così netto, bisogna accettare una realtà scomoda ma fondamentale: oggi il mercato sta trattando Bitcoin come un asset tecnologico.

Non come oro digitale, non come hedge monetario, non come alternativa al sistema finanziario, ma come un asset growth, ad alta duration, sensibile al ciclo del rischio. Punto.


Questo non significa che Bitcoin sia  semplicemente un software tech ma che il mercato lo sta prezzando come se lo fosse e nei mercati conta molto di più come un asset viene percepito rispetto a come viene raccontato.


Quando il regime cambia, cambiano anche le correlazioni.


Nei regimi risk-on, Bitcoin può comportarsi come riserva di valore alternativa o come proxy della liquidità globale. Nei regimi risk-off, invece, il mercato semplifica. Le correlazioni “saltano” e tutto ciò che viene percepito come volatile, tecnologico e basato su aspettative future finisce nello stesso paniere mentale.


È esattamente quello che è successo questa settimana.


Bitcoin, Ethereum e gran parte del comparto crypto vengono letti dal mercato come esposizione a tecnologia growth, non come strumenti di protezione e in questo contesto non serve che una narrativa sia vera, basta che i mercati ci credano.


Qui entra in gioco il tema AI e SaaS.


La narrativa dominante in questa fase è che l’intelligenza artificiale stia comprimendo i vantaggi competitivi di molte aziende software, rendendo meno difendibile il valore di lungo periodo di alcuni modelli SaaS, in altre parole, una parte del mondo software viene oggi percepita come sopravvalutata.


Il punto è che l’AI riduce le barriere all’ingresso, accelera la replica di funzionalità e rende meno certa la durata dei flussi di cassa futuri e quando diventa meno certa la durata dei flussi di cassa, cambia il modo in cui il mercato valuta un business, così se prima il mercato dava per scontato che certi software avrebbero generato ricavi stabili per dieci o quindici anni, oggi si pone una domanda diversa: e se tra tre o cinque anni esistessero alternative molto più economiche o integrate direttamente in modelli di AI? Anche qui, non serve avere una risposta definitiva oggi.


Basta insinuare il dubbio.


Da qui che nasce la paura che abbiamo visto nei mercati tradizionali e quando una narrativa di sopravvalutazione prende piede, non resta confinata a singoli titoli, si estende a tutto il settore.


Questa è una dinamica macro-finanziaria, non tecnologica. Ed è proprio per questo che finisce per avere effetti indiretti anche su asset che, come Bitcoin e il settore delle crypto, non hanno nulla a che fare operativamente con il SaaS, ma vengono trattati dal mercato come parte dello stesso grande paniere di rischio “growth e tecnologia”.


Ora, questa tesi può essere parzialmente vera, esagerata o semplicemente prematura, ma ai mercati non interessa la verità accademica.


Ai mercati interessa il posizionamento e se per un periodo il consenso diventa “software = rischio”, allora tutto ciò che assomiglia a un software viene venduto, anche se software non è.


Bitcoin finisce dentro questa categoria per un motivo semplice: non genera flussi di cassa, è digitale, è tecnologicamente complesso e il suo valore dipende in larga parte da aspettative future. Questo lo rende, agli occhi del mercato, assimilabile a un asset growth. Il meccanismo è meccanico, non ideologico.


Ed è un punto cruciale, perché evita molti errori di lettura emotivi, il mercato non sta facendo una dichiarazione sulla validità di Bitcoin, non sta dicendo che “la tesi long-term è fallita”, sta semplicemente applicando una logica di riduzione del rischio: se devo tagliare esposizione , vendo ciò che è più volatile e ciò che so che anche gli altri venderanno.


Il settore delle crypto oggi rientra perfettamente in questa logica ed è per questo che spesso i drawdown crypto anticipano quelli di altri asset, così come spesso rimbalzano prima quando il regime cambia.


Cosa che nessuno nota: nel breve termine, essere correlati al tech è un problema, ma nel medio periodo, può diventare un vantaggio enorme, perché se il mercato tornerà a prezzare crescita ciclica, miglioramento del business cycle e ritorno del beta, gli stessi asset che oggi vengono venduti come “software rischioso” saranno i primi a essere ricomprati.


Ed è per questo che questa lettura spiega il drawdown molto meglio delle interpretazioni puramente crypto-native: abbiamo visto un repricing di regime, che può durare settimane o mesi, ma che non è strutturalmente permanente.


Un drawdown come quello di questi giorni non è un evento anomalo per il mercato delle crypto, piuttosto direi ormai una dinamica ricorrente, che emerge ogni volta che si combinano incertezza macro, leva elevata e rottura di livelli tecnici osservati da molti operatori.

In queste fasi il prezzo smette temporaneamente di essere un segnale informativo sui fondamentali e diventa un meccanismo di liquidazione. Non scende perché “succede qualcosa di grave”, ma perché la struttura è fragile e la liquidità si ritira.


Il mercato può scendere molto anche in assenza di eventi catastrofici, quando le aspettative sono elevate, il posizionamento affollato e la leva eccessiva, le liquidazioni accelerano il movimento. Quando il mercato smette di salire, la leva diventa un problema, ma quando scende, la leva diventa benzina.


Questo processo è meccanico e indipendente da qualsiasi valutazione di lungo periodo. (leggere 10 volte per favore).


È per questo che i minimi di panico raramente coincidono con un deterioramento reale dei fondamentali, ma anzi, spesso emergono proprio quando il divario tra prezzo e realtà sottostante si amplia.


Oggi non ci vogliono degli occhi di falco per capire che i fondamentali del settore delle crypto non stanno collassando, l’infrastruttura continua a funzionare, l’adozione non si è fermata e l’attività economica on-chain non mostra segnali di implosione.


Quello che stiamo osservando è una divergenza tra prezzo e fondamentali, tipica delle fasi di stress. Il sentiment estremamente negativo non è un segnale di timing preciso, ma è un segnale di fase: quando tutti diventano bearish, il mercato ha già incorporato una quantità significativa di paura.


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Ora andiamo avanti con il report...



Capitolo 3. ISM, Russell 2000 e mercato del lavoro.


Quindi anche se il prezzo delle crypto oggi racconta una storia di debolezza, di fine corsa, di mercato che ha già dato tutto quello che poteva dare, il ciclo macro, invece, sta iniziando a suggerire qualcosa di diverso.


Il punto di partenza è semplice ma spesso frainteso: prezzo e ciclo non sono sempre sincronizzati, in alcune fasi il prezzo anticipa il ciclo economico, mentre in altre, resta indietro, bloccato da fattori di liquidità, posizionamento e narrativa.


Questo è uno di quei momenti. Il mercato delle crypto oggi sta reagendo a un contesto di risk-off, riduzione del beta e paura sistemica ma se guardiamo agli indicatori che storicamente descrivono la fase del ciclo economico, il messaggio è meno bearish di quanto il prezzo lasci intendere.


Partiamo dall’ISM.


L’ISM manifatturiero è uno degli indicatori più affidabili per leggere il business cycle statunitense e, per estensione, globale. Non è un indicatore finanziario, ma reale. Misura l’attività delle imprese, le decisioni operative, la domanda sottostante.


Il livello chiave è noto, sopra 50 indica espansione, sotto 50 indica contrazione.



Negli ultimi anni una delle principali frustrazioni per chi aveva una tesi costruttiva sugli asset di rischio è stata proprio questa: l’ISM non è mai riuscito a riaccelerare in modo convincente. Ha oscillato attorno alla soglia, senza mai fornire un segnale chiaro e sostenuto di ripartenza del ciclo.


Ora qualcosa sta cambiando.


Il dato recente non solo è tornato sopra 50, ma lo ha fatto con una componente particolarmente importante: i nuovi ordini. Questo è un punto cruciale, perché i nuovi ordini non descrivono il presente, ma il futuro prossimo, quando le aziende ricevono più ordini, stanno pianificando produzione, impegnando capitale e assumendo rischio operativo.

Questo tipo di comportamento non appartiene a una fase di fine ciclo ma solitamente a una fase di transizione o di riaccelerazione.


Il fatto che il prezzo delle crypto non stia reagendo a questo segnale non lo rende irrilevante, ma significa semplicemente che il prezzo è ancora intrappolato in una fase di paura e repricing del rischio.


Accanto all’ISM, c’è un secondo indicatore fondamentale per capire come il mercato sta distribuendo il rischio: il Russell 2000.



Il Russell 2000 rappresenta il segmento mid-cap del mercato azionario statunitense, aziende più cicliche, più legate all’economia reale e meno difensive rispetto alle mega-cap (google, Microsoft e compagnia...), un vero termometro della "breadth", cioè dell’ampiezza della partecipazione al ciclo.


Quando il Russell resta debole e sottoperforma, il mercato è concentrato, selettivo e difensivo, quando invece inizia a mostrare forza relativa e a rompere al rialzo, il messaggio è molto chiaro: il mercato sta allargando la partecipazione e sta tornando a prezzare crescita ciclica.


Storicamente, i bull market duraturi non nascono senza breadth, senza partecipazione diffusa, i rialzi restano fragili ed è qui che il collegamento con il mercato delle crypto diventa rilevante.


Ethereum, più di Bitcoin, tende a comportarsi come un asset ciclico perché è proprio un proxy del beta, dell’espansione del rischio, della crescita diffusa. Solitamente quando il Russell 2000 entra in una fase di forza sostenuta, il comparto crypto tende a respirare, non perché ci sia un legame diretto, ma perché il regime di mercato cambia (questo non significa che il prezzo debba salire immediatamente ma che il contesto inizia a diventare più favorevole).


C’è poi un terzo tassello, spesso sottovalutato, che si incastra perfettamente con ISM e breadth: il mercato del lavoro.


Negli ultimi giorni il mercato del lavoro statunitense ha mostrato, di nuovo, segnali di raffreddamento evidenti, ad esempio le richieste di sussidi di disoccupazione sono salite a 231.000, ben sopra le attese, segnando un massimo degli ultimi due mesi. A prima vista potrebbe sembrare una notizia negativa ma in realtà, dal punto di vista del ciclo e della politica monetaria, è un dato potenzialmente costruttivo.


Negli ultimi mesi la Federal Reserve ha avuto un problema preciso: l’economia, l'inflazione e il mercato del lavoro, continuavano a mostrarsi troppo resilienti e questo rendeva difficile giustificare un allentamento della politica monetaria senza apparire irresponsabili.


Un raffreddamento graduale e ordinato del mercato del lavoro cambia questa narrativa.


È importante essere chiari: non siamo in una situazione di panico. La media a quattro settimane delle richieste di sussidi è salita solo marginalmente e una parte dell’aumento è attribuibile a fattori stagionali, tuttavia, anche le richieste continuative sono cresciute e gennaio ha registrato oltre 100.000 annunci di licenziamento, concentrati soprattutto nei settori retail e tecnologico.


Questo è esattamente il tipo di contesto che aumenta la flessibilità della Fed. Non implica tagli immediati ai tassi, ma rende più credibile, nei prossimi mesi, uno scenario di allentamento monetario senza perdita di credibilità.


Ed è qui che il quadro si ricompone: nel breve periodo, il prezzo delle crypto riflette paura, stress di liquidità e riduzione del rischio, ma nel medio periodo, segnali di riaccelerazione del ciclo, miglioramento della breadth e raffreddamento ordinato del mercato del lavoro aumentano la probabilità di un ritorno della liquidità.


Storicamente, quando il mercato inizia a intravedere condizioni finanziarie meno restrittive, gli asset a maggiore beta sono quelli che ne beneficiano di più, anche se con ritardo.


Il messaggio di questo capitolo è semplice ma fondamentale: il ciclo macro non sta raccontando una storia di fine ciclo ma, anzi, sta iniziando a raccontare una storia di transizione.


Il prezzo oggi non lo riflette ancora, perché è bloccato in una fase di paura e repricing, ma storicamente, quando ISM, breadth e condizioni monetarie iniziano ad allinearsi, gli asset ad alto beta tendono a reagire.


Ed è per questo che la tesi bullish sul resto del 2026 non nasce dall’ottimismo, da calendari maya o sfere di cristallo, ma dall’osservazione di questi segnali.



Capitolo 4 . Macro, cherry picking e onestà intellettuale.


A questo punto è necessario fare una pausa e chiarire una cosa important: se vogliamo usare la macro come bussola, dobbiamo anche evitare l’errore più comune di tutti: il cherry picking


(No, non ha niente a che fare con la raccolta delle ciliegie).



Su questo tema è utile richiamare una recente analisi di Benjamin Cowen, che propone una lettura significativamente più bearish rispetto alla mia.

Cowen ritiene plausibile che il mercato si trovi all’inizio di una fase di bear market estesa. Proprio questa distanza di vedute rende il suo contributo particolarmente interessante come tesi contrarian, anche senza condividerne integralmente le conclusioni.


Cowen parte da un’osservazione scomoda ma corretta: Bitcoin, guardato in modo freddo, sta facendo nel 2026 qualcosa di molto simile a ciò che ha fatto in altri anni di metà ciclo, se si guarda il rendimento year-to-date, la traiettoria media dei midterm years (anni delle elezioni mid term USA), e i pattern storici di drawdown, non c’è nulla di “alieno” in quello che sta accadendo ora.


Ed è qui che Cowen lancia il vero avvertimento (e io mi associo): è estremamente facile prendere un solo indicatore, ad esempio l’ISM, e costruirci sopra una narrativa bullish totale.


Questo è il passaggio chiave sul quale concordo: Cowen non dice che l’ISM non conti, ma dice una cosa diversa e più matura, cioè che l’ISM da solo non è il dato macro per eccellenza.


E ha ragione, qui nasce l’errore di molti commentatori che magari condividono la mia visione bullish: prendere un segnale ciclico positivo e usarlo come prova che “chi non è bullish non capisce la macro”.

Non funziona così, la correlazione ISM-Bitcoin non è una legge fisica e infatti Cowen fa anche un altro punto corretto, spesso ignorato... storicamente:

  • nel 2014 l’ISM saliva mentre Bitcoin scendeva,

  • nel 2019 l’ISM scendeva mentre Bitcoin saliva.


Questo significa una cosa semplice: la relazione non è lineare né stabile né eterna.


Usare l’ISM per dire “le crypto stanno per esplodere” è sbagliato.

Usare l’ISM per dire “il ciclo economico potrebbe non essere morto” è corretto.


La differenza è enorme!


Cowen insiste molto sul fatto che: potremmo non aver visto il minimo, il prezzo potrebbe scendere ancora e la media a 200 periodi sul weekly resta un’area plausibile di attrazione.

Questa non è una tesi assurda, ma dove io mi discosto non è sul possibile downside, ma sul significato macro di quel downside.


In mia opinione, giudicare gli asset in base ai prezzi ti farà descrivere molto bene il presente, ma non ti farà capire una cippa del futuro



Scendere ancora in mia opinione non significherebbe che, il ciclo sia finito, la macro sia definitivamente bearish, il 2026 sia compromesso, piuttosto significa che la fase di pulizia potrebbe non essere conclusa.


Altcoin, social interest e una verità scomoda.


Un altro punto di Cowen è estremamente importante, soprattutto per la community crypto, cioè notare che ogni vera alt season della storia è arrivata dopo anni di declino dell’interesse sociale ma solo dopo che l’interesse aveva iniziato a risalire per almeno un anno.


Oggi questo non sta succedendo: l'interesse sociale per le crypto rimane ai minimi.


Il problema non è la liquidità. Il problema è la domanda: se non c’è una base di nuovi partecipanti, le alt non possono performare. Punto.


Qui Cowen è brutalmente onesto (e fa bene a esserlo) e propone una distinzione fondamentale, essere bullish su Bitcoin e su un recupero ciclico, non significa essere bullish su qualsiasi altcoin.


Il punto centrale. Macro ≠ timing.


E qui arriviamo alla sintesi più importante di tutto il capitolo: la macro non serve per indovinare il minimo ma serve per capire se stai vivendo una fine di ciclo o una fase di transizione. Devi capire se il dump è da comprare o da vendere insomma.


Cowen guarda i dati e dice: “Storicamente, questa fase assomiglia a un bear market”.


Io guardo gli stessi dati e dico: “Potrebbe essere una bear phase ma con segnali macro che iniziano a divergere, e che quindi sembra più un profondo ritracciamento che l'inizio di un bear market"


Non sono due tesi incompatibili, sono due livelli temporali diversi.


Questa distinzione è cruciale per il portafoglio perché se confondi macro con timing, ciclo con prezzo e analisi con convinzione finisci per fare l’errore classico vendere troppo tardi, ricomprare troppo tardi, e reagire emotivamente a ogni swing.


Chi usa la macro in modo serio deve accettare la complessità e rifiutare le narrative semplici! Chi si spiega movimenti di mercato con bianco o nero, date magiche o semplici semplificazioni di pattern del passato, è in balia degli eventi e non saprà che dati guardare la prima volta che il ciclo uscirà dal seminato.

Insomma, l'ISM da solo non basta, la disoccupazione da sola non basta, la liquidità da sola non basta, nessun'indicatore da solo basta, ma messi insieme, questi segnali ci dicono una cosa molto chiara secondo me: non siamo in una fine di ciclo classica, ma in una fase confusa, compressa, e ancora in evoluzione.


Ed è proprio in queste fasi che si costruiscono i posizionamenti migliori.



Capitolo 5. Strategia di portafoglio.


Una cosa deve essere chiara: questa non è una fase in cui ha senso fare previsioni di prezzo aggressive, né in un senso né nell’altro. È una fase di transizione, e le fasi di transizione non si gestiscono con certezze, ma con struttura.


Insomma: fatevi le domande giuste ed evitate di passare le giornate incollati ai grafici per indovinare il prezzo di domani.


Qui che entra in gioco la liquidità: nel nostro portafoglio di Wagmi PRO siamo circa 25% liquidi ($USDT).


Questo non è un dettaglio operativo, è una scelta strategica.


In fasi di mercato come questa, la liquidità ha diversi ruoli, serve a:

  • ridurre la pressione emotiva,

  • evitare decisioni forzate,

  • trasformare la volatilità in optionalità.


Avere liquidità significa non dover essere perfetti ma non dover indovinare il minimo e non dover reagire al rumore.


La liquidità in portafoglio è fondamentale perché ti permette di rispettare sia la tesi di Cowen (potrebbe scendere ancora) sia la tesi macro (il ciclo potrebbe non essere morto). Significa poter aspettare che il mercato ti paghi per il rischio, invece di inseguire il prezzo.


Il ruolo del sentiment. Perché va osservato, non seguito.


Oggi il sentiment è chiaramente bearish, tutti sono spaventati, tutti parlano di scenari peggiori e vedono solo rischi e discese infinite.



Storicamente, questo tipo di consenso arriva tardi, non segna il minimo ma segnala che molta paura è già stata prezzata.


Il sentiment quasi sempre sbaglia il timing. Ma raramente sbaglia la fase. Quando è così negativo, significa che il mercato è già in modalità difensiva.


Questo non è un segnale per “comprare tutto subito” ma sicuramente un segnale per evitare di vendere per paura.


Strategia pratica


In un regime di incertezza macro e volatilità elevata, la strategia più solida non è aggressiva né passiva. È modulare.


Questo significa:

  • entrare a tranche, non in un colpo solo

  • aumentare esposizione quando il mercato offre sconti, non quando rassicura

  • mantenere liquidità per eventuali estensioni del drawdown.


La liquidità serve proprio a questo: trasformare l’incertezza in vantaggio.


Se il mercato scende ancora, non sei costretto a vendere. Se il mercato stabilizza, non sei completamente fuori. Se il mercato riparte, sei già esposto mentre gli altri ancora contano i giorni dopo l'halving.



Capitolo X. E se questa lettura fosse sbagliata?


A questo punto del report è necessario fare un passo ulteriore, forse il più importante di tutti.

Se vogliamo usare la macro come bussola e non come narrazione rassicurante, dobbiamo accettare una verità scomoda: nessuna lettura macro è una profezia, e nessun set di dati, per quanto coerente, elimina l’incertezza.



La macro serve a costruire mappe, non a garantire destinazioni.


Per questo motivo, prima di arrivare alla conclusione, è fondamentale stressare la tesi presentata fin qui e chiarire quali scenari alternativi il mercato può ancora scegliere, quali segnali indicherebbero che la lettura attuale sta fallendo e, soprattutto, come comportarsi operativamente in ciascun caso.


L’obiettivo di questo capitolo non è “coprirsi” o relativizzare tutto, ma esattamente il contrario: rendere la tesi falsificabile, quindi utilizzabile.


Scenario 1 – Transizione costruttiva (Scenario base, ~50–60%)


Questo è lo scenario che il framework macro attuale suggerisce come più probabile, ma non come certo.


In questo contesto:

  • l’ISM resta sopra la soglia di espansione, con nuovi ordini che indicano attività futura,

  • il mercato del lavoro si raffredda in modo graduale e ordinato,

  • le condizioni finanziarie smettono di irrigidirsi, senza necessariamente allentarsi in modo aggressivo,

  • il mercato continua a ridurre la leva e a ripulire la struttura.


In questo scenario non siamo apertamente in un bull market, ma nemmeno in una fine ciclo classica. È una fase di transizione, disordinata, emotiva, spesso frustrante, in cui il prezzo non riflette ancora il miglioramento potenziale del contesto macro.


Operativamente questo significa:

  • niente previsioni aggressive,

  • costruzione dell’esposizione a tranche,

  • mantenimento di liquidità strutturale,

  • focus sulla gestione del rischio, non sul timing perfetto.


È uno scenario in cui il mercato “prepara” il terreno, senza offrire ancora conferme evidenti.


Scenario 2 – Macro resiliente, ma crypto strutturalmente debole (Bearish relativo, ~20–30%)


Questo è lo scenario più sottovalutato e, paradossalmente, uno dei più pericolosi per l’investitore crypto.


Qui la macro non collassa, il ciclo economico regge, non emerge una recessione profonda, il sistema resta stabile.


Ma allo stesso tempo:

  • la Federal Reserve non allenta quanto il mercato spera,

  • i rendimenti reali restano positivi,

  • il dollaro non si indebolisce in modo significativo,

  • il mercato continua a trattare Bitcoin e il settore crypto come asset ad alta duration e beta tecnologico.


In questo scenario, il problema non è la liquidità globale in senso assoluto, ma la domanda marginale per le crypto, che resta insufficiente. Il capitale non esce dal sistema finanziario, semplicemente sceglie altri veicoli, magari meno rischiosi.


Le conseguenze sono chiare: Bitcoin può rimanere intrappolato in un range prolungato o continuare a muoversi lentamente al ribasso, mentre Ethereum e il comparto delle altcoin tendono a soffrire in modo significativamente più marcato. In questo contesto non si materializza una vera alt season e il fattore più costoso per chi resta sovraesposto non è tanto la volatilità, quanto il tempo, che erode capitale e pazienza senza offrire compensazioni adeguate.


Operativamente, questo scenario implica una preferenza strutturale per Bitcoin rispetto a Ethereum e alle altcoin, un’esposizione crypto più selettiva e meno ideologica, e una gestione della liquidità intesa come opzionalità strategica e strumento di flessibilità, non come un fallimento della tesi di fondo.


Questo scenario non invalida la macro, ma mette alla prova la pazienza e la disciplina del portafoglio.


Scenario 3 – Errore di lettura macro (Bear case, ~15–25%)


Questo è lo scenario in cui la tesi presentata in questo report fallisce in modo più netto.


Può accadere se:

  • l’ISM si rivela un falso segnale ciclico,

  • l’inflazione resta più persistente del previsto,

  • la Fed mantiene una postura restrittiva più a lungo,

  • emergono stress sul credito, sul dollaro o su segmenti del sistema finanziario.


In questo contesto il drawdown attuale non è una semplice fase di pulizia, ma l’inizio di una fase più difensiva e prolungata e il prezzo, in questo scenario, non sta anticipando una ripartenza ma un deterioramento reale del contesto.


Operativamente questo significa:

  • aumento della liquidità,

  • riduzione della duration crypto,

  • stop alla mediazione ideologica,

  • focus sulla preservazione del capitale.


È lo scenario meno probabile secondo i dati attuali, ma è anche quello che genera i danni maggiori se ignorato.


Come capire quale scenario si sta materializzando


Il punto chiave è questo: non serve decidere oggi quale scenario vincerà. Serve invece monitorare i segnali che indicano quale direzione il mercato sta prendendo.


In particolare:

  • l’ISM deve mantenersi sopra quota 50, con nuovi ordini in tenuta, segnalando una fase di riaccelerazione ciclica e non un rimbalzo tecnico;

  • il mercato del lavoro deve continuare a raffreddarsi in modo graduale, senza segnali di stress improvviso che indicherebbero un deterioramento recessivo;

  • l’inflazione deve proseguire il suo percorso di discesa o stabilizzazione, consentendo alla banca centrale maggiore flessibilità senza compromettere la credibilità monetaria;

  • le condizioni finanziarie devono smettere di irrigidirsi e mostrare segnali di stabilizzazione o miglioramento, riflettendo un ritorno progressivo della liquidità;

  • Bitcoin deve interrompere la sottoperformance sistematica rispetto agli asset risk-on, segnalando che la fase di riduzione del beta si sta esaurendo;

  • la domanda crypto, in termini di attività, interesse e flussi, deve mostrare segnali di ripresa graduale, non euforica ma strutturale.


Se questi segnali convergono, lo scenario di transizione resta valido. Se divergono, è il framework che va adattato, non difeso.


Macro ≠ timing

Questo capitolo serve a ribadire un punto cruciale: la macro non serve per indovinare il minimo o il massimo, ma per capire che tipo di fase stiamo attraversando.


Confondere la macro con il timing porta a errori sistematici tipo vendere troppo tardi, ricomprare troppo tardi, reagire emotivamente a ogni swing di prezzo.


Usare la macro correttamente significa accettare che il prezzo possa fare ancora cose scomode anche se il contesto migliora, e che migliorare il contesto non garantisce un immediato premio per il rischio.



Conclusione


Chiudo questo report con un monito: non mi interessa vantarmi di aver azzeccato cicli passati, né pretendere di indovinare con certezza le prossime fasi, ho sbagliato e sbaglierò ancora molte volte, i mercati non funzionano così a differenza di quello che credono molti Tiktoker diventati ultimamente esperti di finanza, quindi:


Diffida di chi si propone come portatore di verità assolute e ha bisogno di un calendario per spiegare i movimenti di prezzo. Se non è in grado di dirti perché il mercato si muove senza mostrarti una data, non ha scoperto un pattern: ha solo imparato il passato a memoria e lo sta scambiando per previsione.

Non smetterò mai di ripetere che, come mostrano decenni di ricerca economica, i mercati finanziari sono sistemi complessi, guidati da aspettative, narrativa e liquidità, non da leggi meccaniche ripetibili, la storia di un asset può offrire contesto, non istruzioni operative. Chi confonde la ricorrenza del passato con una previsione del futuro sta semplificando ciò che, per definizione, non è semplificabile.



Stefano Inga


PS: In questo report esprimo mie visioni personali, non sono un veggente, non prevedo il futuro e non dovresti cercare questo da me. Se qualcuno vuole sostenere una tesi contraria, il confronto è più che benvenuto, a una sola condizione: che riesca a farlo senza citare il ciclo a quattro anni.

Se l’unico argomento è “questa volta è uguale alle altre perché lo dice il calendario”, non è analisi, ma memoria del passato scambiata per previsione, e quello è intrattenimento, non investimento, va bene solo su TikTok.




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